Guida 2021 ai Finanziamenti dell’Unione Europea per le Piccole Medie Imprese (PMI) ??

Questo articolo fa parte di una serie sulle opportunità di finanziamento dell’UE a disposizione delle PMI. Fornisce una panoramica dell’ultimo bilancio dell’UE per il periodo 2021-2027, nonché i tipi di fondi dell’UE che possono essere assegnati. I prossimi articoli metteranno in risalto diversi futuri finanziamenti dell’UE e / o l’accesso a programmi di finanziamento con un’attenzione specifica alle PMI.

Il nuovo budget approvato per il 2021-2027

Nel dicembre 2020, l’UE ha adottato formalmente il suo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, insieme a uno strumento di recupero temporaneo, NextGenerationEU, che mira ad aiutare gli Stati membri a riprendersi dai danni economici e sociali causati dalla pandemia di coronavirus. Insieme, il pacchetto di bilancio ammonta a 1,8 trilioni di euro senza precedenti.

Allo stato attuale, sebbene sia stato raggiunto un accordo politico globale sui principali programmi e settori politici per il bilancio, le disposizioni per programmi di finanziamento specifici, nonché le informazioni per gli inviti aperti, devono ancora essere pienamente annunciate. In quanto spina dorsale dell’economia dell’UE, che rappresenta il 99% di tutte le imprese in Europa, le piccole e medie imprese (PMI) possono aspettarsi un sostegno significativo nell’ambito del nuovo bilancio. 

La ripresa e la resilienza delle PMI – che danno lavoro a 100 milioni di persone e rappresentano più della metà del PIL europeo – saranno fondamentali per rimettere in sesto l’economia dell’UE. Al fine di liberare il potenziale delle PMI per guidare la ripresa sostenibile e digitale dell’Europa, la Commissione europea ha delineato una strategia per le PMI basata su tre pilastri:

  • Sviluppo delle capacità e sostegno alla transizione verso la sostenibilità e la digitalizzazione
  • Riduzione degli oneri normativi e miglioramento dell’accesso al mercato
  • Migliorare l’accesso ai finanziamenti

Quali sono i tipi di finanziamento disponibili?

fondi dell’UE possono essere offerti in diverse forme e le PMI costituiscono un gruppo target chiave in molti di questi programmi di finanziamento e / o accesso ai finanziamenti. Ciò comprende:

  1. Sovvenzioni: somma finanziaria assegnata a un’entità per attuare un progetto che sia in linea con un obiettivo politico dell’UE predeterminato. Le opportunità di sovvenzione sono disponibili in molte aree tematiche diverse e vengono pubblicizzate tramite inviti a presentare proposte. L’UE di solito fornisce sovvenzioni come forma di finanziamento complementare, il che significa che anche l’organizzazione beneficiaria contribuirà a una percentuale del finanziamento del loro progetto.
  2. Prestiti e/o garanzie: attraverso il sostegno dell’UE, i prestiti possono essere forniti alle imprese a condizioni favorevoli, tramite intermediari finanziari locali come banche e altri istituti di credito. L’UE può anche fornire garanzie per consentire ai beneficiari di ottenere prestiti e assistenza finanziaria più facilmente. Infine, sono disponibili anche prestiti convertibili. Questo tipo di finanziamento prevede un accordo in base al quale viene concesso un prestito a un mutuatario con una serie di obiettivi predeterminati. Se questi obiettivi vengono raggiunti nell’ambito del progetto, il prestito viene convertito in una sovvenzione.
  1. Sovvenzioni: le sovvenzioni possono essere fornite alle PMI ammissibili, come le sovvenzioni agricole concesse per sostenere gli agricoltori. Questi contributi sono gestiti direttamente dai governi nazionali dell’UE, piuttosto che dalla Commissione europea.
  1. Equità: l’UE ha recentemente introdotto il finanziamento tramite capitale proprio, una nuova forma di finanziamento che fornisce un’importante alternativa per le PMI innovative e orientate alla crescita per raccogliere capitali. Sebbene il finanziamento tramite capitale di rischio possa assumere forme diverse, generalmente comporta la fornitura di finanziamenti in cambio di una quota di proprietà nella società. Il Fondo EIC è un esempio notevole: il 70% dell’intero budget è destinato alle PMI e sarà particolarmente importante per colmare il deficit di finanziamento delle PMI nella fase di avvio.
  1. Finanziamento misto: questo tipo di finanziamento coinvolge fondi forniti attraverso una combinazione di sovvenzioni e finanziamento azionario. I candidati selezionati per il Fondo EIC, ad esempio, hanno la possibilità di richiedere una sovvenzione pura o un finanziamento misto (combinando una sovvenzione e una componente azionaria). Nel caso di una sovvenzione, il contributo è gestito dalla Commissione europea, mentre il finanziamento azionario è gestito dal Consiglio europeo per l’innovazione (EIC) con il sostegno della Banca europea per gli investimenti (BEI).

Vorresti saperne di più sulle opportunità di finanziamento disponibili nell’ambito dell’ultimo bilancio dell’UE? I nostri esperti di finanziamento dell’UE dedicati sono pronti ad assistervi in ​​ogni fase: dall’identificazione dei programmi di finanziamento più adatti alla vostra attività, al supporto tecnico nella preparazione delle proposte di progetto. Mettiti in contatto con noi all’indirizzo info@facilefisco.it o contattandoci al 3497159849.

Newsletter Facile Fisco S.p.A. Marzo

Guida Decreto Sostegni

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Venerdì, 19 marzo, il Consiglio dei Ministri ha approvato l’atteso “Decreto Sostegni”. Si illustrano, di seguito, in sintesi, le principali novità introdotte.

Contributo a fondo perduto                                                            È riconosciuto un contributo a fondo perduto ai soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario.
Il contributo spetta a condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e corrispettivi 2019.
Ai soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 2019 il contributo spetta anche se il fatturato non ha subito la riduzione richiesta.
Il contribuito è determinato applicando una percentuale alla differenza tra il fatturato medio mensile 2020 e quello 2019 (per i soggetti che hanno attivato la partita Iva nel 2019 rilevano i mesi successivi all’attivazione), così determinata:
– 60% se i ricavi e compensi del 2019 (o, più precisamente, del secondo periodo d’imposta antecedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto) non sono superiori a 100.000 euro,
– 50% se i ricavi e compensi 2019 sono superiori a 100.000 euro ma non superiori a 400.000 euro,
– 40% se i ricavi e compensi 2019 sono superiori a 400.000 euro ma non superiori a 1 milione di euro,
– 30% se i ricavi e compensi 2019 sono superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro,
– 20% se i ricavi o compensi 2019 sono superiori a 5 milioni e fino a 10 milioni di euro.
È comunque riconosciuto l’importo minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. L’importo massimo è pari a 150.000 euro.
Il contributo, a scelta irrevocabile del contribuente, può essere riconosciuto, nella sua totalità, in forma di credito d’imposta.
Per poter beneficiare del contributo, i contribuenti (anche per il tramite dei loro intermediari) dovranno presentare apposita istanza all’Agenzia delle entrate entro 60 giorni dalla data di avvio dell’apposita procedura telematica (ad oggi non ancora disponibile).
Registri Iva precompilati        Viene differito al 1° luglio 2021 il termine a partire dal quale saranno messi a disposizione dei contribuenti i registri Iva precompilati e le liquidazioni periodiche Iva precompilate. Le bozze della dichiarazione annuale Iva saranno messe a disposizione a partire dalle operazioni Iva effettuate dal 1° gennaio 2022.
Contributi per le attività con sede in centri commerciali – abrogazioneVengono abrogate le previsioni dell’articolo 1, commi 14-bis e 14-ter, D.L. 137/2020, che prevedevano, nell’anno 2021, un contributo a favore degli operatori con sede operativa nei centri commerciali e degli operatori delle produzioni industriali del comparto alimentare e delle bevande.
Contributi a fondo perduto per le attività nei comuni con santuari religiosi  Viene modificato l’articolo 59 D.L. 104/2020 in materia di contributi a fondo perduto per attività economiche e commerciali nei centri storici. A seguito delle modifiche i contributi sono riservati alle attività svolte nei comuni ove sono situati santuari religiosi se la popolazione è superiore a 10.000 abitanti.
Misure di sostegno ai Comuni a vocazione montana appartenenti a comprensori sciisticiViene istituito un Fondo, destinato alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, per la concessione di contributi a favore dei soggetti che esercitano attività d’impresa nei Comuni a vocazione montana appartenenti a comprensori sciistici.
Proroga del periodo di sospensione delle attività dell’agente dalla riscossione    Viene esteso al 30 aprile il periodo sospensione del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione (termine prima fissato al 28 febbraio).
I versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione (31.05.2021).
Rottamazione ter e saldo e stralcio      Le rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio in scadenza nel 2020 possono essere versate entro il 31.07.2021.
Le rate in scadenza il 28.02, il 31.03, il 31.05 e il 31.07.2021 possono essere versate entro il 30.11.2021.
Sono riconosciuti i c.d. “5 giorni di tolleranza”.
Annullamento dei carichi                    Sono automaticamente annullati i debiti di importo residuo fino a 5.000 euro risultanti da singoli carichi affidati agli adenti della riscossione dal 2000 al 2010 (anche se ricompresi nelle varie forme di rottamazione) delle persone fisiche che hanno conseguito, nel 2019, un reddito imponibile fino a 30.000 euro.
La stessa misura è estesa anche ai soggetti diversi dalle persone fisiche che hanno conseguito, nel periodo d’imposta in corso al 31.12.2019, un reddito imponibile fino a 30.000 euro.
Sarà emanato, a tal fine, un apposito decretofino alla data dell’annullamento è comunque sospesa la riscossione dei debiti di importo residuo fino a 5.000 euro.
Definizione avvisi bonari non spediti                          Potranno essere emanati appositi provvedimenti per la definizione delle somme dovute a seguito di avvisi bonari da liquidazioni automatiche non spediti nel rispetto del periodo di sospensione, ma elaborati entro il 31.12.2020 (relativi alle dichiarazioni riferite al 2017) e entro il 2021 (relativi alle dichiarazioni riferite al 2018). La definizione non si estenderà invece ai controlli formali ex articolo 36-ter D.P.R. 600/1973.
Potranno accedere alla riduzione coloro che hanno registrato una riduzione del volume d’affari superiore al 30% (o dell’ammontare dei ricavi/compensi, se non è prevista la presentazione della dichiarazione Iva).
Sarà l’Agenzia delle entrate ad inviare la proposta di definizione, se sussistono i requisiti previsti.
In caso di mancato pagamento alle prescritte scadenze la definizione non produce effetti.
Certificazioni uniche e conservazione fatture elettroniche    Come già annunciato con apposito comunicato stampa, il termine di trasmissione della Certificazione Unica 2021 è stato differito al 31.03.2021.
Le fatture elettroniche 2019 potranno essere portate in conservazione entro il 10.06.2021.
Riduzione canone Rai      Per l’anno 2021, per le strutture ricettive nonché di somministrazione e consumo di bevande in locali pubblici o aperti al pubblico, il canone di abbonamento è ridotto del 30%. È riconosciuto un credito d’imposta per coloro che hanno già effettuato il pagamento.
Indennità per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e dello sport        Ai lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e agli incaricati alle vendite, già beneficiari delle indennità di cui agli articoli 15 e 15 bis D.L. 137/2020, è riconosciuta un’indennità di 2.400 euro.
Un’indennità (nella stessa misura) è riconosciuta al ricorrere di ulteriori fattispecie dettagliatamente indicate dalla norma.
È riconosciuta un’indennità ai lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione, anche presso le Asd e le Ssd, in misura variabile in funzione dei compensi relativi ad attività sportiva percepiti nel 2019.
Aiuti di Stato                Il limite di 800.000 euro previsto dall’articolo 54 D.L. 34/2020 è stato portato a 1,8 milioni di euro. La richiamata disposizione normativa prevede un regime-quadro per l’adozione di misure di aiuti di Stato per l’emergenza Covid-19 da parte di Regioni, Province autonome, Enti locali e Camere di Commercio: in considerazione delle varie modifiche introdotte a livello europeo è stata dunque adeguata anche la normativa nazionale.È stato aumentato anche l’importo massimo degli aiuti nel settore della pesca e dell’acquacultura, nonché nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli.

Contributo a fondo perduto: istanze da inviare dal 30 marzo al 28 maggio 2021

Con il provvedimento prot. n. 77923/2021 del 23 marzo, l’Agenzia delle entrate ha diffuso i modelli, con le relative istruzioni, per la trasmissione dell’istanza per il riconoscimento del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 1 D.L. 41/2021 (c.d. “Decreto Sostegni”). La trasmissione dell’istanza può essere effettuata a partire dal 30 marzo 2021 e non oltre il 28 maggio 2021. Si ricorda che, per poter accedere al contributo devono essere rispettati i seguenti due requisiti:

  • aver conseguito nel 2019 (o, più precisamente, nel secondo periodo d’imposta antecedente a quello in corso alla data del 23.03.2021) ricavi o compensi non superiori a 10 milioni di euro,
  • e aver registrato nel 2020 un calo mensile medio del fatturato e dei corrispettivi rispetto al 2019 di almeno il 30%.

