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Investire in Indonesia ??

Vantaggi e benefici dell’export verso il sud-est Asiatico

Un nuovo appuntamento mensile con i nostri focus sull’import-export. Quest’oggi analizzeremo l’Indonesia, un paese emergente dalle grandi prospettive. Una nazione arcipelago diversificata con oltre 300 gruppi etnici, che, nonostante la pandemia, continua ad essere la più grande economia del sud-est asiatico. L’Indonesia è il quarto paese più popoloso al mondo, la settima economia mondiale in termini di parità di potere d’acquisto ed è membro del gruppo di nazioni del G20.

L’Indonesia è stata danneggiata dalla crisi pandemica del coronavirus, eppure sembra guardare al prossimo futuro con particolare soddisfazione, volendosi concentrare in misura più incisiva su progetti di infrastrutture e programmi sociali per un valore di 97 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni: una promessa che il presidente Joko Widodo ha messo nero su bianco al fine di risollevare le sorti di una delle più grandi economie del Sudest asiatico dalle ricadute negative della pandemia.

Il governo ha aggiunto 56 nuovi progetti di interesse regionale e nazionale, tra cui 5 zone industriali, 13 nuove dighe e 5 aeroporti come progetti di priorità elevata. I progetti strategici nazionali comprenderanno anche progetti sociali e sanitari e l’espansione di 5 siti turistici.

Questi nuovi progetti ammontano ad un investimento stimato in poco meno di 100 miliardi di dollari, e potrebbero aiutare l’Indonesia a superare il crollo dell’attività economica innescato dalla pandemia, che nel Paese ha ucciso più di 1.500 persone. Dai dati del ministero delle Finanze, la crescita economica della nazione dovrebbe più che dimezzarsi e raggiungere il 2,3% nel 2021, se non addirittura peggio, sfiorando una variazione negativa.

Per migliorare il clima degli investimenti del paese e rafforzare la crescita economica, il governo continua ad annunciare riforme politiche, incentivi aggiuntivi e misure di deregolamentazione mirate ad attrarre investimenti sia nazionali che esteri.

Sono state lanciate anche importanti riforme di politica economica strutturale, come l’aumento della flessibilità del mercato del lavoro e l’eliminazione delle regole protezionistiche di vecchia data che regolavano il commercio e gli investimenti esteri. L’Indonesia ha ora la possibilità di aumentare le esportazioni manifatturiere riuscendo ad attrarre quantità più consistenti di investimenti diretti esteri e fornendo infrastrutture di supporto all’altezza.

Il PIL nominale dell’Indonesia è aumentato del 5,2% da 1.015,4 miliardi di dollari nel 2017 a 1.042,1 miliardi di dollari nel 2018, mentre il PIL pro-capite è aumentato del 6,1%. Sulla base del piano di sviluppo nazionale a lungo termine di 20 anni (RPJPN) per il periodo dal 2005 al 2025, l’Indonesia prevede di raggiungere un reddito pro capite equivalente a un paese a reddito medio entro il 2025. Il maggior contributore al PIL è il settore dei servizi, che rappresenta circa il 45,4% del PIL totale.

Nel report del 2017 dell’OCSE, il dato più alto registrato riguardo la fiducia nel governo nazionale è proprio dell’Indonesia, 42% di media in più rispetto agli altri paesi OCSE, dimostrando la stabilità politica ed economica della nazione.

Panoramica generale e opportunità

L’Indonesia ha un’economia ben equilibrata, in cui tutti i principali settori svolgono un ruolo importante. L’agricoltura è stata storicamente il settore dominante in termini sia di occupazione che di produzione. Il paese dispone di una vasta gamma di risorse minerarie, che sono state sfruttate negli ultimi quattro decenni, consentendo al settore minerario di dare un importante contributo alla bilancia dei pagamenti dell’Indonesia.

L’Indonesia ha un’economia commerciale ben diversificata. Petrolio e gas rappresentano la principale categoria di esportazione del paese, seguita da carbone (e altri prodotti minerari), olio di palma, prodotti agricoli, macchinari e attrezzature elettriche e prodotti della pesca. Il governo dell’Indonesia prevede di aumentare la produzione di materie prime anche se, a causa del recente calo dei prezzi delle materie prime, il paese deve riallineare la sua strategia commerciale, concentrandosi maggiormente sulle industrie a valore aggiunto (produzione e fusione) e sullo sviluppo delle infrastrutture. Inoltre, il governo indonesiano intende aumentare la produzione di materie prime per il consumo interno e di ridurre la forte dipendenza dalle importazioni.

