Articoli

Documento Programmatico di Bilancio – DPB inviato alla Commissione UE, che anticipa le misure del disegno di legge di Bilancio 2021.

Incentivi 4.0, il nuovo piano da novembre fino al 2022

Proroga e rafforzamento degli incentivi del Piano Transizione 4.0: credito d’imposta beni materiali e immateriali 4.0, beni materiali generici, ricerca & sviluppo e innovazione, nonché formazione 4.0.

È quanto emerge dal Documento Programmatico di Bilancio – DPB inviato alla Commissione UE, che anticipa le misure del disegno di legge di Bilancio 2021. Nello specifico, dovrebbero aumentare le aliquote agevolative e i massimali di spesa. Potrebbe, inoltre, ridursi il periodo di compensazione in F24 ed essere introdotta l’opzione della cessione dei crediti d’imposta.

Il Piano Transizione 4.0 verrà esteso al 2021 e rimodulato. È scritto nero su bianco nel Documento Programmatico di Bilancio (DPB) inviato alla Commissione Europea, che anticipa le misure della legge di Bilancio 2021. 

Si punta a un rinnovo triennale del Pacchetto Transizione 4.0, con la possibilità di introdurre per tutte le misure la cessione del credito già prevista per altri incentivi fiscali.

Il testo definitivo della Legge di Bilancio sarà approvato entro il 31 dicembre 2020.

La nuova versione degli incentivi 4.0 partirà, retroattivamente, per investimenti effettuati a partire da novembre 2020. E saranno coperte spese fino al 2022, con consegna dei beni possibile fino a giugno 2023 se si paga un acconto di almeno il 20%. A meno di imprevisti dell’ultimo minuto, è questo il compromesso raggiunto tra ministero dello Sviluppo e ministero dell’Economia rispetto all’ipotesi iniziale di una proroga fino a tutto il 2023 del piano Transizione 4.0, in scadenza a fine 2020.

Il periodo minimo di compensazione dei crediti d’imposta scende dagli attuali 5 a 3 o 1 anno. Nel caso dei beni strumentali funzionali alla digitalizzazione (l’ex iperammortamento) scatta anche l’anticipazione della fruizione già dall’anno di investimento. Per il resto, il nuovo Piano che entrerà nella legge di bilancio presenta ritocchi al rialzo di aliquote e massimali di investimento. Il costo stimato dai tecnici del ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli è di circa 25 miliardi spalmati lungo tutto il periodo di compensazione: in manovra, per finanziare l’operazione, sarà costituito un Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0 agganciato alle risorse europee.

Beni strumentali tradizionali

Per quanto riguarda il credito d’imposta sui beni strumentali materiali non 4.0 (l’ex superammortamento) l’aliquota, solo per il 2021, salirà dal 6 al 10% per investimenti effettuati da soggetti con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni (per i quali il termine di compensazione viene ridotto a 1 anno). Nel caso si tratti di beni funzionali allo smart working si sale invece al 15%. L’agevolazione del 6% viene poi estesa anche ai beni immateriali (software) non legati a processi 4.0.

Beni strumentali 4.0

Il credito d’imposta per i beni interconnessi 4.0 viene rafforzato con una clausola di décalage

Nella prima fascia, nel 2021, il limite di investimento sale da 2,5 a 4 milioni e il beneficio fiscale dal 40 al 50%, poi nel 2022 si torna ai livelli attuali. 

Nella seconda fascia, da 4 milioni a 10 milioni, il beneficio sale dal 20 al 30% nel 2021, poi c’è il ritorno all’intensità attuale. 

Terza fascia : tornano anche gli incentivi per investimenti oltre 10 milioni (e fino a 20 milioni) che erano stati eliminati tra le proteste delle imprese, ma l’agevolazione è solo del 10% sia per il 2021 sia per il 2022.


– primo limite di spesa: investimenti fino a 4 milioni (in luogo degli attuali 2,5 milioni di euro). Il beneficio andrebbe al livello attuale del 50% del costo;

– secondo limite di spesa: investimenti tra 4 e 10 milioni (in luogo dell’attuale soglia tra 2,5 e 10 milioni di euro). Anche in tal caso, la misura del credito d’imposta andrebbe al 300% del costo;

– terzo limite di spesa (nuovo rispetto alla disciplina vigente): investimenti tra 10 e 20 milioni. Il credito di imposta dovrebbe essere pari al 10% del costo.