Dal punto di vista soggettivo, il contributo a fondo perduto può essere richiesto:

  • dai soggetti esercenti attività d’impresaarte e professione o che producono reddito agrario, titolari di partita Iva residenti o stabiliti nel territorio dello Stato,
  • dagli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali.

Sono invece esclusi dal beneficio in esame:

  • i soggetti la cui attività risulti cessata alla data di entrata in vigore del Decreto Sostegni (03.2021)
  • i soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 24.03.2021 (resta pertanto riconosciuto il contributo se la partita Iva è stata attivata nel 2020 o prima del 03.2021). Questa esclusione, tuttavia, non opera per gli eredi che hanno aperto una partita Iva dopo tale data per proseguire l’attività del de cuius, già titolare di partita Iva;
  • gli enti pubblici (articolo 74 Tuir),
  • gli intermediari finanziari e le società di partecipazione (articolo 162-bis Tuir).

Di seguito si richiamano, brevemente, le modalità di calcolo del contributo a fondo perduto.

Quale percentuale applico per calcolare il contributo a fondo perduto?
La percentuale dipende dall’ammontare dei ricavi, essendo pari alle seguenti misure:
–   60% se i ricavi e compensi del 2019 (o, più precisamente, del secondo periodo d’imposta antecedente a quello in corso alla data del 23.03.2021) non sono superiori a 100.000 euro,
–  50% se i ricavi e compensi 2019 sono superiori a 100.000 euro ma non superiori a 400.000 euro,
–   40% se i ricavi e compensi 2019 sono superiori a 400.000 euro ma non superiori a 1 milione di euro,
–   30% se i ricavi e compensi 2019 sono superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro,
–   20% se i ricavi o compensi 2019 sono superiori a 5 milioni e fino a 10 milioni di euro.
Come calcolo i ricavi?
Le istruzioni propongono la seguente tabella, indicando il campo della dichiarazione che assume rilievo.
Gli importi non devono essere ragguagliati ad anno, in caso di inizio dell’attività durante l’esercizio.
Per i soggetti titolari di reddito agrario e attività agricole connesse, persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali, in luogo dell’ammontare dei ricavi occorre considerare l’ammontare del volume d’affari (campo VE50 del modello di dichiarazione Iva 2020).
I soggetti che presentano i previsti requisiti possono comunque sempre beneficiare del contributo nella misura minima (1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche).

Individuata la percentuale di contributo riconosciuta, questa deve essere applicata alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato 2019 e l’ammontare medio mensile del fatturato 2020.

Come quantifico il contributo?
[(fatturato 2019 : 12) – (fatturato 2020 : 12)] x percentuale commisurata ai ricavi
misura minima (1.000 euro/2.000 euro)
Come calcolo il fatturato?
Assumono rilievo tutte le fatture attive, al netto dell’Iva, con data di effettuazione compresa nell’anno (devono essere incluse nel calcolo anche le eventuali cessioni dei beni ammortizzabili).
Le note di variazione incidono sul calcolo se hanno data compresa nell’anno.
commercianti al minuto considerano l’ammontare globale dei corrispettivi dell’anno (al netto dell’Iva).
Se il calcolo al netto dell’Iva può risultare difficoltoso (si pensi al regime del margine o alle operazioni effettuate in ventilazione), l’importo può essere riportato al lordo dell’Iva.
Gli aggi relativi alle operazioni effettuate non rilevanti ai fini Iva vanno sommati ai corrispettivi rilevanti ai fini Iva.

Nel caso in cui la partita Iva sia stata attivata dal 2019, l’importo del fatturato annuale deve essere diviso per il numero di mesi in cui l’attività è stata esercitatasenza calcolare il mese in cui la partita Iva è stata attivata.

Esempio di calcolo
Partita Iva attivata il 05.04.2019
(fatturato 2019 : 8) – (fatturato 2020 : 12)

Se non risulta possibile calcolare l’ammontare medio mensile del fatturato dell’anno 2019 o dell’anno 2020 (ad esempio, perché la partita Iva è stata attivata dopo il 2019), non va indicato nell’istanza il fatturato medio mensile dell’anno, e lo stesso si intende quindi pari a zero.

Si ricorda che soggetti che hanno attivato la partita Iva dopo il 31.12.2018 devono segnalarlo nel modello, barrando la seguente casella.

In questo caso, infatti, per poter beneficiare del contributo non è necessario dimostrare la riduzione del fatturato, ragion per cui:

  • se l’ammontare medio mensile del fatturato 2020 è inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato 2019, il contributo è determinato applicando alla differenza la percentuale del 60, 50, 40, 30 o 20 per cento, a seconda dell’ammontare dei ricavi o compensi dichiarati nel 2019 (fermo restando il riconoscimento del contributo minimo di 1.000 -2.000 euro, se superiore);
  • se, invece, non vi è stata una riduzione del fatturato di almeno il 30%, il contributo è pari a 1.000 euro per le persone fisiche e 000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Decreto Sostegni: calcolo contributi a imprese e professionisti

Di seguito sono riportate le indicazioni relative ai soggetti beneficiari, alle attività economica che riceveranno il ristoro e il coefficiente per calcolare l’entità del contributo:

Soggetto beneficiario e requisiti di ammissibilità soggettiviPotranno fruire del contributo i soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, titolari di partita IVA, colpiti dalla emergenza epidemiologica, che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario.
Requisiti di ammissibilità oggettivi          Potranno fruire del contributo i soggetti “esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA:
– che hanno accertato una perdita di volume d’affari nel 2020 pari almeno al 30% rispetto al 2019 il cui l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi sia pari o inferiore ai 10 milioni
Il contributo spetta anche in assenza del suddetto requisito del calo di fatturato/corrispettivi ai soggetti:
– che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 o per le startup, ossia per le partite IVA attive dal 1° gennaio 2020.
Soggetti esclusi        Non possono richiedere il contributo:
– soggetti la cui attività supera il limite di 10 milioni di fatturato la cui attività risulti cessata alla data di entrata in vigore del decreto;
– che hanno attivato la partita IVA dopo l’entrata in vigore del decreto;
– gli enti pubblici di cui all’articolo 74 del TUIR;
– i soggetti di cui all’articolo 162-bis del TUIR.
Requisiti di ammissibilità            I contributi sono riconosciuti a soggetti “esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA” il cui l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi (30%) dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.
Il contributo spetta anche in assenza del suddetto requisito del calo di fatturato/corrispettivi ai soggetti:
che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 o per le startup, ossia per le partite IVA attive dal 1° gennaio 2020
Calcolo e misura del contributo                  Per calcolare l’importo del contributo spettante a esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, attivi ante 2019, sarà necessario:
1) Constatare la perdita di volume d’affari nel 2020 pari almeno al 30% rispetto al 2019
2) Sommare la perdita media mensile subita nel 2020 rispetto al 2019
3) Suddividere importo complessivo della perdita subita nel 2020 per i 12 mesi dell’anno
4) Sull’importo determinato dalla variazione dell’intero anno applicare le percentuali previste:
60% della perdita media mensile per fatturati inferiori a 100.000 euro
50% per fatturati fra 100.000 e 400.000 euro
40% per fatturati fra 400.000 e 1 milione di euro
30% per fatturati fra 1 e 5 milioni di euro
20% per fatturati fra 5 e 10 milioni di euro
Per calcolare l’importo del contributo spettante a esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, attive dal 1° gennaio 2019:
– dovranno considerare i mesi successivi a quello di attivazione della stessa.
Per calcolare l’importo del contributo spettante a esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario attive dal 1° gennaio 2020:
– l’importo riconosciuto ammonta a 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti diversi.
In ogni caso, l’importo massimo spettante non può superare i € 150.000.
Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, non rileva altresì ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del TUIR e non concorre alla formazione del valore della produzione netta ai fini dell’IRAP.
Esempi di calcolo del contributo spettante                      Soggetto richiedente Titolare Partita IVA che rientra nello scaglione “fatturato inferiore a 100.000 euro” a cui si applica il coefficiente pari al 60%
Fatturato 2019 50 mila euro
Fatturato 2020 20 mila euro
Perdita media mensile 2020 30 mila euro diviso 12= 2.500,00
Importo del contributo spettante su 2.500,00 si calcola il 60% e pertanto il contributo sarà pari a: 1.500,00

Soggetto richiedente Impresa che rientra nello scaglione “fatturato fra 400.000 e 1 milione di euro” a cui si applica il coefficiente pari al 40%
Fatturato 2019 1 milione di euro
Fatturato 2020 500 mila euro
Perdita media mensile 2020 500 mila euro diviso 12= 41.666,67
Importo del contributo spettante su 41.666,67 si calcola il 40% e pertanto il contributo sarà pari a: 16.666,67
Modalità di fruizione del contributo        Il contributo potrà essere richiesto presentando apposita istanza telematica alla Agenzia delle Entrate. L’istanza può essere presentata anche da un intermediario per conto del soggetto interessato. Le modalità e i termini di invio saranno disciplinate da apposito provvedimento delle entrate.
In alternativa su scelta irrevocabile del soggetto beneficiario, il contributo a fondo perduto potrà essere riconosciuto nella sua totalità sotto forma di credito di imposta da utilizzare in compensazione con F24.

Riduzione del 30% del fatturato: il primo requisito da verificare

Il testo del decreto sostegni indica innanzi tutto che il contributo a fondo perduto spetta al ricorrere di una prima fondamentale condizione: che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 (facendo allo scopo riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi).
Nel caso di contribuenti che hanno attivato la partita IVA dall’1 gennaio 2019 il contributo spetta anche in assenza di tale requisito.

Come si determina il contributo a fondo perduto

L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato in misura pari all’importo ottenuto applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 come segue:

  1. 60% per i soggetti con ricavi e compensi 2019 non superiori a centomila euro;
  2. 50% per i soggetti con ricavi o compensi 2019 superiori a centomila euro e fino a quattrocentomila euro;
  3.  40% per i soggetti con ricavi o compensi 2019 superiori a quattrocentomila euro e fino a 1 milione di euro;
  4. 30% per i soggetti con ricavi o compensi 2019 superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro;
  5. 20% per i soggetti con ricavi o compensi 2019 superiori a 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro.


Per i soggetti che hanno attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2019, ai fini della media rilevano i mesi successivi a quello di attivazione della partita IVA.

Esempio di calcolo

Si assumono i seguenti dati preliminari:

  • fatturato 2019 pari a euro 100.000
  • fatturato 2020 pari a euro 50.000 

Risulta rispettato il primo fondamentale requisito, la presenza di perdita di fatturato di almeno il 30%.

Occorre pertanto calcolare la media mensile del fatturato di ciascuno dei due anni: la media mensile 2019 è pari a 8.333,33 euro (100.000/12) mentre la media mensile del 2020 è pari a 4.166,66 euro (50.000/12).

La differenza tra le due medie è di euro 4.166,67 (8.333,33 meno 4.166,66 euro).

Il contributo spettante è pari a euro 2.500 cioè la differenza di euro 4.166,67 moltiplicata per il 60% previsto per lo scaglione fino a 100.000 euro di fatturato 2019.  

Quindi 2.500 euro di contributo a fronte di una perdita di fatturato di 50.000 euro, in pratica in questo esempio il 5% del minor fatturato.

Per il “Sostegno” a fondo perduto,
disposizioni operative immediate

Il contributo potrà essere erogato sia attraverso la modalità classica, consistente nell’accredito su conto corrente, sia mediante il riconoscimento di un credito d’imposta corrispondente

Pressoché in contemporanea alla pubblicazione del decreto legge “Sostegni” (Dl n. 41/2021), il provvedimento del 23 marzo 2021, siglato dal direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, definisce le regole operative e la finestra temporale di presentazione delle istanze con le quali i titolari di partita Iva residenti o stabiliti nel Territorio dello Stato che svolgono in Italia attività d’impresa, di lavoro autonomo e di reddito agrario, che nel secondo periodo di imposta precedente al periodo di entrata in vigore del decreto abbiano conseguito un ammontare di ricavi o di compensi non superiore a 10 milioni di euro, potranno richiedere l’erogazione del nuovo contributo a fondo perduto previsto dall’articolo 1. Inoltre, il contributo spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali. Sono invece esclusi dalla fruizione del cfp coloro la cui attività risulti cessata alla data di entrata in vigore del decreto o che abbiano attivato la partita Iva successivamente, gli enti pubblici (art. 74 del Tuir), gli intermediari finanziari e le società di partecipazione (art. 162-bis del Tuir).

La procedura è semplice. L’accesso ai fondi stanziati per il sostegno degli operatori economici danneggiati dall’emergenza da Coronavirus avverrà mediante la presentazione di un’istanza in modalità elettronica, da inviare all’Agenzia a partire dal 30 marzo e fino al 28 maggio 2021.