Il governo vede un grande potenziale nel settore dell’e-commerce per collegare più industrie con il mercato locale e internazionale. Secondo la pianificazione strategica degli investimenti del governo per il periodo 2020-2025, il governo ha posto una nuova attenzione su diversi settori di attività come segue:

Settore infrastrutture

Il governo intende migliorare la connettività in tutto l’arcipelago e promuovere una crescita equilibrata tra le parti occidentale e orientale dell’Indonesia. Il governo ha introdotto un concetto di “strada a pedaggio marittimo” per collegare l’arcipelago indonesiano attraverso i porti marittimi nel corridoio principale tra le isole occidentali e orientali per ridurre gli alti costi logistici. Inoltre, il governo prevede di costruire più strade pubbliche, strade a pedaggio, aeroporti e ferrovie, concentrandosi non solo su Java ma anche a Sumatra, Kalimantan, Sulawesi e Papua.

Lo sviluppo di ulteriori infrastrutture è stato influenzato anche dal nuovo ciclo cinese di riforme ed espansione verso l’estero. Il fulcro sono le iniziative Belt and Road (BRI) che includono sia la politica estera che le strategie economiche interne. Originariamente pubblicizzato come una rete di progetti infrastrutturali regionali, il progetto ha continuato ad espandersi e implicherà un maggiore coordinamento delle politiche in tutto il continente asiatico, attraversando proprio l’Indonesia. Uno degli esempi più lampanti è la ferrovia ad alta velocità da Jakarta-Bandung, il primo progetto fondamentale della Cina in Indonesia.

Dove investire: economia digitale

Entro il 2025, si stima che l’economia digitale dell’Indonesia varrà 130 miliardi di dollari, rendendola la più grande dell’ASEAN.

Come già anticipato, l’e-commerce svolgerà un ruolo di primo piano in quest’area, con oltre 170 milioni di persone già impegnate in forme di acquisto online. Si prevede che questo settore raggiungerà i 40 miliardi di dollari entro il 2022.

Nel maggio 2020, il governo ha emesso linee guida legali per le imprese internazionali e nazionali che commerciano attraverso sistemi elettronici (e-commerce).

Inoltre, nel giugno 2020, il direttore generale delle imposte del paese ha stabilito i criteri per i fornitori di servizi digitali stranieri per la riscossione dell’IVA in Indonesia. A partire da luglio 2020, verrà applicata un’aliquota IVA del 10% alle aziende che hanno una “presenza economica significativa” in Indonesia, tra cui fornitori di software, aziende multimediali e big data.

L’Indonesia si unisce ad altri membri dell’ASEAN, Malaysia e Singapore, nel tentativo di aumentare le entrate fiscali attraverso nuovi canali.

Oltre all’e-commerce, le industrie 5G, la telemedicina, l’istruzione online e sistemi di pagamento elettronico sono alcuni dei nuovi settori che mostrano un enorme potenziale di crescita nel paese. Nonostante l’Indonesia sia la seconda più grande economia basata sul contante al mondo, il cambiamento del comportamento dei consumatori accelerato dalla pandemia ha costretto le comunità ad adottare più soluzioni digitali.

Sanità e prodotti farmaceutici

Date le sue ampie dimensioni di mercato, il settore sanitario indonesiano rappresenta un’opportunità redditizia per gli investitori stranieri.

La spesa annuale del governo per l’assistenza sanitaria è aumentata alle stelle dall’attuazione del programma sanitario universale (BPJS) nel 2014, che ora è cresciuto fino a diventare il più grande del mondo, coprendo circa 200 milioni di persone. Ogni cittadino ed espatriato ha l’obbligo di aderire e le aziende devono iscrivere i propri dipendenti al programma, pagando una percentuale dei premi.

L’aumento della spesa per l’assistenza sanitaria avrà un impatto su sottosettori importanti come l’industria dei dispositivi medici, che è stata valutata 4,5 miliardi di dollari nel 2019. La maggior parte di questi, 2,8 miliardi di dollari, proveniva dalle importazioni. L’Indonesia importa principalmente strumenti medici sofisticati come scanner PET-CT e apparecchiature per terapia intensiva ed esporta apparecchiature a bassa tecnologia, come guanti e siringhe.

L’industria farmaceutica è dominata dai farmaci generici (70%) con il resto dai farmaci da banco (OTC). Il programma BPJS ha incrementato le vendite di farmaci generici nel paese, per un valore di oltre 700 milioni di dollari.