Attenzione però: le nuove aliquote varranno solo per il 2021, mentre nel 2022 tornerebbero ai valori attuali.

Il periodo di compensazione dei crediti d’imposta, attualmente fissato a 5 anni, scenderebbe a 3 anni a partire già dall’anno in cui si verifica l’interconnessione.

Per i beni 4.0, come detto, l’utilizzo del credito diventa possibile già dall’anno dell’investimento (fa fede l’avvenuta interconnessione digitale) e non dal 1° gennaio successivo.

I software

Per quanto riguarda i beni immateriali ricompresi nell’allegato B (i cosiddetti software 4.0), l’aliquota attuale del 15% verrebbe innalzata al 20%, con un massimale che salirebbe da 700.000 euro a 1 milione (anche in questo caso soltanto per il primo dei due anni di vigenza della nuova piattaforma).

Importante novità è che sarebbe introdotto un incentivo anche per l’acquisizione di altri software non riconducibili espressamente ai processi di digital transformation secondo il paradigma di Industria 4.0. In questo caso, il credito d’imposta è pari al 6%.

Il periodo di compensazione per i beni immateriali viene portato a 1 anno

Credito d’imposta per Ricerca, Sviluppo, Innovazione

Anche per il credito d’imposta per Ricerca, Sviluppo, Innovazione ci sarebbero significative novità.

Il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, attualmente pari al 12% con massimale di 3 milioni, salirebbe al 20% con massimale a 5 milioni.

Il credito d’imposta per le attività di innovazione tecnologica salirebbe invece dall’attuale 6% al 10% con massimale in aumento da 1,5 a 3 milioni.

L’attuale aliquota riservata ai progetti di innovazione volti ad favorire digitalizzazione e sostenibilità, che oggi vale il 10%, verrebbe portata al 15%.

Infine, il credito d’imposta per le attività di design e ideazione estetica, attualmente pari al 6%, sarebbe alzato al 15% con raddoppio del tetto da 1,5 milioni a 3 milioni.

Le nuove aliquote e i massimali relativi al credito d’imposta per le attività di Ricerca, Sviluppo e Innovazione sarebbero valide per tutti i due anni di proroga e non solo per il primo, come invece nel caso dei beni strumentali.

La formazione 4.0

Novità in vista anche per l’incentivo meno “amato dagli Italiani”, cioè il credito d’imposta per la cosiddetta Formazione 4.0. Al momento la misura copre, con aliquote differenziate comprese tra il 30% e il 50% a seconda delle dimensioni aziendali, il costo orario della manodopera occupata nei percorsi di formazione. Per esempio, una piccola impresa che organizza un corso da 20 ore per tre dipendenti il cui costo orario è pari a 20 euro l’ora riceve un credito d’imposta di 600 euro (3 x 20 x 20 x 50%).

La novità sarebbe che tra i costi ammissibili, come richiesto a più riprese dagli imprenditori, siano incluse anche le spese dirette (leggasi il costo dei formatori ed eventuali spese connesse, ad esempio l’affitto del locale o di attrezzature strettamente necessarie) e non solo il costo orario dei dipendenti in formazione.

Fonte Il sole 24 ore – Innovation post


Verso la Manovra 2021: sgravi, aiuti, bonus e nuove lauree. Ecco cosa cambia

Un breve focus sulla manovra 2021 in vigore fino al 2023: sgravi per chi assume, aiuti a fondo perduto, bonus e nuove lauree abilitanti senza esame di Stato

Il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e al bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023. La Manovra per il 2021 vale circa 39 miliardi di euro, di cui 15 miliardi quale anticipo sulla dotazione del Fondo Next Generation EU per l’Italia.

Il Documento Programmatico di Bilancio per il 2021 è già stato trasmesso a Bruxelles.

>VEDI IL TESTO DEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO

LE MISURE PER L’ECONOMIA

Per soddisfare il bisogno di liquidità delle imprese vengono prorogate di 6 mesi tutte le misure nazionali di sostegno, dalla moratoria sui mutui alle garanzie pubbliche fornite dal Fondo Garanzia PMI e da SACE.

E’ stato istituito un fondo da 4 miliardi di euro a sostegno dei settori maggiormente colpiti durante l’emergenza COVID.