I requisiti per richiedere il contributo a fondo perduto sono due:

  • i ricavi e i compensi relativi all’anno 2019 non devono superare i 10 milioni di euro
  • la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 deve risultare inferiore almeno del 30% rispetto a quella dell’anno 2019.

Quest’ultimo requisito non è necessario per i soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 1° gennaio 2019.

Per il calcolo dell’ammontare del contributo spettante sono previste diverse percentuali determinate dalla fascia di ricavi 2019 del richiedente, da applicare alla differenza tra le due medie mensili 2019 e 2020, ossia nello specifico:

  • 60% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 100mila euro
  • 50% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 100mila euro fino a 400mila
  • 40% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 400mila euro fino a 1 milione
  • 30% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 1 milione di euro fino a 5 milioni
  • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 5 milioni di euro fino a 10 milioni.

In presenza dei requisiti, il nuovo contributo spetta, in ogni caso, nella misura minima di mille euro per le persone fisiche e di 2mila euro per i soggetti diversi. L’importo massimo è di 150mila euro.


Il nuovo contributo a fondo perduto, come i precedenti bonus, è escluso da tassazione sia per quanto riguarda le imposte sui redditi sia per l’Irap e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.


Un’ulteriore novità è la possibilità di scegliere tra due diverse modalità di erogazione: il “classico” accredito su conto corrente o il riconoscimento del contributo sotto forma di credito d’imposta compensabile tramite modello F24.

Con il provvedimento odierno vengono approvate il modello dell’istanza e le relative istruzioni di compilazione.


Lo schema di richiesta, simile a quello previsto per il contributo a fondo perduto del decreto “Rilancio”, è progettato con l’obiettivo di semplificare quanto più possibile la compilazione.

Si pone l’attenzione sul fatto che la fase di compilazione dei dati dell’istanza è fondamentale ai fini dell’elaborazione, dell’erogazione e dei successivi controlli e, pertanto, nonostante l’ampia finestra per la presentazione, è necessario dedicarvi tempo e attenzione.

Il modello si compone di diverse sezioni dedicate ai dati relativi al richiedente, all’intermediario delegato alla presentazione, all’assenza di cause di esclusione, ai requisiti per l’accesso, ai dati per il calcolo del contributo spettante, alla scelta della modalità di erogazione e all’Iban per l’accredito sul conto corrente.

Per la predisposizione e l’invio dell’istanza, gli operatori economici potranno avvalersi degli intermediari già delegati al loro cassetto fiscale ovvero al servizio di “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche” del portale “Fatture e Corrispettivi”. In assenza di queste, i contribuenti potranno fornire all’intermediario una delega specifica alla presentazione dell’istanza del contributo “Sostegni”.


Le procedure che si possono utilizzare per la compilazione e trasmissione telematica dell’istanza sono due: una procedura web, messa a disposizione dall’Agenzia all’interno del portale “Fatture e corrispettivi”, oppure un software (realizzato in conformità alle specifiche tecniche allegate al provvedimento) per la compilazione e il canale telematico Entratel/Fisconline (via Desktop telematico) per l’invio. È possibile accedere alla procedura con le credenziali Entratel dell’Agenzia oppure tramite Spid, Cie o Cns.


Il provvedimento contiene informazioni sulle modalità di elaborazione e controllo delle istanze da parte dell’Agenzia: a una prima fase di elaborazione con l’esecuzione di controlli “formali”, che termina con il rilascio della ricevuta di presa in carico, segue una seconda fase di controlli più approfonditi, nella quale avviene il riscontro dei dati indicati con le informazioni presenti nel sistema dell’Anagrafe tributaria. In caso positivo, la seconda fase si conclude con la ricevuta di accoglimento e l’emissione del mandato di pagamento o il riconoscimento del credito d’imposta.


Ogni fase può essere monitorata dal contribuente attraverso le funzionalità presenti ai link “Invii effettuati” e “Consultazione esito” presenti nella sezione “Contributo a fondo perduto” del portale “Fatture e corrispettivi”.

In caso di istanza trasmessa con dati errati, vengono illustrate modalità e tempistiche per l’invio di una domanda sostitutiva e, in caso di contributo richiesto ma non spettante, le regole relative all’istanza di rinuncia.

Infine, il provvedimento definisce i controlli post-erogazione e fornisce le modalità operative per l’eventuale restituzione di un contributo non spettante.

Crea un corso online

L’e-learning è sicuramente una delle nuove opportunità di business più profittevoli e in crescita per il 2021. A causa degli eventi più recenti che stanno rendendo sempre più difficile l’apprendimento che noi tutti consideriamo “classico” e anche grazie alla digitalizzazione a cui recentemente stiamo assistendo, sempre più persone si rivolgono a soluzione di apprendimento online. Secondo le stime più recenti, il mercato dell’educazione online è in forte crescita e, secondo gli esperti, arriverà a toccare quota 275 miliardi di euro entro il 2025. Chiunque può creare corsi online, mettendo in pratica le tue conoscenze oppure avvalendoti di quelle di altre persone. Più ambiziosa l’idea di mettere a disposizione una tua piattaforma e-learning per chi crea corsi tra i più disparati.

Sicurezza informatica (ethical hacking)

Più il mondo si sposta online, più siamo vulnerabili e di conseguenza aumentano gli attacchi informatici. La sicurezza informatica (anche detta cybersecurity) sarà una delle opportunità di business più significative per il futuro. Il settore sta diventando sempre più fondamentale in quanto è un settore fondamentale per le aziende che sempre di più operano sul web o si affidano a sistemi di archiviazione in cloud. Una “sottocategoria” della cybersecurity è il settore dell’”hacking etico”, vale a dire una disciplina leggermente diversa, ma che come scopo ha quello di prevenire gli attacchi informatici, soprattutto ai grandi marchi. Considera di avviare un’azienda di cybersecurity: si rivelerà sicuramente un’opportunità di business profittevole e interessante.

Intelligenza artificiale

Sempre per rimanere in tema, non può non essere menzionata l’intelligenza artificiale, questa nuova opportunità di business che – nonostante i grandi progressi negli ultimi anni – non ha ancora preso il sopravvento. Senza alcun’ombra di dubbio, l’intelligenza artificiale in futuro farà sicuramente sempre più parte della nostra società. Le aziende che in questo momento stanno investendo nel campo dell’intelligenza artificiale faranno parte di una delle più grandi industrie del futuro. Alcune stanno già sviluppando tecnologie AI, ma a oggi non siamo ancora in grado di sapere fin dove si spingerà questo settore. Anche per questo è un’opportunità entusiasmante. 

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Il processo tecnologico sta trasformando la nostra vita quotidiana creando nuove opportunità di business che combinano diversi tipi di innovazione, infrastrutture, informazioni, oggetti sempre più intelligenti. L’innovazione è fondamentale per le aziende di successo. In un mondo in rapida evoluzione, è importante sapere cosa si fa nelle università e laboratori di ricerca, quali start-up stanno lavorando per risolvere le nuove sfide tecnologiche e quali nuove tecnologie stanno emergendo in grado di cambiare il mercato.

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Investire in Indonesia ??

Vantaggi e benefici dell’export verso il sud-est Asiatico

Un nuovo appuntamento mensile con i nostri focus sull’import-export. Quest’oggi analizzeremo l’Indonesia, un paese emergente dalle grandi prospettive. Una nazione arcipelago diversificata con oltre 300 gruppi etnici, che, nonostante la pandemia, continua ad essere la più grande economia del sud-est asiatico. L’Indonesia è il quarto paese più popoloso al mondo, la settima economia mondiale in termini di parità di potere d’acquisto ed è membro del gruppo di nazioni del G20.

L’Indonesia è stata danneggiata dalla crisi pandemica del coronavirus, eppure sembra guardare al prossimo futuro con particolare soddisfazione, volendosi concentrare in misura più incisiva su progetti di infrastrutture e programmi sociali per un valore di 97 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni: una promessa che il presidente Joko Widodo ha messo nero su bianco al fine di risollevare le sorti di una delle più grandi economie del Sudest asiatico dalle ricadute negative della pandemia.

Il governo ha aggiunto 56 nuovi progetti di interesse regionale e nazionale, tra cui 5 zone industriali, 13 nuove dighe e 5 aeroporti come progetti di priorità elevata. I progetti strategici nazionali comprenderanno anche progetti sociali e sanitari e l’espansione di 5 siti turistici.

Questi nuovi progetti ammontano ad un investimento stimato in poco meno di 100 miliardi di dollari, e potrebbero aiutare l’Indonesia a superare il crollo dell’attività economica innescato dalla pandemia, che nel Paese ha ucciso più di 1.500 persone. Dai dati del ministero delle Finanze, la crescita economica della nazione dovrebbe più che dimezzarsi e raggiungere il 2,3% nel 2021, se non addirittura peggio, sfiorando una variazione negativa.

Per migliorare il clima degli investimenti del paese e rafforzare la crescita economica, il governo continua ad annunciare riforme politiche, incentivi aggiuntivi e misure di deregolamentazione mirate ad attrarre investimenti sia nazionali che esteri.

Sono state lanciate anche importanti riforme di politica economica strutturale, come l’aumento della flessibilità del mercato del lavoro e l’eliminazione delle regole protezionistiche di vecchia data che regolavano il commercio e gli investimenti esteri. L’Indonesia ha ora la possibilità di aumentare le esportazioni manifatturiere riuscendo ad attrarre quantità più consistenti di investimenti diretti esteri e fornendo infrastrutture di supporto all’altezza.

Il PIL nominale dell’Indonesia è aumentato del 5,2% da 1.015,4 miliardi di dollari nel 2017 a 1.042,1 miliardi di dollari nel 2018, mentre il PIL pro-capite è aumentato del 6,1%. Sulla base del piano di sviluppo nazionale a lungo termine di 20 anni (RPJPN) per il periodo dal 2005 al 2025, l’Indonesia prevede di raggiungere un reddito pro capite equivalente a un paese a reddito medio entro il 2025. Il maggior contributore al PIL è il settore dei servizi, che rappresenta circa il 45,4% del PIL totale.

Nel report del 2017 dell’OCSE, il dato più alto registrato riguardo la fiducia nel governo nazionale è proprio dell’Indonesia, 42% di media in più rispetto agli altri paesi OCSE, dimostrando la stabilità politica ed economica della nazione.

Panoramica generale e opportunità

L’Indonesia ha un’economia ben equilibrata, in cui tutti i principali settori svolgono un ruolo importante. L’agricoltura è stata storicamente il settore dominante in termini sia di occupazione che di produzione. Il paese dispone di una vasta gamma di risorse minerarie, che sono state sfruttate negli ultimi quattro decenni, consentendo al settore minerario di dare un importante contributo alla bilancia dei pagamenti dell’Indonesia.

L’Indonesia ha un’economia commerciale ben diversificata. Petrolio e gas rappresentano la principale categoria di esportazione del paese, seguita da carbone (e altri prodotti minerari), olio di palma, prodotti agricoli, macchinari e attrezzature elettriche e prodotti della pesca. Il governo dell’Indonesia prevede di aumentare la produzione di materie prime anche se, a causa del recente calo dei prezzi delle materie prime, il paese deve riallineare la sua strategia commerciale, concentrandosi maggiormente sulle industrie a valore aggiunto (produzione e fusione) e sullo sviluppo delle infrastrutture. Inoltre, il governo indonesiano intende aumentare la produzione di materie prime per il consumo interno e di ridurre la forte dipendenza dalle importazioni.

Il governo vede un grande potenziale nel settore dell’e-commerce per collegare più industrie con il mercato locale e internazionale. Secondo la pianificazione strategica degli investimenti del governo per il periodo 2020-2025, il governo ha posto una nuova attenzione su diversi settori di attività come segue:

Settore infrastrutture

Il governo intende migliorare la connettività in tutto l’arcipelago e promuovere una crescita equilibrata tra le parti occidentale e orientale dell’Indonesia. Il governo ha introdotto un concetto di “strada a pedaggio marittimo” per collegare l’arcipelago indonesiano attraverso i porti marittimi nel corridoio principale tra le isole occidentali e orientali per ridurre gli alti costi logistici. Inoltre, il governo prevede di costruire più strade pubbliche, strade a pedaggio, aeroporti e ferrovie, concentrandosi non solo su Java ma anche a Sumatra, Kalimantan, Sulawesi e Papua.

Lo sviluppo di ulteriori infrastrutture è stato influenzato anche dal nuovo ciclo cinese di riforme ed espansione verso l’estero. Il fulcro sono le iniziative Belt and Road (BRI) che includono sia la politica estera che le strategie economiche interne. Originariamente pubblicizzato come una rete di progetti infrastrutturali regionali, il progetto ha continuato ad espandersi e implicherà un maggiore coordinamento delle politiche in tutto il continente asiatico, attraversando proprio l’Indonesia. Uno degli esempi più lampanti è la ferrovia ad alta velocità da Jakarta-Bandung, il primo progetto fondamentale della Cina in Indonesia.

