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Previsioni per l’economia italiana per il 2021

Nel quadro della recessione globale più profonda dal secondo dopoguerra, l’Italia, con un settore servizi e turismo caratterizzato da piccole e medie imprese, e un settore pubblico con un debito già elevato, è tra i paesi che ha subito un calo del PIL più elevato. Nessun paese potrà uscire da solo dalla crisi, un forte e tempestivo piano a livello europeo attenua l’impatto dell’emergenza e può aiutarci a rilanciare l’attività economica, non solo sotto il profilo finanziario, ma anche della crescita reale.

Nonostante le misure fiscali e gli aiuti finanziari alle imprese e famiglie  cospicue ma limitate dall’elevato debito pubblico la profondità della recessione e la lentezza della ripresa non potranno che indebolire ulteriormente la capacità produttiva e le finanze pubbliche del nostro paese. Gli esperti prevedono che l’Italia si ritroverebbe nel 2022 con un livello del Pil ancora al di sotto del livello 2019 di oltre 2 punti percentuali, con un debito sovrano inchiodato al 150%.

In questo contesto, la stabilità macroeconomica potrebbe essere  garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti. La natura dello shock, simmetrico ed esogeno, necessita di una risposta comune sia nel fronteggiare l’aumento di spese legato alle esigenze immediate sia per sostenere la ripresa dell’economia reale. Nessun paese potrà uscirne da solo. Finanziare queste spese con emissioni di titoli europei permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali e di fare anche un passo in avanti verso la creazione di quel safe-asset continentale che potrebbe favorire la diversificazione del rischio dei sistemi finanziari. Non procedere su questa strada rischierebbe di indebolire il progetto europeo, mettendone a rischio il futuro.

Prevedendo resistenze e veti dei cosidetti paesi virtuosi virtuosi, avremo un andamento dell’economia europea a doppia velocità. Pur avendo i Paesi  dell’Unione adottato misure simili, non tutti sperimenteranno la stessa velocità di ripresa a causa del diverso “respiro” fiscale che le rispettive economie saranno in grado di tirare. In particolare Francia e Germania hanno più fondi per finanziare la disoccupazione rispetto a Italia e Spagna, le quali hanno anche un maggior numero di Pmi indipendenti, che saranno le aziende maggiormente danneggiate dallo choc economico. E’ quindi più probabile che le economie francese e tedesca si riprenderanno più in fretta delle altre  e con tassi di crescita maggiore.

A questa conclusione si arriva analizzando anche la quota della spesa in investimenti italiani degli ultimi anni  che è stata caratterizzata anche dal calo degli investimenti previsto per il 2020 che ha prodotto una riduzione della quota degli investimenti sul Pil rispetto all’anno precedente. La quota degli investimenti totali sul Pil in Italia nel 2019 era pari al 18,1% (rispetto al 16,9% del 2015 e al 21,3% del 2008), decisamente inferiore alla media dei paesi dell’area euro: 21,9% (era 22,8% nel 2008). La quota degli investimenti ha mostrato decisi segnali di recupero ai valori precrisi nei due principali competitor europei:

  • Francia 23,6% (lo stesso valore del 2019)
  • Germania 21,7% (era 20,3% nel 2008).

La spesa in investimenti italiani degli ultimi anni è caratterizzata da una propenderanza della spesa stessa  in macchinari e attrezzature, una evoluzione difforme rispetto ai principali paesi europei. Questo comportamento ha acuito la distanza italiana rispetto agli investimenti in proprietà intellettuale (PRI) che includono quelli in ricerca e sviluppo e software e che risultano maggiormente legati agli aumenti di produttività.

Cosa fare con questo scenario economico per la vostra azienda? 

Procedere nell’efficientamento economico finanziario, con un focus particolare sul monitoraggio dei costi (controllo di gestione), della gestione del capitale circolante, degli investimenti e dei flussi di liquidità, con una visione innovativa del business (posizionamento sul mercato) che veda nelle nuove generazioni il target di riferimento primario.

Umberto Dott. Cerqueti
CEO & Founder – Facile Fisco S.p.A.