E’ previsto un nuovo stanziamento di 1,5 miliardi di euro per le misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese gestite dalla SIMEST.

Sono inoltre prorogate le misure a sostegno della ripatrimonializzazione delle piccole e medie imprese.

Alto tassello importante della Manovra è costituito dal rifinanziamento del Piano Transizione 4.0, che nel testo approvato copre attualmente solo il 2021, ma il Governo conta su un rinnovo triennale con un incremento delle aliquote per l’anno prossimo.

Sono in arrivo nuovi fondi per la Sabatini, Contratti di Sviluppo, e il Voucher per l’Innovation Manager come già anticipato nel Decreto Agosto

Il Ministero dello Sviluppo Economico potrà inoltre contare su altri 5,3 miliardi di euro a valere sul Fondo investimenti che vale 50 miliardi di euro per i prossimi 15 anni.

La versione definitiva della Legge di Bilancio per il 2021 arriverà alle Camere solo a fine mese.

Per soddisfare il bisogno di liquidità delle imprese vengono prorogate di 6 mesi tutte le misure nazionali di sostegno, dalla moratoria sui mutui alle garanzie pubbliche fornite dal Fondo Garanzia PMI e da SACE.

Viene istituito un fondo da 4 miliardi di euro a sostegno dei settori maggiormente colpiti durante l’emergenza COVID.

E’ previsto un nuovo stanziamento di 1,5 miliardi di euro per le misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese gestite dalla SIMEST.

Sono inoltre prorogate le misure a sostegno della ripatrimonializzazione delle piccole e medie imprese.

Alto tassello importante della Manovra è costituito dal rifinanziamento del Piano Transizione 4.0, che nel testo approvato copre attualmente solo il 2021, ma il Governo conta su un rinnovo triennale con un incremento delle aliquote per l’anno prossimo.

Come già anticipato nel Decreto Agosto sono in arrivo nuovi fondi per la Sabatini, Contratti di Sviluppo, e il Voucher per l’Innovation Manager.

Il Ministero dello Sviluppo Economico potrà inoltre contare su altri 5,3 miliardi di euro a valere sul Fondo investimenti che vale 50 miliardi di euro per i prossimi 15 anni.

Legge di Bilancio 2021: misure a sostegno del lavoro

Uno dei primi temi affrontati dal Governo nella stesura del testo delle Legge di Bilancio 2021 – cosiddetta Manovra finanziaria 2021 – è stato quello del lavoro. Un lavoro che manca sempre di più in un periodo di crisi economica che ha colpito ormai tutti i settori produttivi. Per poter fronteggiare la possibile perdita di lavoro e incentivare le assunzioni sono state inserite alcune misure di vantaggio per cittadini e imprese. Sono quindi 4 i capitoli dedicati a questo tema all’interno del documento: vanno dal blocco dei licenziamenti agli incentivi per le nuove assunzioni sia per giovani sia per disabili, dalla proroga della cassa integrazione fino al finanziamento dei bonus per le partite IVA.

In particolare, è prevista una decontribuzione in tutto il Paese per attivare nuovi posti di lavoro per i giovani al di sotto dei 35 anni di età. In vigore già da ottobre ma estesi anche ai prossimi tre anni – fino al 2023 – quindi, l’azzeramento dei contributi per i neoassunti under 35 anni e il taglio del 30% dei contributi per tutti i dipendenti che hanno la propria sede di lavoro nel Mezzogiorno. Nuove misure previste anche per l’assunzione di dipendenti disabili

Altre misure a sostegno dei lavoratori prevedono la possibile proroga della cassa integrazione causa Covid-19 per quelle aziende che l’hanno già esaurita. Infine, possibile introduzione di misure a sostegno delle partite IVA, a cominciare da un nuovo contributo a fondo perduto (800 milioni di euro per esaurire le richieste già ricevute e non ancora erogate) e da una dote aggiuntiva di risorse – si parla di un ammontare complessivo compreso tra uno e tre miliardi di euro – per rifinanziare il bonus riservato alle partite IVA. 