Dove investire: economia digitale

Entro il 2025, si stima che l’economia digitale dell’Indonesia varrà 130 miliardi di dollari, rendendola la più grande dell’ASEAN.

Come già anticipato, l’e-commerce svolgerà un ruolo di primo piano in quest’area, con oltre 170 milioni di persone già impegnate in forme di acquisto online. Si prevede che questo settore raggiungerà i 40 miliardi di dollari entro il 2022.

Nel maggio 2020, il governo ha emesso linee guida legali per le imprese internazionali e nazionali che commerciano attraverso sistemi elettronici (e-commerce).

Inoltre, nel giugno 2020, il direttore generale delle imposte del paese ha stabilito i criteri per i fornitori di servizi digitali stranieri per la riscossione dell’IVA in Indonesia. A partire da luglio 2020, verrà applicata un’aliquota IVA del 10% alle aziende che hanno una “presenza economica significativa” in Indonesia, tra cui fornitori di software, aziende multimediali e big data.

L’Indonesia si unisce ad altri membri dell’ASEAN, Malaysia e Singapore, nel tentativo di aumentare le entrate fiscali attraverso nuovi canali.

Oltre all’e-commerce, le industrie 5G, la telemedicina, l’istruzione online e sistemi di pagamento elettronico sono alcuni dei nuovi settori che mostrano un enorme potenziale di crescita nel paese. Nonostante l’Indonesia sia la seconda più grande economia basata sul contante al mondo, il cambiamento del comportamento dei consumatori accelerato dalla pandemia ha costretto le comunità ad adottare più soluzioni digitali.

Sanità e prodotti farmaceutici

Date le sue ampie dimensioni di mercato, il settore sanitario indonesiano rappresenta un’opportunità redditizia per gli investitori stranieri.

La spesa annuale del governo per l’assistenza sanitaria è aumentata alle stelle dall’attuazione del programma sanitario universale (BPJS) nel 2014, che ora è cresciuto fino a diventare il più grande del mondo, coprendo circa 200 milioni di persone. Ogni cittadino ed espatriato ha l’obbligo di aderire e le aziende devono iscrivere i propri dipendenti al programma, pagando una percentuale dei premi.

L’aumento della spesa per l’assistenza sanitaria avrà un impatto su sottosettori importanti come l’industria dei dispositivi medici, che è stata valutata 4,5 miliardi di dollari nel 2019. La maggior parte di questi, 2,8 miliardi di dollari, proveniva dalle importazioni. L’Indonesia importa principalmente strumenti medici sofisticati come scanner PET-CT e apparecchiature per terapia intensiva ed esporta apparecchiature a bassa tecnologia, come guanti e siringhe.

L’industria farmaceutica è dominata dai farmaci generici (70%) con il resto dai farmaci da banco (OTC). Il programma BPJS ha incrementato le vendite di farmaci generici nel paese, per un valore di oltre 700 milioni di dollari.

Tuttavia, l’industria è fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime, il che ha spinto il governo ad attuare riforme e consentire agli investitori stranieri di possedere il 100% delle fabbriche che producono queste materie prime essenziali. Inoltre, c’è una nuova domanda di prodotti di nicchia al di fuori dei generici, in particolare quelli che trattano lo stile di vita e le malattie croniche correlate.

Nell’ambito delle riforme in corso all’interno del settore, gli investitori stranieri possono ora detenere fino al 67% di proprietà di ospedali privati. Questo aumenta al 70% se l’investitore proviene da un paese dell’ASEAN. Questo è anche il caso delle cliniche, sebbene gli investitori stranieri si limitino a possedere cliniche specializzate e non quelle che forniscono servizi medici di base.

Beni di consumo

La classe media indonesiana di 70 milioni è diventata la spina dorsale del mercato dei consumatori in rapida evoluzione (FMCG) del paese.

Gli investitori stranieri troveranno una potenziale crescita nel moderno settore della vendita al dettaglio, poiché il panorama del commercio al dettaglio si sta lentamente espandendo dalla Grande Giacarta alle capitali regionali in tutto il paese, come Banda Aceh e Bandung.

La diffusione della vendita al dettaglio moderna ha visto il segmento degli alimenti e delle bevande raccogliere la maggior parte dei vantaggi con grandi multinazionali come McDonald’s, KFC, Burger King, Coca-Cola, guadagnando il vantaggio della prima mossa nel paese.

Il crescente potere d’acquisto ha beneficiato anche del segmento moda. Fast Retailing Co giapponese ha aperto quattro negozi nel 2013 e entro il 2020 ne ha oltre 30 distribuiti nelle città di secondo e terzo livello in Indonesia. Un altro segmento che beneficia dell’espansione della vendita al dettaglio moderna è l’industria cosmetica che ha registrato vendite per oltre 1,2 miliardi di dollari prima della pandemia.

Negli ultimi anni, l’industria dei beni di largo consumo ha attuato riforme per soddisfare un mercato dei consumatori sempre più consapevole di Halal. Il governo ha finalmente emesso la legge Halal nell’ottobre 2019, che impone ai prodotti di consumo e ai servizi correlati di essere certificati Halal.

Questo inizialmente si applica a cibi e bevande, ma cosmetici e prodotti farmaceutici dovranno essere conformi entro il 2022.

Il governo ha intrapreso una spinta ambiziosa per affermare l’Indonesia come il più grande mercato halal internazionale del mondo, sperando di catturare una grossa fetta dell’economia halal globale di 2,1 trilioni di dollari. Il governo spera che l’economia della Shariah del paese aggiungerà 100.000 posti di lavoro e contribuirà con 11 miliardi di dollari di esportazioni.

Previsioni per l’economia italiana per il 2021

Nel quadro della recessione globale più profonda dal secondo dopoguerra, l’Italia, con un settore servizi e turismo caratterizzato da piccole e medie imprese, e un settore pubblico con un debito già elevato, è tra i paesi che ha subito un calo del PIL più elevato. Nessun paese potrà uscire da solo dalla crisi, un forte e tempestivo piano a livello europeo attenua l’impatto dell’emergenza e può aiutarci a rilanciare l’attività economica, non solo sotto il profilo finanziario, ma anche della crescita reale.

Nonostante le misure fiscali e gli aiuti finanziari alle imprese e famiglie  cospicue ma limitate dall’elevato debito pubblico la profondità della recessione e la lentezza della ripresa non potranno che indebolire ulteriormente la capacità produttiva e le finanze pubbliche del nostro paese. Gli esperti prevedono che l’Italia si ritroverebbe nel 2022 con un livello del Pil ancora al di sotto del livello 2019 di oltre 2 punti percentuali, con un debito sovrano inchiodato al 150%.

In questo contesto, la stabilità macroeconomica potrebbe essere  garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti. La natura dello shock, simmetrico ed esogeno, necessita di una risposta comune sia nel fronteggiare l’aumento di spese legato alle esigenze immediate sia per sostenere la ripresa dell’economia reale. Nessun paese potrà uscirne da solo. Finanziare queste spese con emissioni di titoli europei permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali e di fare anche un passo in avanti verso la creazione di quel safe-asset continentale che potrebbe favorire la diversificazione del rischio dei sistemi finanziari. Non procedere su questa strada rischierebbe di indebolire il progetto europeo, mettendone a rischio il futuro.

Prevedendo resistenze e veti dei cosidetti paesi virtuosi virtuosi, avremo un andamento dell’economia europea a doppia velocità. Pur avendo i Paesi  dell’Unione adottato misure simili, non tutti sperimenteranno la stessa velocità di ripresa a causa del diverso “respiro” fiscale che le rispettive economie saranno in grado di tirare. In particolare Francia e Germania hanno più fondi per finanziare la disoccupazione rispetto a Italia e Spagna, le quali hanno anche un maggior numero di Pmi indipendenti, che saranno le aziende maggiormente danneggiate dallo choc economico. E’ quindi più probabile che le economie francese e tedesca si riprenderanno più in fretta delle altre  e con tassi di crescita maggiore.

A questa conclusione si arriva analizzando anche la quota della spesa in investimenti italiani degli ultimi anni  che è stata caratterizzata anche dal calo degli investimenti previsto per il 2020 che ha prodotto una riduzione della quota degli investimenti sul Pil rispetto all’anno precedente. La quota degli investimenti totali sul Pil in Italia nel 2019 era pari al 18,1% (rispetto al 16,9% del 2015 e al 21,3% del 2008), decisamente inferiore alla media dei paesi dell’area euro: 21,9% (era 22,8% nel 2008). La quota degli investimenti ha mostrato decisi segnali di recupero ai valori precrisi nei due principali competitor europei:

  • Francia 23,6% (lo stesso valore del 2019)
  • Germania 21,7% (era 20,3% nel 2008).

La spesa in investimenti italiani degli ultimi anni è caratterizzata da una propenderanza della spesa stessa  in macchinari e attrezzature, una evoluzione difforme rispetto ai principali paesi europei. Questo comportamento ha acuito la distanza italiana rispetto agli investimenti in proprietà intellettuale (PRI) che includono quelli in ricerca e sviluppo e software e che risultano maggiormente legati agli aumenti di produttività.

Cosa fare con questo scenario economico per la vostra azienda? 

Procedere nell’efficientamento economico finanziario, con un focus particolare sul monitoraggio dei costi (controllo di gestione), della gestione del capitale circolante, degli investimenti e dei flussi di liquidità, con una visione innovativa del business (posizionamento sul mercato) che veda nelle nuove generazioni il target di riferimento primario.

Umberto Dott. Cerqueti
CEO & Founder – Facile Fisco S.p.A. 

Documento Programmatico di Bilancio – DPB inviato alla Commissione UE, che anticipa le misure del disegno di legge di Bilancio 2021.

Incentivi 4.0, il nuovo piano da novembre fino al 2022

Proroga e rafforzamento degli incentivi del Piano Transizione 4.0: credito d’imposta beni materiali e immateriali 4.0, beni materiali generici, ricerca & sviluppo e innovazione, nonché formazione 4.0.

È quanto emerge dal Documento Programmatico di Bilancio – DPB inviato alla Commissione UE, che anticipa le misure del disegno di legge di Bilancio 2021. Nello specifico, dovrebbero aumentare le aliquote agevolative e i massimali di spesa. Potrebbe, inoltre, ridursi il periodo di compensazione in F24 ed essere introdotta l’opzione della cessione dei crediti d’imposta.

Il Piano Transizione 4.0 verrà esteso al 2021 e rimodulato. È scritto nero su bianco nel Documento Programmatico di Bilancio (DPB) inviato alla Commissione Europea, che anticipa le misure della legge di Bilancio 2021. 

Si punta a un rinnovo triennale del Pacchetto Transizione 4.0, con la possibilità di introdurre per tutte le misure la cessione del credito già prevista per altri incentivi fiscali.

Il testo definitivo della Legge di Bilancio sarà approvato entro il 31 dicembre 2020.

La nuova versione degli incentivi 4.0 partirà, retroattivamente, per investimenti effettuati a partire da novembre 2020. E saranno coperte spese fino al 2022, con consegna dei beni possibile fino a giugno 2023 se si paga un acconto di almeno il 20%. A meno di imprevisti dell’ultimo minuto, è questo il compromesso raggiunto tra ministero dello Sviluppo e ministero dell’Economia rispetto all’ipotesi iniziale di una proroga fino a tutto il 2023 del piano Transizione 4.0, in scadenza a fine 2020.

Il periodo minimo di compensazione dei crediti d’imposta scende dagli attuali 5 a 3 o 1 anno. Nel caso dei beni strumentali funzionali alla digitalizzazione (l’ex iperammortamento) scatta anche l’anticipazione della fruizione già dall’anno di investimento. Per il resto, il nuovo Piano che entrerà nella legge di bilancio presenta ritocchi al rialzo di aliquote e massimali di investimento. Il costo stimato dai tecnici del ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli è di circa 25 miliardi spalmati lungo tutto il periodo di compensazione: in manovra, per finanziare l’operazione, sarà costituito un Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0 agganciato alle risorse europee.

Beni strumentali tradizionali

Per quanto riguarda il credito d’imposta sui beni strumentali materiali non 4.0 (l’ex superammortamento) l’aliquota, solo per il 2021, salirà dal 6 al 10% per investimenti effettuati da soggetti con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni (per i quali il termine di compensazione viene ridotto a 1 anno). Nel caso si tratti di beni funzionali allo smart working si sale invece al 15%. L’agevolazione del 6% viene poi estesa anche ai beni immateriali (software) non legati a processi 4.0.

Beni strumentali 4.0

Il credito d’imposta per i beni interconnessi 4.0 viene rafforzato con una clausola di décalage

Nella prima fascia, nel 2021, il limite di investimento sale da 2,5 a 4 milioni e il beneficio fiscale dal 40 al 50%, poi nel 2022 si torna ai livelli attuali. 

Nella seconda fascia, da 4 milioni a 10 milioni, il beneficio sale dal 20 al 30% nel 2021, poi c’è il ritorno all’intensità attuale. 