Tuttavia, l’industria è fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime, il che ha spinto il governo ad attuare riforme e consentire agli investitori stranieri di possedere il 100% delle fabbriche che producono queste materie prime essenziali. Inoltre, c’è una nuova domanda di prodotti di nicchia al di fuori dei generici, in particolare quelli che trattano lo stile di vita e le malattie croniche correlate.

Nell’ambito delle riforme in corso all’interno del settore, gli investitori stranieri possono ora detenere fino al 67% di proprietà di ospedali privati. Questo aumenta al 70% se l’investitore proviene da un paese dell’ASEAN. Questo è anche il caso delle cliniche, sebbene gli investitori stranieri si limitino a possedere cliniche specializzate e non quelle che forniscono servizi medici di base.

Beni di consumo

La classe media indonesiana di 70 milioni è diventata la spina dorsale del mercato dei consumatori in rapida evoluzione (FMCG) del paese.

Gli investitori stranieri troveranno una potenziale crescita nel moderno settore della vendita al dettaglio, poiché il panorama del commercio al dettaglio si sta lentamente espandendo dalla Grande Giacarta alle capitali regionali in tutto il paese, come Banda Aceh e Bandung.

La diffusione della vendita al dettaglio moderna ha visto il segmento degli alimenti e delle bevande raccogliere la maggior parte dei vantaggi con grandi multinazionali come McDonald’s, KFC, Burger King, Coca-Cola, guadagnando il vantaggio della prima mossa nel paese.

Il crescente potere d’acquisto ha beneficiato anche del segmento moda. Fast Retailing Co giapponese ha aperto quattro negozi nel 2013 e entro il 2020 ne ha oltre 30 distribuiti nelle città di secondo e terzo livello in Indonesia. Un altro segmento che beneficia dell’espansione della vendita al dettaglio moderna è l’industria cosmetica che ha registrato vendite per oltre 1,2 miliardi di dollari prima della pandemia.

Negli ultimi anni, l’industria dei beni di largo consumo ha attuato riforme per soddisfare un mercato dei consumatori sempre più consapevole di Halal. Il governo ha finalmente emesso la legge Halal nell’ottobre 2019, che impone ai prodotti di consumo e ai servizi correlati di essere certificati Halal.

Questo inizialmente si applica a cibi e bevande, ma cosmetici e prodotti farmaceutici dovranno essere conformi entro il 2022.

Il governo ha intrapreso una spinta ambiziosa per affermare l’Indonesia come il più grande mercato halal internazionale del mondo, sperando di catturare una grossa fetta dell’economia halal globale di 2,1 trilioni di dollari. Il governo spera che l’economia della Shariah del paese aggiungerà 100.000 posti di lavoro e contribuirà con 11 miliardi di dollari di esportazioni.

Investire a Singapore ??

Vantaggi e benefici dell’export verso il sud-est Asiatico

Inizia quest’oggi un nuovo appuntamento mensile con i nostri focus sull’import-export. Quest’oggi analizzeremo la fiorente economia di Singapore, la Città-Stato che fa invidia al mondo.

Fino a qualche decennio fa, la situazione economica di Singapore era disastrosa. La città stato era infatti decisamente povera, senza risorse naturali e non raggiungeva l’autosufficienza nemmeno in termini di cibo ed acqua.

Dal punto di vista sociale, il sistema legislativo debole, la popolazione non era istruita, la corruzione era dilagante ed il reddito pro-capite registrava una delle somme più basse al mondo. Singapore era sprovvisto di tutto ciò che serve a definire uno stato: mancava un esercito, acqua potabile, materie prime e infrastrutture dignitose. In aggiunta a tutto ciò, la popolazione era decisamente non omogenea ed analfabeta.

La svolta arrivò a partire dagli anni ’60, quando Singapore, sotto la guida di Lee Kuan Yew, ha attraversato una radicale trasformazione. Grazie a Yew, Primo ministro che governò dal 1959 al 1990, Singapore è la città stato moderna ed in crescita che tutti noi oggi ammiriamo.

Lee capì che, al fine di ottenere uno sviluppo economico, era necessario per Singapore aprirsi verso il libero mercato attraendo capitali e professionisti, ed al contempo dell’intervento statale.