Legge di Bilancio 2021: la riforma fiscale

Se ne è parlato sino allo sfinimento di questa nuova riforma fiscale che – alla fine – ha trovato spazio all’interno della Manovra finanziaria del 2021. Anche per tutto il prossimo anno, quindi, rimarranno in vigore – come annunciato dal ministro Roberto Gualtieri – il taglio del cuneo fiscale (per i cittadini con un limite di reddito compreso tra i 28.000 e i 40.000 euro) e gli sgravi per le imprese che assumeranno nuovi dipendenti nel Mezzogiorno. Confermato anche l’assegno unico per i figli a carico da luglio 2021 anche per gli autonomi e gli incapienti. 

Sulla riforma fiscali non vi sono ancora certezze, ma tante le ipotesi che balzano su tutti i giornali. L’obiettivo, dunque, potrebbe essere la riduzione del peso fiscale sul ceto medio, con una conseguente rimodulazione degli scaglioni per l’Irpef (imposta sui redditi). Un’altra ipotesi, inoltre, potrebbe essere quella dell’introduzione di una detrazione fiscale fino al 2% del reddito totale per quelle famiglie il cui reddito complessivo è compreso tra i 55 mila e i 75 mila euro all’anno. Infine, spunta anche l’ipotesi di un taglio proporzionale al variare del reddito.

Legge di Bilancio 2021: fondi anche per la sanità

L’impegno del Governo nel sostenere tutti gli strati sociali e tutti i settori produttivi italiani prosegue anche nella sanità. Saranno almeno 4 miliardi i fondi stanziati dallo Stato a sostegno del personale medico e infermieristico. Sono previste anche ulteriori assunzioni di medici e infermieri per fronteggiare il periodo di pandemia da Covid-19: 30.0000 le assunzioni totali che intende fare lo Stato. Il contratto per queste categorie potrebbe essere a tempo indeterminato.

Infine, è stato ampliato anche il Fondo Sanitario Nazionale – con fondi fino a un miliardo di euro – ed è stato istituito un fondo per l’acquisto di vaccini.

Scuola, università e cultura: gli aiuti del Governo

Capitolo a parte quello degli istituti scolastici di ogni ordine e grado: dalla scuola materna alla scuola elementare, dagli istituti inferiori e superiori fino alle università pubbliche o private. Il Governo ha previsto anche per la scuola importanti risorse che andranno a sostenere l’istruzione e la sicurezza die ragazzi negli edifici scolastici.

Lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro previsto dal Governo – in particolare – potrebbe portare all’assunzione di 25.000 insegnanti di sostegno, mentre saranno 1,5 miliardi i fondi messi in campo per fronteggiare i problemi legati all’edilizia scolastica. Per quanto riguarda, invece, il settore accademico e universitario, sono previsti 2,4 miliardi di euro per l’edilizia o per eventuali progetti di ricerca. Infine, il Governo ha riservato – nella Legge di Bilancio per il 2021 – 500 milioni di euro ogni anno per il diritto allo studio e ulteriori 500 milioni di euro soltanto per le Università. 

Infine, per i settori legati alla cultura, al cinema e al teatro è previsto uno stanziamento di 600 milioni di euro. 

Legge di Bilancio 2021: novità per le imprese

Tante le novità anche per le Imprese 4.0 nella Legge di Bilancio del 2021. Nel dettaglio, il Governo ha previsto un Piano di investimento per rendere il nostro Paese più attrattivo agli occhi dei Paesi esteri. Allo studio dell’esecutivo c’è anche un programma per far rientrare in Italia tutte le produzioni che hanno subito una delocalizzazione all’estero e un piano straordinario per la formazione a livello 4.0.

Importanti anche le produzioni e le misure strategiche che spingano verso processi di innovazione, oltre all’introduzione di tecnologie di frontiera e alla diffusione delle competenze digitali all’interno di ciascuna realtà aziendale italiana.

Capitolo Pensioni: riforma e rivalutazioni

Oltre alla conferma anche per il 2021 dell’Ape Sociale e dell’Opzione Donna, il Governo sta pensando anche a una nuova riforma pensioni 2021 e a una rivalutazione a livello previdenziale. Allo studio possibili opzioni aggiuntive rispetto all’attuale Quota 100, che sta scatenando numerosi dibattiti in tutta la maggioranza.

È prevista – in particolare – una rivalutazione del lavoro part time, con l’equiparazione del parti time verticale ai livelli di quello orizzontale. Rimangono comunque da discutere, all’interno della maggioranza di governo, la questione relativa agli esodati e quella in merito alla quattordicesima per tutti i cittadini che percepiscono una pensione non superiore a 1.500 euro al mese.