Terza fascia : tornano anche gli incentivi per investimenti oltre 10 milioni (e fino a 20 milioni) che erano stati eliminati tra le proteste delle imprese, ma l’agevolazione è solo del 10% sia per il 2021 sia per il 2022.


– primo limite di spesa: investimenti fino a 4 milioni (in luogo degli attuali 2,5 milioni di euro). Il beneficio andrebbe al livello attuale del 50% del costo;

– secondo limite di spesa: investimenti tra 4 e 10 milioni (in luogo dell’attuale soglia tra 2,5 e 10 milioni di euro). Anche in tal caso, la misura del credito d’imposta andrebbe al 300% del costo;

– terzo limite di spesa (nuovo rispetto alla disciplina vigente): investimenti tra 10 e 20 milioni. Il credito di imposta dovrebbe essere pari al 10% del costo.

Attenzione però: le nuove aliquote varranno solo per il 2021, mentre nel 2022 tornerebbero ai valori attuali.

Il periodo di compensazione dei crediti d’imposta, attualmente fissato a 5 anni, scenderebbe a 3 anni a partire già dall’anno in cui si verifica l’interconnessione.

Per i beni 4.0, come detto, l’utilizzo del credito diventa possibile già dall’anno dell’investimento (fa fede l’avvenuta interconnessione digitale) e non dal 1° gennaio successivo.

I software

Per quanto riguarda i beni immateriali ricompresi nell’allegato B (i cosiddetti software 4.0), l’aliquota attuale del 15% verrebbe innalzata al 20%, con un massimale che salirebbe da 700.000 euro a 1 milione (anche in questo caso soltanto per il primo dei due anni di vigenza della nuova piattaforma).

Importante novità è che sarebbe introdotto un incentivo anche per l’acquisizione di altri software non riconducibili espressamente ai processi di digital transformation secondo il paradigma di Industria 4.0. In questo caso, il credito d’imposta è pari al 6%.

Il periodo di compensazione per i beni immateriali viene portato a 1 anno

Credito d’imposta per Ricerca, Sviluppo, Innovazione

Anche per il credito d’imposta per Ricerca, Sviluppo, Innovazione ci sarebbero significative novità.

Il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, attualmente pari al 12% con massimale di 3 milioni, salirebbe al 20% con massimale a 5 milioni.

Il credito d’imposta per le attività di innovazione tecnologica salirebbe invece dall’attuale 6% al 10% con massimale in aumento da 1,5 a 3 milioni.

L’attuale aliquota riservata ai progetti di innovazione volti ad favorire digitalizzazione e sostenibilità, che oggi vale il 10%, verrebbe portata al 15%.

Infine, il credito d’imposta per le attività di design e ideazione estetica, attualmente pari al 6%, sarebbe alzato al 15% con raddoppio del tetto da 1,5 milioni a 3 milioni.

Le nuove aliquote e i massimali relativi al credito d’imposta per le attività di Ricerca, Sviluppo e Innovazione sarebbero valide per tutti i due anni di proroga e non solo per il primo, come invece nel caso dei beni strumentali.

La formazione 4.0

Novità in vista anche per l’incentivo meno “amato dagli Italiani”, cioè il credito d’imposta per la cosiddetta Formazione 4.0. Al momento la misura copre, con aliquote differenziate comprese tra il 30% e il 50% a seconda delle dimensioni aziendali, il costo orario della manodopera occupata nei percorsi di formazione. Per esempio, una piccola impresa che organizza un corso da 20 ore per tre dipendenti il cui costo orario è pari a 20 euro l’ora riceve un credito d’imposta di 600 euro (3 x 20 x 20 x 50%).

La novità sarebbe che tra i costi ammissibili, come richiesto a più riprese dagli imprenditori, siano incluse anche le spese dirette (leggasi il costo dei formatori ed eventuali spese connesse, ad esempio l’affitto del locale o di attrezzature strettamente necessarie) e non solo il costo orario dei dipendenti in formazione.

Fonte Il sole 24 ore – Innovation post


Verso la Manovra 2021: sgravi, aiuti, bonus e nuove lauree. Ecco cosa cambia

Un breve focus sulla manovra 2021 in vigore fino al 2023: sgravi per chi assume, aiuti a fondo perduto, bonus e nuove lauree abilitanti senza esame di Stato

Il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e al bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023. La Manovra per il 2021 vale circa 39 miliardi di euro, di cui 15 miliardi quale anticipo sulla dotazione del Fondo Next Generation EU per l’Italia.

Il Documento Programmatico di Bilancio per il 2021 è già stato trasmesso a Bruxelles.

>VEDI IL TESTO DEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO

LE MISURE PER L’ECONOMIA

Per soddisfare il bisogno di liquidità delle imprese vengono prorogate di 6 mesi tutte le misure nazionali di sostegno, dalla moratoria sui mutui alle garanzie pubbliche fornite dal Fondo Garanzia PMI e da SACE.

E’ stato istituito un fondo da 4 miliardi di euro a sostegno dei settori maggiormente colpiti durante l’emergenza COVID.

E’ previsto un nuovo stanziamento di 1,5 miliardi di euro per le misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese gestite dalla SIMEST.

Sono inoltre prorogate le misure a sostegno della ripatrimonializzazione delle piccole e medie imprese.

Alto tassello importante della Manovra è costituito dal rifinanziamento del Piano Transizione 4.0, che nel testo approvato copre attualmente solo il 2021, ma il Governo conta su un rinnovo triennale con un incremento delle aliquote per l’anno prossimo.

Sono in arrivo nuovi fondi per la Sabatini, Contratti di Sviluppo, e il Voucher per l’Innovation Manager come già anticipato nel Decreto Agosto

Il Ministero dello Sviluppo Economico potrà inoltre contare su altri 5,3 miliardi di euro a valere sul Fondo investimenti che vale 50 miliardi di euro per i prossimi 15 anni.

La versione definitiva della Legge di Bilancio per il 2021 arriverà alle Camere solo a fine mese.

Per soddisfare il bisogno di liquidità delle imprese vengono prorogate di 6 mesi tutte le misure nazionali di sostegno, dalla moratoria sui mutui alle garanzie pubbliche fornite dal Fondo Garanzia PMI e da SACE.

Viene istituito un fondo da 4 miliardi di euro a sostegno dei settori maggiormente colpiti durante l’emergenza COVID.

E’ previsto un nuovo stanziamento di 1,5 miliardi di euro per le misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese gestite dalla SIMEST.

Sono inoltre prorogate le misure a sostegno della ripatrimonializzazione delle piccole e medie imprese.

Alto tassello importante della Manovra è costituito dal rifinanziamento del Piano Transizione 4.0, che nel testo approvato copre attualmente solo il 2021, ma il Governo conta su un rinnovo triennale con un incremento delle aliquote per l’anno prossimo.

Come già anticipato nel Decreto Agosto sono in arrivo nuovi fondi per la Sabatini, Contratti di Sviluppo, e il Voucher per l’Innovation Manager.

Il Ministero dello Sviluppo Economico potrà inoltre contare su altri 5,3 miliardi di euro a valere sul Fondo investimenti che vale 50 miliardi di euro per i prossimi 15 anni.

Legge di Bilancio 2021: misure a sostegno del lavoro

Uno dei primi temi affrontati dal Governo nella stesura del testo delle Legge di Bilancio 2021 – cosiddetta Manovra finanziaria 2021 – è stato quello del lavoro. Un lavoro che manca sempre di più in un periodo di crisi economica che ha colpito ormai tutti i settori produttivi. Per poter fronteggiare la possibile perdita di lavoro e incentivare le assunzioni sono state inserite alcune misure di vantaggio per cittadini e imprese. Sono quindi 4 i capitoli dedicati a questo tema all’interno del documento: vanno dal blocco dei licenziamenti agli incentivi per le nuove assunzioni sia per giovani sia per disabili, dalla proroga della cassa integrazione fino al finanziamento dei bonus per le partite IVA.

In particolare, è prevista una decontribuzione in tutto il Paese per attivare nuovi posti di lavoro per i giovani al di sotto dei 35 anni di età. In vigore già da ottobre ma estesi anche ai prossimi tre anni – fino al 2023 – quindi, l’azzeramento dei contributi per i neoassunti under 35 anni e il taglio del 30% dei contributi per tutti i dipendenti che hanno la propria sede di lavoro nel Mezzogiorno. Nuove misure previste anche per l’assunzione di dipendenti disabili

Altre misure a sostegno dei lavoratori prevedono la possibile proroga della cassa integrazione causa Covid-19 per quelle aziende che l’hanno già esaurita. Infine, possibile introduzione di misure a sostegno delle partite IVA, a cominciare da un nuovo contributo a fondo perduto (800 milioni di euro per esaurire le richieste già ricevute e non ancora erogate) e da una dote aggiuntiva di risorse – si parla di un ammontare complessivo compreso tra uno e tre miliardi di euro – per rifinanziare il bonus riservato alle partite IVA. 

Legge di Bilancio 2021: la riforma fiscale

Se ne è parlato sino allo sfinimento di questa nuova riforma fiscale che – alla fine – ha trovato spazio all’interno della Manovra finanziaria del 2021. Anche per tutto il prossimo anno, quindi, rimarranno in vigore – come annunciato dal ministro Roberto Gualtieri – il taglio del cuneo fiscale (per i cittadini con un limite di reddito compreso tra i 28.000 e i 40.000 euro) e gli sgravi per le imprese che assumeranno nuovi dipendenti nel Mezzogiorno. Confermato anche l’assegno unico per i figli a carico da luglio 2021 anche per gli autonomi e gli incapienti. 

Sulla riforma fiscali non vi sono ancora certezze, ma tante le ipotesi che balzano su tutti i giornali. L’obiettivo, dunque, potrebbe essere la riduzione del peso fiscale sul ceto medio, con una conseguente rimodulazione degli scaglioni per l’Irpef (imposta sui redditi). Un’altra ipotesi, inoltre, potrebbe essere quella dell’introduzione di una detrazione fiscale fino al 2% del reddito totale per quelle famiglie il cui reddito complessivo è compreso tra i 55 mila e i 75 mila euro all’anno. Infine, spunta anche l’ipotesi di un taglio proporzionale al variare del reddito.

Legge di Bilancio 2021: fondi anche per la sanità

L’impegno del Governo nel sostenere tutti gli strati sociali e tutti i settori produttivi italiani prosegue anche nella sanità. Saranno almeno 4 miliardi i fondi stanziati dallo Stato a sostegno del personale medico e infermieristico. Sono previste anche ulteriori assunzioni di medici e infermieri per fronteggiare il periodo di pandemia da Covid-19: 30.0000 le assunzioni totali che intende fare lo Stato. Il contratto per queste categorie potrebbe essere a tempo indeterminato.

Infine, è stato ampliato anche il Fondo Sanitario Nazionale – con fondi fino a un miliardo di euro – ed è stato istituito un fondo per l’acquisto di vaccini.

Scuola, università e cultura: gli aiuti del Governo

Capitolo a parte quello degli istituti scolastici di ogni ordine e grado: dalla scuola materna alla scuola elementare, dagli istituti inferiori e superiori fino alle università pubbliche o private. Il Governo ha previsto anche per la scuola importanti risorse che andranno a sostenere l’istruzione e la sicurezza die ragazzi negli edifici scolastici.

Lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro previsto dal Governo – in particolare – potrebbe portare all’assunzione di 25.000 insegnanti di sostegno, mentre saranno 1,5 miliardi i fondi messi in campo per fronteggiare i problemi legati all’edilizia scolastica. Per quanto riguarda, invece, il settore accademico e universitario, sono previsti 2,4 miliardi di euro per l’edilizia o per eventuali progetti di ricerca. Infine, il Governo ha riservato – nella Legge di Bilancio per il 2021 – 500 milioni di euro ogni anno per il diritto allo studio e ulteriori 500 milioni di euro soltanto per le Università. 

Infine, per i settori legati alla cultura, al cinema e al teatro è previsto uno stanziamento di 600 milioni di euro. 

Legge di Bilancio 2021: novità per le imprese

Tante le novità anche per le Imprese 4.0 nella Legge di Bilancio del 2021. Nel dettaglio, il Governo ha previsto un Piano di investimento per rendere il nostro Paese più attrattivo agli occhi dei Paesi esteri. Allo studio dell’esecutivo c’è anche un programma per far rientrare in Italia tutte le produzioni che hanno subito una delocalizzazione all’estero e un piano straordinario per la formazione a livello 4.0.

Importanti anche le produzioni e le misure strategiche che spingano verso processi di innovazione, oltre all’introduzione di tecnologie di frontiera e alla diffusione delle competenze digitali all’interno di ciascuna realtà aziendale italiana.

Capitolo Pensioni: riforma e rivalutazioni

Oltre alla conferma anche per il 2021 dell’Ape Sociale e dell’Opzione Donna, il Governo sta pensando anche a una nuova riforma pensioni 2021 e a una rivalutazione a livello previdenziale. Allo studio possibili opzioni aggiuntive rispetto all’attuale Quota 100, che sta scatenando numerosi dibattiti in tutta la maggioranza.