Ecco perché si investì pesantemente su una collaborazione pubblico-privato, furono approvate dure norme in nome di una lotta contro la corruzione e fu lanciata un’ambiziosa riforma urbanistica. Per ultimo, ma non meno importante per capire l’attuale società multiculturale di Singapore, fu imposta una integrazione multiculturale nel tentativo di creare un’identità nazionale singaporiana.

Risultato? Il PIL pro-capite è salito alle stelle, del 2800% in 26 anni.

L’economia nazionale gode di una costante crescita di circa il 2% annuo. Una delle poche economie globali a vantare tale dato. Come spiegato anche prima, essendo uno stato di piccole dimensioni e privo di materie prime, Singapore ha ovviato a tale mancanza creando un’economia della conoscenza, predisposta verso i settori a più alto valore aggiunto.

Uno dei pilastri di questo tipo di economia è sicuramente l’istruzione. La popolazione singaporiana vanta infatti un elevato grado di formazione e, di conseguenza, costituisce un bacino di manodopera altamente qualificata per le aziende del posto.

Inoltre, Singapore offre incentivi sulla ricerca e sviluppo e diversi prestiti speciali al fine di incoraggiare gli operatori locali ad investire in determinati settori sensibili o in particolari tecniche produttive, come ad esempio l’automazione o produzioni ad alto contenuto innovativo.

Questo, insieme alla presenza di un sistema amministrativo e fiscale tra i più efficienti, ha favorito di riflesso anche gli investimenti esteri. Questi ultimi sono stati accolti favorevolmente da Singapore che, al fine di agevolare l’imprenditorialità, ha istituito l’EntrePass, un visto che consente agli stranieri di creare la loro impresa nella città-stato secondo determinate condizioni. Tuttavia, alcuni settori sono stati esclusi dall’Entrepass, infatti vengono privilegiate le aziende che favoriscono, propongono e avviano il concetto di innovazione.

In aggiunta a tutto ciò, Singapore sfrutta al meglio la sua posizione strategica, rivolgendo importanti investimenti sul settore del trasporto e del magazzinaggio. La città-stato è un centro cruciale per quanto concerne i trasporti: l’aeroporto Changi di Singapore è diventato un enorme snodo internazionale, mentre il porto è tra i primi al mondo per flusso di navi e movimentazione di carichi.

Per quanto riguarda invece il magazzinaggio, per gli altri paesi è diventato molto conveniente optare per Singapore per le cosiddette ‘’Free Trade Zones’’. Le Free Trade Zones sono infatti siti presso cui vige una esenzione dai dazi di importazione, in cui è possibile stoccare la propria merce per la riesportazione nell’area e/o per la vendita di terzi senza pagare le tariffe doganali o l’IVA doganale.

L’unica condizione è che le merci non transitino nel territorio singaporiano ma vengano direttamente spedite verso Paesi terzi.

Vanno spese due parole anche per l’industria turistica, la quale contribuisce a circa il 4% del PIL del paese. Oggi Singapore sta diventando una delle mete più popolari a livello internazionale, anche in virtù del fatto che non si è limitata a sviluppare un tipo di turismo convenzionale, ma ha puntato anche su forme di turismo alternative, come ad esempio il turismo medico.

Lo statunitense International Healthcare Research Centre ha classificato Singapore prima in Asia e quinta nel mondo nel suo indice del turismo medico. Ma non è finita qui, per attrarre più turisti il governo ha deciso anche di legalizzare il gioco d’azzardo.  Un gran numero di casinò con resort ed hotel annessi si trovano nella zona di Marina Bay, una tra le più qualificate e moderne aree al mondo.

L’economia singaporiana, come si evince anche dalle infografiche è famosa primariamente per essere all’avanguardia per quanto concerne le tecnologieSingapore può essere visto infatti come il centro nevralgico per l’intera area asiatica nei settori ad alto valore aggiunto come la chimica farmaceutica, le biotecnologie e l’elettronica avanzata.

Singapore incoraggia gli investimenti stranieri che sono in grado di apportare nuova conoscenza, al fine di offrire servizi specializzati, investendo nella ricerca scientifica e sostenendo economicamente le startup innovative.

Possiede, inoltre, una posizione predominante in termini di ricerca e sviluppo nel campo del trattamento delle energie pulite, delle acque reflue, dell’efficienza energetica, della sostenibilità nel settore energetico e chimico, e delle riduzioni delle emissioni di carbonio.

In allegato alcune infografiche di multinazionali che recentemente stanno investendo in maniera ingente a Singapore.

A cura del Dott. Angelo Cerqueti – Strategy Analyst

Facile Fisco S.p.A. Divisione Comunicazione