Decontribuzione al Sud

La manovra conferma 5,7 miliardi per rinnovare nel 2021 la decontribuzione al Sud e stanzia 1 miliardo per il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno.

Da luglio assegno unico per le famiglie

Partirà da luglio 2021 “una grande riforma per le famiglie, con l’introduzione dell’assegno unico che viene esteso anche agli autonomi e agli incapienti”, si legge nel comunicato diffuso al termine del Cdm. Per l’assegno le risorse aggiuntive dovrebbero essere di 3 miliardi per il prossimo anno, mentre a regime vengono stanziati 8 miliardi di euro annui per la riforma fiscale, che comprende l’assegno universale, ai quali si aggiungeranno le risorse derivanti dalle maggiori entrate fiscali che confluiranno nell’apposito fondo ‘per la fedeltà fiscale’. Nella legge di bilancio, aggiunge la nota, “viene inoltre prolungata la durata del congedo di paternità”.

Contributi per le assunzioni

Vengono azzerati per tre anni i contributi per le assunzioni degli under-35 a carico delle imprese operanti su tutto il territorio nazionale

Sgravi 

assunzioni e aiuti al Sud (il Governo prevede un importante taglio del cuneo fiscale per le imprese che assumono under 35: si tratta del 30% dei contributi a carico del datore per i prossimi 3 anni. Trova conferma il regime di fiscalità di vantaggio per le regioni del sud, per le quali vengono stanziati 13,4 miliardi di euro per i prossimi 3 anni (2021-2023). Vi si aggiunge anche la proroga del credito d’imposta per gli investimenti nel Meridione.

Moratoria

mutui e sostegno alle imprese (4 miliardi di euro per i settori imprenditoriali in difficoltà a causa del Covid-19)

Famiglie

Tra le novità della manovra, a partire da luglio 2021 sarà previsto lo stanziamento di 3 miliardi di euro per finanziare l’assegno unico per ogni figlio a carico dal settimo mese fino ai 21 anni di età. Si tratta circa di un assegno fisso tra i 200 e i 250 euro al mese in base all’Isee e all’età del bambino, elementi che dovranno essere determinati nei decreti attuativi. Per i figli successivi al secondo, poi, l’importo è maggiorato del 20%, mentre nel caso di figli disabili la maggiorazione può arrivare anche al 50%.

Manovra 2021: Contributi zero per gli under 25, agevolazione per tre anni

La ricetta sul mercato del lavoro che vale fino al 2023, contenuta nelle legge di Bilancio è questa: attuare delle decontribuzioni per creare nuovi posti di lavoro under 35 in tutto il paese e anche per gli over 35 al Sud d’Italia. Come si apprende dal Corriere della Sera i contributi vengono azzerati per i neoassunti fino a 35 anni e viene attuato un taglio del 30% dei contributi a carico delle imprese (già in vigore da ottobre, ma adesso esteso a 3 anni) per tutti i dipendenti la cui sede di lavoro si trova in una regione del Sud. L’azzeramento per dei contributi, spiega palazzo Chigi, è finalizzato proprio a favorire l’occupazione giovanile. «Il taglio del 30% dei contributi al Sud — spiega il ministro Giuseppe Provenzano — è concepito in una fase in cui occorre evitare il collasso occupazionale».

Manovra 2021: stop alle cartelle con proroga fino a fine anno 

Da quello che si apprende dal Corriere della Sera: lo stop all’invio delle cartelle fiscali, introdotto a marzo e scaduto venerdì scorso, viene prorogato fino alla fine dell’anno. Ad essere congelata non è solo l’attività di notifica, che finora ha fermato 9 milioni di provvedimenti. Ma anche il pagamento delle cartelle già ricevute e tutti gli altri atti dell’Agenzia della riscossione, come le ingiunzioni e i pignoramenti. Sempre al 31 dicembre viene prorogato il periodo durante il quale si decade dalla rateizzazione con il mancato pagamento di 10 rate, anziché 5. Per consentire uno smaltimento graduale delle cartelle di pagamento che si sono già accumulate, è inoltre introdotto il differimento di 12 mesi del termine entro il quale avviare alla notifica le cartelle.