È prevista – in particolare – una rivalutazione del lavoro part time, con l’equiparazione del parti time verticale ai livelli di quello orizzontale. Rimangono comunque da discutere, all’interno della maggioranza di governo, la questione relativa agli esodati e quella in merito alla quattordicesima per tutti i cittadini che percepiscono una pensione non superiore a 1.500 euro al mese.

Decontribuzione al Sud

La manovra conferma 5,7 miliardi per rinnovare nel 2021 la decontribuzione al Sud e stanzia 1 miliardo per il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno.

Da luglio assegno unico per le famiglie

Partirà da luglio 2021 “una grande riforma per le famiglie, con l’introduzione dell’assegno unico che viene esteso anche agli autonomi e agli incapienti”, si legge nel comunicato diffuso al termine del Cdm. Per l’assegno le risorse aggiuntive dovrebbero essere di 3 miliardi per il prossimo anno, mentre a regime vengono stanziati 8 miliardi di euro annui per la riforma fiscale, che comprende l’assegno universale, ai quali si aggiungeranno le risorse derivanti dalle maggiori entrate fiscali che confluiranno nell’apposito fondo ‘per la fedeltà fiscale’. Nella legge di bilancio, aggiunge la nota, “viene inoltre prolungata la durata del congedo di paternità”.

Contributi per le assunzioni

Vengono azzerati per tre anni i contributi per le assunzioni degli under-35 a carico delle imprese operanti su tutto il territorio nazionale

Sgravi 

assunzioni e aiuti al Sud (il Governo prevede un importante taglio del cuneo fiscale per le imprese che assumono under 35: si tratta del 30% dei contributi a carico del datore per i prossimi 3 anni. Trova conferma il regime di fiscalità di vantaggio per le regioni del sud, per le quali vengono stanziati 13,4 miliardi di euro per i prossimi 3 anni (2021-2023). Vi si aggiunge anche la proroga del credito d’imposta per gli investimenti nel Meridione.

Moratoria

mutui e sostegno alle imprese (4 miliardi di euro per i settori imprenditoriali in difficoltà a causa del Covid-19)

Famiglie

Tra le novità della manovra, a partire da luglio 2021 sarà previsto lo stanziamento di 3 miliardi di euro per finanziare l’assegno unico per ogni figlio a carico dal settimo mese fino ai 21 anni di età. Si tratta circa di un assegno fisso tra i 200 e i 250 euro al mese in base all’Isee e all’età del bambino, elementi che dovranno essere determinati nei decreti attuativi. Per i figli successivi al secondo, poi, l’importo è maggiorato del 20%, mentre nel caso di figli disabili la maggiorazione può arrivare anche al 50%.

Manovra 2021: Contributi zero per gli under 25, agevolazione per tre anni

La ricetta sul mercato del lavoro che vale fino al 2023, contenuta nelle legge di Bilancio è questa: attuare delle decontribuzioni per creare nuovi posti di lavoro under 35 in tutto il paese e anche per gli over 35 al Sud d’Italia. Come si apprende dal Corriere della Sera i contributi vengono azzerati per i neoassunti fino a 35 anni e viene attuato un taglio del 30% dei contributi a carico delle imprese (già in vigore da ottobre, ma adesso esteso a 3 anni) per tutti i dipendenti la cui sede di lavoro si trova in una regione del Sud. L’azzeramento per dei contributi, spiega palazzo Chigi, è finalizzato proprio a favorire l’occupazione giovanile. «Il taglio del 30% dei contributi al Sud — spiega il ministro Giuseppe Provenzano — è concepito in una fase in cui occorre evitare il collasso occupazionale».

Manovra 2021: stop alle cartelle con proroga fino a fine anno 

Da quello che si apprende dal Corriere della Sera: lo stop all’invio delle cartelle fiscali, introdotto a marzo e scaduto venerdì scorso, viene prorogato fino alla fine dell’anno. Ad essere congelata non è solo l’attività di notifica, che finora ha fermato 9 milioni di provvedimenti. Ma anche il pagamento delle cartelle già ricevute e tutti gli altri atti dell’Agenzia della riscossione, come le ingiunzioni e i pignoramenti. Sempre al 31 dicembre viene prorogato il periodo durante il quale si decade dalla rateizzazione con il mancato pagamento di 10 rate, anziché 5. Per consentire uno smaltimento graduale delle cartelle di pagamento che si sono già accumulate, è inoltre introdotto il differimento di 12 mesi del termine entro il quale avviare alla notifica le cartelle.

Manovra 2021: assegno unico ai figli 

Per il taglio dell’Irpef, fa sapere il Corriere della Sera, che sarebbe dovuto partire nel 2021 ma è stato rinviato all’anno successivo, ci sono per ora 2,5 miliardi di euro. Pochini, visto che si era parlato di una dote di almeno 10 miliardi di euro. Per l’intera riforma fiscale a regime, a partire dal 2022, vengono previsti in tutto 8 miliardi di euro. Ma quasi 6 sono già destinati all’assegno unico per i figli, che nel 2021 ne avrà invece 3. Solo il resto potrà dunque essere destinato al taglio dell’Irpef. Si tratta tuttavia di una dote che può crescere, alimentata dal nuovo fondo per la fedeltà fiscale, che raccoglierà i frutti della lotta all’evasione fiscale. E da altri interventi, come la revisione delle agevolazioni fiscali e dei sussidi dannosi, spesso annunciati ma poi rinviati.

Manovra 2021: contributi a fondo perduto per le piccole e medie imprese

I 4 miliardi per l’emergenza Covid saranno destinati a una nuova edizione del contributo a fondo perduto per commercianti e piccole imprese in difficoltà, seconod quanto riportato dal Corriere. Un’altra ipotesi è quella del credito d’imposta, cioè dello sconto sulle tasse future, ma vista la situazione critica di diverse attività sembra uno strumento poco efficace. I settori che avranno diritto al contributo saranno individuati nelle prossime settimane, in base alle chiusure e alle misure restrittive che potrebbero essere decise nei prossimi giorni. Nella prima edizione il contributo a fondo perduto era riservato alle attività con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro. E che ad aprile avevano perso almeno un terzo del loro giro d’affari rispetto allo stesso mese nel 2019. 

Manovra 2021: lauree abilitanti per dentisti, farmacisti, veterinari e psicologi 

Come si apprende dal Corriere della Sera arriva una «radicale semplificazione» dell’accesso alle professioni regolamentate: basterà la laurea magistrale per l’esercizio delle professioni di odontoiatra, farmacista, veterinario e psicologo. Un disegno di legge prevede che il tirocinio sia svolto all’interno dei corsi di laurea e che, di conseguenza, l’esame conclusivo divenga anche la sede nella quale espletare l’esame di Stato di abilitazione. Semplificazione anche per le qualifiche di geometra laureato, agrotecnico laureato, perito agrario laureato e di perito industriale laureato. «Una riforma per rendere più agevole il lavoro e l’accesso alle professioni da parte dei giovani», ha sottolineato il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi. 

Investire a Singapore ??

Vantaggi e benefici dell’export verso il sud-est Asiatico

Inizia quest’oggi un nuovo appuntamento mensile con i nostri focus sull’import-export. Quest’oggi analizzeremo la fiorente economia di Singapore, la Città-Stato che fa invidia al mondo.

Fino a qualche decennio fa, la situazione economica di Singapore era disastrosa. La città stato era infatti decisamente povera, senza risorse naturali e non raggiungeva l’autosufficienza nemmeno in termini di cibo ed acqua.

Dal punto di vista sociale, il sistema legislativo debole, la popolazione non era istruita, la corruzione era dilagante ed il reddito pro-capite registrava una delle somme più basse al mondo. Singapore era sprovvisto di tutto ciò che serve a definire uno stato: mancava un esercito, acqua potabile, materie prime e infrastrutture dignitose. In aggiunta a tutto ciò, la popolazione era decisamente non omogenea ed analfabeta.

La svolta arrivò a partire dagli anni ’60, quando Singapore, sotto la guida di Lee Kuan Yew, ha attraversato una radicale trasformazione. Grazie a Yew, Primo ministro che governò dal 1959 al 1990, Singapore è la città stato moderna ed in crescita che tutti noi oggi ammiriamo.

Lee capì che, al fine di ottenere uno sviluppo economico, era necessario per Singapore aprirsi verso il libero mercato attraendo capitali e professionisti, ed al contempo dell’intervento statale.

Ecco perché si investì pesantemente su una collaborazione pubblico-privato, furono approvate dure norme in nome di una lotta contro la corruzione e fu lanciata un’ambiziosa riforma urbanistica. Per ultimo, ma non meno importante per capire l’attuale società multiculturale di Singapore, fu imposta una integrazione multiculturale nel tentativo di creare un’identità nazionale singaporiana.

Risultato? Il PIL pro-capite è salito alle stelle, del 2800% in 26 anni.

L’economia nazionale gode di una costante crescita di circa il 2% annuo. Una delle poche economie globali a vantare tale dato. Come spiegato anche prima, essendo uno stato di piccole dimensioni e privo di materie prime, Singapore ha ovviato a tale mancanza creando un’economia della conoscenza, predisposta verso i settori a più alto valore aggiunto.

Uno dei pilastri di questo tipo di economia è sicuramente l’istruzione. La popolazione singaporiana vanta infatti un elevato grado di formazione e, di conseguenza, costituisce un bacino di manodopera altamente qualificata per le aziende del posto.

Inoltre, Singapore offre incentivi sulla ricerca e sviluppo e diversi prestiti speciali al fine di incoraggiare gli operatori locali ad investire in determinati settori sensibili o in particolari tecniche produttive, come ad esempio l’automazione o produzioni ad alto contenuto innovativo.

Questo, insieme alla presenza di un sistema amministrativo e fiscale tra i più efficienti, ha favorito di riflesso anche gli investimenti esteri. Questi ultimi sono stati accolti favorevolmente da Singapore che, al fine di agevolare l’imprenditorialità, ha istituito l’EntrePass, un visto che consente agli stranieri di creare la loro impresa nella città-stato secondo determinate condizioni. Tuttavia, alcuni settori sono stati esclusi dall’Entrepass, infatti vengono privilegiate le aziende che favoriscono, propongono e avviano il concetto di innovazione.

In aggiunta a tutto ciò, Singapore sfrutta al meglio la sua posizione strategica, rivolgendo importanti investimenti sul settore del trasporto e del magazzinaggio. La città-stato è un centro cruciale per quanto concerne i trasporti: l’aeroporto Changi di Singapore è diventato un enorme snodo internazionale, mentre il porto è tra i primi al mondo per flusso di navi e movimentazione di carichi.

Per quanto riguarda invece il magazzinaggio, per gli altri paesi è diventato molto conveniente optare per Singapore per le cosiddette ‘’Free Trade Zones’’. Le Free Trade Zones sono infatti siti presso cui vige una esenzione dai dazi di importazione, in cui è possibile stoccare la propria merce per la riesportazione nell’area e/o per la vendita di terzi senza pagare le tariffe doganali o l’IVA doganale.

L’unica condizione è che le merci non transitino nel territorio singaporiano ma vengano direttamente spedite verso Paesi terzi.

Vanno spese due parole anche per l’industria turistica, la quale contribuisce a circa il 4% del PIL del paese. Oggi Singapore sta diventando una delle mete più popolari a livello internazionale, anche in virtù del fatto che non si è limitata a sviluppare un tipo di turismo convenzionale, ma ha puntato anche su forme di turismo alternative, come ad esempio il turismo medico.

Lo statunitense International Healthcare Research Centre ha classificato Singapore prima in Asia e quinta nel mondo nel suo indice del turismo medico. Ma non è finita qui, per attrarre più turisti il governo ha deciso anche di legalizzare il gioco d’azzardo.  Un gran numero di casinò con resort ed hotel annessi si trovano nella zona di Marina Bay, una tra le più qualificate e moderne aree al mondo.

L’economia singaporiana, come si evince anche dalle infografiche è famosa primariamente per essere all’avanguardia per quanto concerne le tecnologieSingapore può essere visto infatti come il centro nevralgico per l’intera area asiatica nei settori ad alto valore aggiunto come la chimica farmaceutica, le biotecnologie e l’elettronica avanzata.

Singapore incoraggia gli investimenti stranieri che sono in grado di apportare nuova conoscenza, al fine di offrire servizi specializzati, investendo nella ricerca scientifica e sostenendo economicamente le startup innovative.

Possiede, inoltre, una posizione predominante in termini di ricerca e sviluppo nel campo del trattamento delle energie pulite, delle acque reflue, dell’efficienza energetica, della sostenibilità nel settore energetico e chimico, e delle riduzioni delle emissioni di carbonio.

In allegato alcune infografiche di multinazionali che recentemente stanno investendo in maniera ingente a Singapore.

A cura del Dott. Angelo Cerqueti – Strategy Analyst

Facile Fisco S.p.A. Divisione Comunicazione

Focus sul Dropshipping

? ? Il business del dropshipping garantisce a chi vuole iniziare e un e-commerce un modello low-cost che usufruisce delle facilitazioni date dal digitale. Tuttavia, non mancano le criticità, che è meglio conoscere per non farsi trovare sprovveduti.

Cos’è il dropshipping e come funziona

Il dropshipping è un metodo di vendita applicabile all’e-commerce: consiste nel vendere un prodotto online senza anche non averlo materialmente in un magazzino di stoccaggio. Gli articoli dunque possono anche non essere posseduti effettivamente dal venditore, ma vengono proposti agli acquirenti facendo da tramite tra il pubblico e il fornitore. Questo è possibile ovviamente perché alla base c’è la possibilità di avere un accordo commerciale tra venditore dropshipper e fornitore primario, in un’ottica di mutuo vantaggio.

In concreto, facendo un esempio pratico, si possono realizzare due vie di dropshipping: un utente si dedica allo shopping online e sceglie un articolo da una piattaforma e-commerce. L’articolo scelto però non viene venduto direttamente dal negozio online, che non possiede tale oggetto: il prodotto è in mano al fornitore, che si occuperà anche della preparazione e della spedizione all’acquirente. Quindi l’utente compra tramite il portale ma non dal portale, bensì dal fornitore. L’altra via è che semplicemente il venditore dropshipper acquista gli articoli da piattaforme di e-commerce internazionali per poi rivendere il tutto ad un prezzo maggiorato sulle più comuni piattaforme di vendita online o su un sito proprio.

I costi del dropshipping per un negozio online

Per avviare un’attività di dropshipping senza affidarsi ai ben noti portali di e-commerce online come Amazon ed Ebay, bisogna mettere in conto un investimento non ingente, ma comunque non nullo. Infatti, per dare il via al tutto sarà necessario:

  • Acquistare un dominio su internet;
  • Costruire il proprio sito di e-commerce;
  • Analizzare il mercato per capire quali settori sono vantaggiosi, se scegliere di vendere prodotti di nicchia oppure ampiamente diffusi;
  • Avviare una poderosa campagna di marketing: il posizionamento sul web è infatti fondamentale per farsi conoscere sia dai clienti che dai fornitori;
  • Entrare in contatto con i fornitori di tutto il mondo.

Vantaggi e svantaggi del dropshipping

Questo aspetto rappresenta un vantaggio principale che rende il dropshipping molto appetibile per chi si accinge ad avviare un’attività commerciale online: richiede costi iniziali minimi. I costi sono fortemente ridotti perché bisogna solo avere un sito, non richiede gli investimenti necessari per aprire un negozio. Inoltre, non sono previsti i costi di gestione del magazzino perché il magazzino può effettivamente non esistere: ci si può infatti rivolgere direttamente al fornitore e pagarlo eventualmente solo quando i prodotti saranno venduti. Si può quindi decidere ad esempio di non pagare in anticipo la merce e quindi senza il rischio di indebitarsi e di avere dell’invenduto.

Si risparmia non solo denaro, ma anche tempo. Infatti, se si sceglie la modalità di dropshipping senza effettivamente mantenere gli articoli in stoccaggio, tutto il lavoro viene svolto online semplicemente inoltrando l’ordine al fornitore. Non ci si deve occupare di impacchettare o spedire il prodotto, la logistica è infatti competenza del fornitore. L’intermediario non deve nemmeno tenere l’inventario, ci pensano i fornitori, siano grossisti o normali commercianti. Inoltre, il sistema è utile per ampliare la propria clientela a livello mondiale: si possono avere fornitori da tutto il mondo. Da sottolineare anche che dal punto di vista fiscale la gestione di un e-commerce, in generale sia che pratichi dropshipping che no, è più agile rispetto a quella di un negozio fisico. Per fare un esempio, non è necessario fare lo scontrino elettronico per l’e-commerce.

Fine modulo

Anche il fornitore trae vantaggio dal sistema di dropshipping. Dall’accordo con l’intermediario guadagna la presenza online, laddove magari il proprio e-commerce non avrebbe la stessa diffusione. L’intermediario infatti dovrà occuparsi di gestire al meglio il marketing per diffondere e imporre la propria presenza online, a vantaggio anche del fornitore che non dovrà pensare a farsi pubblicità. Per il cliente inoltre dropshipping significa maggiore scelta di prodotti a sua disposizione, con oggetti di fornitori da tutto il mondo, per cui potrà scegliere ciò che più gli aggrada.

Sembra tutto perfetto, ma come per ogni ambito non mancano gli svantaggi. Questi sono rappresentati in primis dalla necessità di individuare fornitori che abbiano prodotti di qualità e siano affidabili, per non ritrovarsi con ordini inoltrati ma non spediti. Inoltre, ci sono svantaggi dal punto di vista economico: sebbene il capitale iniziale da investire in un’attività di dropshipping sia irrisorio e non ci sia il rischio di trovarsi nelle condizioni di non poter pagare i fornitori, il guadagno effettivo è piuttosto scarno, soprattutto all’inizio. Dal prezzo pagato dall’acquirente bisogna infatti sottrarre il costo del produttore e le spese legate al marketing.

Quindi per guadagnare molto, in questo sistema è necessario avere molti clienti e fornitori convenienti. Inoltre, il sistema del dropshipping può essere sfruttato per compiere truffe da soggetti malintenzionati, da più punti di vista. Si pensi per esempio a un intermediario che trattiene i soldi del cliente ma non inoltra l’ordine al fornitore. Oppure, un fornitore che raggira l’intermediario, magari chiedendo di essere pagato non in base alla vendita del prodotto ma mensilmente. È quindi opportuno, come sempre quando si tratta di acquisti in rete, prestare attenzione all’affidabilità dei soggetti coinvolti nel sistema.

Come trovare articoli per il proprio e-commerce

Una analisi online tramite motore di ricerca può aiutare l’intermediario a districarsi tra le tante presenze sul web per identificare quelle più consone a sé. Bisogna anche fare un’analisi dei costi, capire quali sono i soggetti più convenienti, prendere contatti o magari effettuare visite per conoscersi di persona. A questo pro, sono utili anche le fiere di settore o dedicate all’e-commerce, in cui fare networking e conoscere fornitori e altri intermediari per scambiarsi opinioni, consigli e idee su come agire al meglio per portare avanti il proprio business digitale.

Sono senz’alcun ombra di dubbio da tenere d’occhio siti di e-commerce asiatici come Aliexpress, DH Gate, Alibaba e TaoBao. Mentre i primi sono di facile consultazione e non riscontrano particolari problematiche nell’ordinare articoli, l’ultimo citato risulta più problematico, in quanto ordinare direttamente da TaoBao è spesso e volentieri difficoltoso, dato che bisogna affidarsi ad intermediari. Questi infatti andranno ad ordinare a vostro nome la merce, per poi inviarvela in un secondo momento, dopo che eventualmente avranno ricevuto un riscontro positivo da parte vostra riguardo la qualità.

Dropshipping e coronavirus

La pandemia di coronavirus nel 2020 ha creato nuove sfide per le aziende, chiuse o soggette a limitazioni per lungo tempo con conseguenti ricadute economiche e sociali. In generale si è verificato un ricorso agli strumenti di vendita online, soprattutto durante il lockdown completo in primavera quando non era consentito tenere aperti negozi e imprese. Problemi possono essersi verificati per chi si occupa di dropshipping per eventuali crisi dei fornitori, ritardi nella consegna della merce e nelle spedizioni.

Umberto Cerqueti – Diritto D’Autore o Brevetto per il tuo software? Facciamo chiarezza.

Negli ultimi mesi, diversi nostri clienti hanno chiesto il nostro parere circa cosa sia meglio fare quando si ha la proprietà intellettuale di un software di propria produzione e lo si vuole tutelare dal punto di vista legale. Le vie sono essenzialmente e principalmente due, vale a dire il diritto d’autore ed il brevetto. In questo articolo cercherò di far luce circa le attuali regolazioni, le differenze tra diritto d’autore e brevetto e cosa conviene fare a seconda delle circostanze.

Il Software

  • Il software è costituito da un insieme di informazioni memorizzate su un supporto informatico (hardware) ed utilizzate da un sistema informatico per eseguire determinate operazioni.

Il programma consiste invece in una serie di istruzioni che vengono fornite alla macchina perché esegua una funzione o risolva un determinato problema.

Il programma è un oggetto del software ed è ciò che viene eseguito quando si accende un supporto informatico, ad esempio un computer. Altri oggetti del software possono essere i dati, le librerie che sono una sorta di “accessori” del programma ma che, a differenza di quello, non vengono eseguite.

Il programma consiste quindi in una serie di istruzioni che sono a loro volta la scrittura in un linguaggio di programmazione scelto di un algoritmo.

Il software è quindi qualcosa di più articolato e strutturato rispetto al programma ma spesso viene usato come suo sinonimo.

L’algoritmo è invece un procedimento che risolve un problema attraverso una serie finita di passi ognuno dei quali è elementare nel senso che non può essere scomposto in altri passi. Un algoritmo può evidentemente essere tradotto in molti modi diversi e quindi dare origine a programmi diversi che risolvono tutti lo stesso problema con lo stesso metodo.

La tutela che viene riconosciuta al software può essere quindi molto diversa a seconda dell’oggetto che si vuole proteggere.

La scelta di proteggere il software in base alla legge sul diritto d’autore ha ragioni sostanzialmente economiche e, come vedremo tra poco, non è affatto escluso che il software possa essere brevettato anche se non vi sono norme che lo prevedono espressamente.

Il termine software inteso come istruzioni impartite ad un computer viene usato per la prima volta nel 1958 dallo statistico americano John Wilder Turkey.

In quegli anni al software non si dava molto interesse. Le imprese capitalizzavano piuttosto sull’hardware, sui computer, che eseguivano le operazioni.

Le istruzioni impartite ai computer variavano da dispositivo a dispositivo ed il programma era realizzato “ad hoc” in base alle specifiche esigenze per cui non si riteneva avesse un particolare valore commerciale.

Intorno agli anni Settanta si comincia invece a capire che il software è molto importante ed è uno strumento fondamentale nell’aumento della velocità di elaborazione al punto da rappresentare una minaccia all’aumento di velocità consentito dall’hardware (seconda legge di Moore).

In quegli anni inizia il dibattito giuridico sulla natura del software e quindi sulla sua forma di protezione. Alcuni sostenevano che avesse una natura tecnica e potesse essere protetto come un’invenzione, altri che fosse una forma particolare di scrittura.

Fu questa seconda soluzione ad avere la meglio, più per ragioni politiche che sostanziali. Si temeva infatti che la protezione offerta dal brevetto fosse troppo forte e potesse ostacolare la competizione.

Così con il Computer software Amendment Act del 1980 fu emendato il Copyright Act degli Stati Uniti ed incluso il software come opera protetta.

A questo orientamento aderirono successivamente alcuni stati europei come la Gran Bretagna e la Francia fino ad arrivare alla Direttiva Europea 91/250/CEE che ha introdotto a livello comunitario il software tra i beni tutelabili dal diritto d’autore.

Il software è espressamente tutelato dalla legge sul diritto d’autore.

Come stabilito dal Decreto Legislativo 29 Dicembre 1992 n. 518, che ha attuato la Direttiva Europea 91/250/CEE, l’art. 2 include nell’elenco delle opere protette:

i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso”;

La legge sul diritto di autore protegge i programmi considerandoli sostanzialmente dei testi letterari.

Il diritto d’autore protegge il codice del programma ma è comunque una buona tutela, facilmente richiamabile in giudizio nel caso in cui vi sia una copia letterale, anche parziale, del codice.

Viene tutelato il codice sorgente nel linguaggio in cui è scritto e nello stesso modo è tutelato anche il codice oggetto, ovvero la traduzione del linguaggio del programma in bit o linguaggio macchina.

La tutela viene estesa ai lavori preparatori che comprendono i diagrammi di flusso che esprimono le idee ed i principi che stanno alla loro base senza tuttavia tutelare le idee “in sé”.

È solo la forma espressiva che trova protezione. Lo stesso dicasi per l’interfaccia che viene considerata nel suo insieme dal punto di vista dell’utilità e della tecnica informatica. Se nell’interfaccia sono inserite immagini in movimento o altre creazioni esse dovranno essere protette autonomamente in base alle norme generali della legge sul diritto d’autore.

Quali sono i diritti dell’autore

Ai sensi dell’art. 64-bis, il titolare di un programma per elaboratore ha il diritto esclusivo di effettuare o autorizzare:

Riproduzione – permanente o temporanea, totale o parziale, del programma per elaboratore con qualsiasi mezzo o in qualsiasi forma;

Modificazione – la trasformazione e ogni altra modificazione del programma per elaboratore, oltre alla traduzione e all’adattamento;

Distribuzione – qualsiasi forma di distribuzione al pubblico, compresa la locazione, del programma per elaboratore originale o di copie dello stesso.

Anche per i programmi, come per le altre opere protette dal diritto d’autore, esiste il principio dell’esaurimento.