Manovra 2021: assegno unico ai figli 

Per il taglio dell’Irpef, fa sapere il Corriere della Sera, che sarebbe dovuto partire nel 2021 ma è stato rinviato all’anno successivo, ci sono per ora 2,5 miliardi di euro. Pochini, visto che si era parlato di una dote di almeno 10 miliardi di euro. Per l’intera riforma fiscale a regime, a partire dal 2022, vengono previsti in tutto 8 miliardi di euro. Ma quasi 6 sono già destinati all’assegno unico per i figli, che nel 2021 ne avrà invece 3. Solo il resto potrà dunque essere destinato al taglio dell’Irpef. Si tratta tuttavia di una dote che può crescere, alimentata dal nuovo fondo per la fedeltà fiscale, che raccoglierà i frutti della lotta all’evasione fiscale. E da altri interventi, come la revisione delle agevolazioni fiscali e dei sussidi dannosi, spesso annunciati ma poi rinviati.

Manovra 2021: contributi a fondo perduto per le piccole e medie imprese

I 4 miliardi per l’emergenza Covid saranno destinati a una nuova edizione del contributo a fondo perduto per commercianti e piccole imprese in difficoltà, seconod quanto riportato dal Corriere. Un’altra ipotesi è quella del credito d’imposta, cioè dello sconto sulle tasse future, ma vista la situazione critica di diverse attività sembra uno strumento poco efficace. I settori che avranno diritto al contributo saranno individuati nelle prossime settimane, in base alle chiusure e alle misure restrittive che potrebbero essere decise nei prossimi giorni. Nella prima edizione il contributo a fondo perduto era riservato alle attività con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro. E che ad aprile avevano perso almeno un terzo del loro giro d’affari rispetto allo stesso mese nel 2019. 

Manovra 2021: lauree abilitanti per dentisti, farmacisti, veterinari e psicologi 

Come si apprende dal Corriere della Sera arriva una «radicale semplificazione» dell’accesso alle professioni regolamentate: basterà la laurea magistrale per l’esercizio delle professioni di odontoiatra, farmacista, veterinario e psicologo. Un disegno di legge prevede che il tirocinio sia svolto all’interno dei corsi di laurea e che, di conseguenza, l’esame conclusivo divenga anche la sede nella quale espletare l’esame di Stato di abilitazione. Semplificazione anche per le qualifiche di geometra laureato, agrotecnico laureato, perito agrario laureato e di perito industriale laureato. «Una riforma per rendere più agevole il lavoro e l’accesso alle professioni da parte dei giovani», ha sottolineato il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi. 

Investire a Singapore ??

Vantaggi e benefici dell’export verso il sud-est Asiatico

Inizia quest’oggi un nuovo appuntamento mensile con i nostri focus sull’import-export. Quest’oggi analizzeremo la fiorente economia di Singapore, la Città-Stato che fa invidia al mondo.

Fino a qualche decennio fa, la situazione economica di Singapore era disastrosa. La città stato era infatti decisamente povera, senza risorse naturali e non raggiungeva l’autosufficienza nemmeno in termini di cibo ed acqua.

Dal punto di vista sociale, il sistema legislativo debole, la popolazione non era istruita, la corruzione era dilagante ed il reddito pro-capite registrava una delle somme più basse al mondo. Singapore era sprovvisto di tutto ciò che serve a definire uno stato: mancava un esercito, acqua potabile, materie prime e infrastrutture dignitose. In aggiunta a tutto ciò, la popolazione era decisamente non omogenea ed analfabeta.

La svolta arrivò a partire dagli anni ’60, quando Singapore, sotto la guida di Lee Kuan Yew, ha attraversato una radicale trasformazione. Grazie a Yew, Primo ministro che governò dal 1959 al 1990, Singapore è la città stato moderna ed in crescita che tutti noi oggi ammiriamo.

Lee capì che, al fine di ottenere uno sviluppo economico, era necessario per Singapore aprirsi verso il libero mercato attraendo capitali e professionisti, ed al contempo dell’intervento statale.

Ecco perché si investì pesantemente su una collaborazione pubblico-privato, furono approvate dure norme in nome di una lotta contro la corruzione e fu lanciata un’ambiziosa riforma urbanistica. Per ultimo, ma non meno importante per capire l’attuale società multiculturale di Singapore, fu imposta una integrazione multiculturale nel tentativo di creare un’identità nazionale singaporiana.

Risultato? Il PIL pro-capite è salito alle stelle, del 2800% in 26 anni.

L’economia nazionale gode di una costante crescita di circa il 2% annuo. Una delle poche economie globali a vantare tale dato. Come spiegato anche prima, essendo uno stato di piccole dimensioni e privo di materie prime, Singapore ha ovviato a tale mancanza creando un’economia della conoscenza, predisposta verso i settori a più alto valore aggiunto.

Uno dei pilastri di questo tipo di economia è sicuramente l’istruzione. La popolazione singaporiana vanta infatti un elevato grado di formazione e, di conseguenza, costituisce un bacino di manodopera altamente qualificata per le aziende del posto.

Inoltre, Singapore offre incentivi sulla ricerca e sviluppo e diversi prestiti speciali al fine di incoraggiare gli operatori locali ad investire in determinati settori sensibili o in particolari tecniche produttive, come ad esempio l’automazione o produzioni ad alto contenuto innovativo.

Questo, insieme alla presenza di un sistema amministrativo e fiscale tra i più efficienti, ha favorito di riflesso anche gli investimenti esteri. Questi ultimi sono stati accolti favorevolmente da Singapore che, al fine di agevolare l’imprenditorialità, ha istituito l’EntrePass, un visto che consente agli stranieri di creare la loro impresa nella città-stato secondo determinate condizioni. Tuttavia, alcuni settori sono stati esclusi dall’Entrepass, infatti vengono privilegiate le aziende che favoriscono, propongono e avviano il concetto di innovazione.

In aggiunta a tutto ciò, Singapore sfrutta al meglio la sua posizione strategica, rivolgendo importanti investimenti sul settore del trasporto e del magazzinaggio. La città-stato è un centro cruciale per quanto concerne i trasporti: l’aeroporto Changi di Singapore è diventato un enorme snodo internazionale, mentre il porto è tra i primi al mondo per flusso di navi e movimentazione di carichi.

Per quanto riguarda invece il magazzinaggio, per gli altri paesi è diventato molto conveniente optare per Singapore per le cosiddette ‘’Free Trade Zones’’. Le Free Trade Zones sono infatti siti presso cui vige una esenzione dai dazi di importazione, in cui è possibile stoccare la propria merce per la riesportazione nell’area e/o per la vendita di terzi senza pagare le tariffe doganali o l’IVA doganale.

L’unica condizione è che le merci non transitino nel territorio singaporiano ma vengano direttamente spedite verso Paesi terzi.

Vanno spese due parole anche per l’industria turistica, la quale contribuisce a circa il 4% del PIL del paese. Oggi Singapore sta diventando una delle mete più popolari a livello internazionale, anche in virtù del fatto che non si è limitata a sviluppare un tipo di turismo convenzionale, ma ha puntato anche su forme di turismo alternative, come ad esempio il turismo medico.

Lo statunitense International Healthcare Research Centre ha classificato Singapore prima in Asia e quinta nel mondo nel suo indice del turismo medico. Ma non è finita qui, per attrarre più turisti il governo ha deciso anche di legalizzare il gioco d’azzardo.  Un gran numero di casinò con resort ed hotel annessi si trovano nella zona di Marina Bay, una tra le più qualificate e moderne aree al mondo.

L’economia singaporiana, come si evince anche dalle infografiche è famosa primariamente per essere all’avanguardia per quanto concerne le tecnologieSingapore può essere visto infatti come il centro nevralgico per l’intera area asiatica nei settori ad alto valore aggiunto come la chimica farmaceutica, le biotecnologie e l’elettronica avanzata.

Singapore incoraggia gli investimenti stranieri che sono in grado di apportare nuova conoscenza, al fine di offrire servizi specializzati, investendo nella ricerca scientifica e sostenendo economicamente le startup innovative.

Possiede, inoltre, una posizione predominante in termini di ricerca e sviluppo nel campo del trattamento delle energie pulite, delle acque reflue, dell’efficienza energetica, della sostenibilità nel settore energetico e chimico, e delle riduzioni delle emissioni di carbonio.

In allegato alcune infografiche di multinazionali che recentemente stanno investendo in maniera ingente a Singapore.

A cura del Dott. Angelo Cerqueti – Strategy Analyst

Facile Fisco S.p.A. Divisione Comunicazione

Umberto Cerqueti – Diritto D’Autore o Brevetto per il tuo software? Facciamo chiarezza.