Pertanto, la prima vendita di una copia del programma nella Comunità Economica Europea da parte del titolare dei diritti esaurisce il diritto di distribuzione di detta copia all’interno della Comunità, ad eccezione del diritto di controllare l’ulteriore locazione del programma o di una copia dello stesso.

La regola generale è che titolare del diritto d’autore, e quindi anche del diritto d’autore sul software, è colui che lo ha creato.

Autore può essere solo la persona fisica, o il gruppo di persone, che hanno materialmente creato il programma e mai una società o un’impresa che può comunque acquistarne i diritti.

Si distinguono in 2 tipi: i diritti morali dai diritti economici.

  • Il diritto morale consiste nel diritto di essere riconosciuto autore di un programma e si tratta di un diritto che non può essere ceduto o trasferito.
  • I diritti economici consistono invece nella facoltà di potere utilizzare in esclusiva un software e possono essere ceduti dietro compenso o gratuitamente.

Ci sono però alcuni casi in cui l’autore del programma non diventa titolare del programma a causa del tipo di rapporto che ha dato origine al programma stesso.

Software realizzati da lavoratore dipendente o su commissione

Il software realizzato da un lavoratore dipendente diventa di proprietà del datore di lavoro (art. 12-bis LA), salvo patto contrario. Anche il software realizzato per conto di una Pubblica Amministrazione diventa di proprietà di quest’ultima (art. 11 LA).

Nel caso invece in cui il software sia stato realizzato su commissione la legge non disciplina espressamente chi sia il titolare dei diritti economici sul programma che verrà realizzato per cui è buona regola disciplinare questo aspetto contrattualmente.

Ci sono alcune attività che il titolare del programma non può impedire o limitare. In particolare, il titolare non può impedire:

  • le attività che sono necessarie per l’uso del programma per la sua destinazione da parte del legittimo acquirente;
  • la realizzazione di una copia di riserva del programma, qualora tale copia sia necessaria per l’uso;
  • a chi ha diritto di usare il programma di osservare, studiare o sottoporre a prova il funzionamento del programma, allo scopo di determinare le idee ed i princìpi su cui è basato ogni elemento del programma stesso, qualora egli compia tali atti durante operazioni di caricamento, visualizzazione, esecuzione, trasmissione o memorizzazione del programma che egli ha il diritto di eseguire (art. 64-ter).

Inoltre, l’autorizzazione del titolare non è richiesta quando la riproduzione del programma e la sua traduzione siano indispensabili per conseguire l’interoperabilità con altri programmi alle condizioni previste dall’art. 64-quater LA.

Se in un contratto venissero inserite clausole che non rispettano quanto sopra, queste clausole sarebbero nulle.

Il diritto d’autore sul programma, al pari delle altre opere protette dalla legge sul diritto d’autore, dura per tutta la vita dell’autore e per 70 anni dopo la sua morte.

In caso di cessione dei diritti economici la durata si calcolerà sempre tenendo conto della vita dell’autore indipendentemente da chi sia l’acquirente.

Il software è protetto in base alla legge nazionale dello stato in cui viene prodotto o distribuito.

La normativa europea è armonizzata ma possono esserci differenze applicative che devono essere valutate caso per caso.

Maggiormente dicasi per gli stati extraeuropei. Anche se il riconoscimento della tutela del software è riconosciuto in moltissimi stati è comunque opportuno esaminare in concreto volta per volta la normativa locale.

I diritti sul software, come per tutte le opere protette dal diritto d’autore, sorge in via originaria con la creazione dell’opera.

Non è quindi necessario alcun tipo di adempimento amministrativo, sia esso il deposito o la registrazione, come avviene, invece, in materia di brevetti e marchi.

Dimostrare la paternità

Tuttavia, depositare un’opera presso gli uffici competenti presenta l’indubbio vantaggio di fornire all’autore prova certa della data di creazione di un determinato lavoro, utile anche per la richiesta di risarcimento danni in caso di plagio.

Nel Registro Pubblico del Software possono essere registrati i programmi già pubblicati.

Per procedere occorre predisporre un’apposita domanda nella quale devono essere indicati i dati del titolare, dell’autore, il luogo e la data di pubblicazione, il titolo e la descrizione del programma.

Si deve poi indicare se il programma è di base o applicativo, ed il genere di programma (di scrittura, compilatore, di utilità, giochi, database, di comunicazione, ecc.), il tipo di hardware, il sistema e l’ambiente operativo, il linguaggio.

Del programma deve essere fornito un esemplare su supporto ottico, normalmente CD-ROM, che dovrà essere firmato.

Il deposito, una volta effettuato, non deve essere rinnovato.

Nel caso in cui il programma abbia delle implementazioni future, anche le nuove versioni del programma dovranno essere registrate.

Se il programma, invece, non è ancora pubblicato si potrà procedere a depositarlo come opera inedita presso la SIAE.

Per effettuare il deposito è necessario compilare un’apposita domanda ed allegare il programma copiato su un supporto magnetico.

Tale copia, accompagnata da una dichiarazione di paternità, viene conservato dalla SIAE in busta chiusa e custodito senza renderlo accessibile al pubblico. Al depositante verrà invece rilasciato un attestato recante il numero di repertorio assegnato al deposito.

Se alla scadenza il titolare non ritira l’opera o non rinnova il deposito la SIAE si ritiene autorizzata alla distruzione del materiale stesso.

Il Diritto d’Autore

A differenza di quanto accade con i brevetti o con i marchi, per ottenere il diritto d’autore non è obbligatorio alcun tipo di deposito, essendo sufficiente dimostrare di esserne gli autori e di avere creato l’opera prima di altri.

A questo proposito, proprio per facilitare la prova da offrire in merito alla paternità di un’opera, è consigliabile effettuare un deposito dell’opera presso un ente che ne certifichi la data.

In Italia questo ruolo è assunto essenzialmente dalla SIAE presso la quale possono essere depositate una serie di opere, in questo caso un’opera che rientri nella categoria “programma per elaboratore”.

La SIAE rilascia un’attestazione di avvenuto deposito nella quale viene assegnato un numero ed una data di deposito ma non effettua alcun controllo sul contenuto di quanto viene depositato.

Pertanto, se si procede a depositare presso la SIAE un’opera che non sia proteggibile ai sensi della Legge sul diritto d’Autore, con il deposito non si acquisterà alcun diritto neppure nel caso in cui il deposito venga accettato dalla SIAE.

La semplice generica registrazione non ci da protezione totale in quanto, come è noto, il carattere creativo e la novità dell’opera sono elementi costitutivi del diritto d’autore sull’opera dell’ingegno con la conseguenza che, prima ancora di verificare se un’opera costituisce plagio di un’altra, deve verificarsi che la seconda sia in possesso dei requisiti per usufruire della protezione richiesta sia sotto il profilo della compiutezza espressiva, della sua attitudine ad essere considerata autonomo apporto creativo e pertanto opera tutelata ai sensi della legge sul diritto d’autore, sia sotto il profilo della novità.

L’unica tutela prevista espressamente per il software è quella stabilita dal diritto d’autore?

Alcuni ritengono che la protezione offerta dal diritto d’autore sia sufficiente e temono che una protezione più ampia, quale quella che si potrebbe avere con un brevetto rischi di limitare la concorrenza.

Altri ritengono invece che la protezione del diritto d’autore sia troppo debole e non tuteli gli investimenti che le imprese fanno per sviluppare nuovi programmi. In particolare, il rischio maggiore è rappresentato dal c.d. “reverse engineering” attraverso il quale sviluppatori possono risalire da un programma al suo diagramma di flusso per poi crearne uno del tutto nuovo che però svolge esattamente le stesse funzioni, con ciò danneggiando il primo sviluppatore.

Nel corso degli anni molti uffici nazionali hanno affrontato il problema della brevettabilità del software con esiti diversi.

La situazione in Europa

In Europa non esiste una legge che consenta espressamente di brevettare le invenzioni di software ma sempre più spesso vengono concessi brevetti che abbiano ad oggetto programmi per elaboratore.

La Convenzione sul Brevetto Europeo (art. 52), così come il Codice della Proprietà Industriale italiano (art. 45), escludono la brevettabilità del software solo se considerato “in quanto tale” (“as such”) ma non in modo assoluto.

Interpretando tale disposizione di legge si è giunti a riconoscere la possibilità di brevettare un software che abbia determinate caratteristiche.

In primo luogo, un software, come qualsiasi altra invenzione, per essere brevettato deve avere un “carattere tecnico”.

Deve quindi trattarsi di un software che si propone di risolvere un problema tecnico (ad esempio migliorare le prestazioni di frenata di un veicolo) ed offrire una soluzione che abbia elementi tecnici che consentono di ottenere un effetto tecnico (ad esempio l’ottimizzazione della frenata).

Il software può quindi rappresentare un elemento tecnico concreto, sotto forma di processore programmato, che interagisce con altri componenti di una macchina per controllarne certe funzionalità, diventando pertanto un mezzo tecnico che risolve un problema tecnico e come tale potendo essere brevettato.

Si è così stabilito che un software è brevettabile se ha carattere tecnico derivabile da un effetto tecnico ottenuto dal funzionamento del software che va oltre la normale semplice fisica interazione tra il software e la macchina (T1173/97).

Si può brevettare ad esempio un programma che controlla e gestisce un forno in un impianto industriale, oppure un software che ottimizza la memoria interna di un computer.

Non si può brevettare un programma che esegue dei calcoli o un gestionale, invece, non sono normalmente brevettabili se si limitano a gestire ed elaborare delle informazioni senza produrre alcun effetto tecnico.

Il brevetto consente di tutelare le funzioni del software indipendentemente dal codice in cui è scritto e quindi garantisce una protezione maggiore rispetto al diritto d’autore.

La Registrazione di un Brevetto Internazionale

La domanda di brevetto internazionale deve essere presentata presso la WIPO (World Intellectual Property Organization), presso l’EPO (European Patent Office) oppure presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi che la trasmetterà all’ufficio internazionale.

Solo i residenti o coloro che hanno nazionalità in uno dei paesi aderenti alla convezione PCT (Patent Cooperation Treaty) hanno diritto a depositare una domanda di brevetto Internazionale PCT.

Per depositare la domanda PCT occorre compilare una serie di moduli della WIPO in cui devono essere indicati i dati del richiedente, che diventerà titolare del brevetto, il titolo del brevetto, il nome dell’inventore ed una serie di altre informazioni.

Nella domanda internazionale devono essere scelti gli stati in cui si vuole che la domanda abbia effetto anche se normalmente vengono indicati tutti in quanto il loro numero non incide sul costo del deposito.

Le lingue ufficiali del brevetto PCT dipendono dal Receiving Office (R.O.) ove si è autorizzati a depositare, dall’Ente di ricerca (I.S.A.) che può essere selezionato e dalle lingue di pubblicazione previste.

In questo caso, l’Ufficio Italiano accetta Inglese, Francese, Tedesco ed Italiano. A seconda dei casi potrebbe dunque essere richiesta una successiva traduzione del testo in modo tale che la domanda possa essere accettata e ricercata dalla I.S.A selezionata e successivamente pubblicata nella lingua di pubblicazione. Tale lingua sarà anche la lingua dell’intera procedura.

Ai moduli deve essere allegata la Descrizione con le Rivendicazioni ed i disegni tecnici.

La Descrizione deve prima di tutto mettere in risalto il problema tecnico che l’invenzione vuole risolvere ed i vantaggi che derivano dall’utilizzo dell’invenzione. Devono poi essere descritte tutte le principali caratteristiche tecnico-costruttive della soluzione proposta aiutandosi con il richiamo alle tavole di disegno. A seconda del tipo di invenzione andranno poi descritti il funzionamento o il procedimento con cui si ottiene un certo risultato.

La parte più importante del brevetto sono le “Rivendicazioni” che devono riprodurre, in apposito linguaggio tecnico, gli elementi sui quali si chiede la protezione. Per rendersi conto dell’importanza delle rivendicazioni basti considerare che in linea di massima ciò che è descritto ma non rivendicato non è oggetto di protezione. Le rivendicazioni si intendono formulate “a cascata” nel senso che la prima è quella più importante che racchiude il nucleo centrale dell’invenzione mentre quelle successive sono una sorta di specificazione della prima.

Anche i disegni tecnici dovranno essere preparati in modo tale da fare capire bene quale è la soluzione inventiva che si vuole proteggere. Pertanto, disegni costruttivi troppo dettagliati con misure e particolari irrilevanti sono sconsigliati.

Per procedere con il deposito si deve pagare la tassa di deposito e la tassa di ricerca che variano in base alla lunghezza del testo ed al numero delle rivendicazioni. Per conoscere le tasse in vigore al momento del deposito della domanda si consiglia di consultare il sito dell’Ufficio Europeo Brevetti.

Predisporre bene la domanda di brevetto è fondamentale tanto quanto analizzare bene l’invenzione prima di depositarla in quanto sulla base di queste scelte preliminari si gioca la possibilità di difendere il brevetto in caso di contraffazione.