Negli ultimi mesi, diversi nostri clienti hanno chiesto il nostro parere circa cosa sia meglio fare quando si ha la proprietà intellettuale di un software di propria produzione e lo si vuole tutelare dal punto di vista legale. Le vie sono essenzialmente e principalmente due, vale a dire il diritto d’autore ed il brevetto. In questo articolo cercherò di far luce circa le attuali regolazioni, le differenze tra diritto d’autore e brevetto e cosa conviene fare a seconda delle circostanze.

Il Software

  • Il software è costituito da un insieme di informazioni memorizzate su un supporto informatico (hardware) ed utilizzate da un sistema informatico per eseguire determinate operazioni.

Il programma consiste invece in una serie di istruzioni che vengono fornite alla macchina perché esegua una funzione o risolva un determinato problema.

Il programma è un oggetto del software ed è ciò che viene eseguito quando si accende un supporto informatico, ad esempio un computer. Altri oggetti del software possono essere i dati, le librerie che sono una sorta di “accessori” del programma ma che, a differenza di quello, non vengono eseguite.

Il programma consiste quindi in una serie di istruzioni che sono a loro volta la scrittura in un linguaggio di programmazione scelto di un algoritmo.

Il software è quindi qualcosa di più articolato e strutturato rispetto al programma ma spesso viene usato come suo sinonimo.

L’algoritmo è invece un procedimento che risolve un problema attraverso una serie finita di passi ognuno dei quali è elementare nel senso che non può essere scomposto in altri passi. Un algoritmo può evidentemente essere tradotto in molti modi diversi e quindi dare origine a programmi diversi che risolvono tutti lo stesso problema con lo stesso metodo.

La tutela che viene riconosciuta al software può essere quindi molto diversa a seconda dell’oggetto che si vuole proteggere.

La scelta di proteggere il software in base alla legge sul diritto d’autore ha ragioni sostanzialmente economiche e, come vedremo tra poco, non è affatto escluso che il software possa essere brevettato anche se non vi sono norme che lo prevedono espressamente.

Il termine software inteso come istruzioni impartite ad un computer viene usato per la prima volta nel 1958 dallo statistico americano John Wilder Turkey.

In quegli anni al software non si dava molto interesse. Le imprese capitalizzavano piuttosto sull’hardware, sui computer, che eseguivano le operazioni.

Le istruzioni impartite ai computer variavano da dispositivo a dispositivo ed il programma era realizzato “ad hoc” in base alle specifiche esigenze per cui non si riteneva avesse un particolare valore commerciale.

Intorno agli anni Settanta si comincia invece a capire che il software è molto importante ed è uno strumento fondamentale nell’aumento della velocità di elaborazione al punto da rappresentare una minaccia all’aumento di velocità consentito dall’hardware (seconda legge di Moore).

In quegli anni inizia il dibattito giuridico sulla natura del software e quindi sulla sua forma di protezione. Alcuni sostenevano che avesse una natura tecnica e potesse essere protetto come un’invenzione, altri che fosse una forma particolare di scrittura.

Fu questa seconda soluzione ad avere la meglio, più per ragioni politiche che sostanziali. Si temeva infatti che la protezione offerta dal brevetto fosse troppo forte e potesse ostacolare la competizione.

Così con il Computer software Amendment Act del 1980 fu emendato il Copyright Act degli Stati Uniti ed incluso il software come opera protetta.

A questo orientamento aderirono successivamente alcuni stati europei come la Gran Bretagna e la Francia fino ad arrivare alla Direttiva Europea 91/250/CEE che ha introdotto a livello comunitario il software tra i beni tutelabili dal diritto d’autore.

Il software è espressamente tutelato dalla legge sul diritto d’autore.

Come stabilito dal Decreto Legislativo 29 Dicembre 1992 n. 518, che ha attuato la Direttiva Europea 91/250/CEE, l’art. 2 include nell’elenco delle opere protette:

i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso”;

La legge sul diritto di autore protegge i programmi considerandoli sostanzialmente dei testi letterari.

Il diritto d’autore protegge il codice del programma ma è comunque una buona tutela, facilmente richiamabile in giudizio nel caso in cui vi sia una copia letterale, anche parziale, del codice.

Viene tutelato il codice sorgente nel linguaggio in cui è scritto e nello stesso modo è tutelato anche il codice oggetto, ovvero la traduzione del linguaggio del programma in bit o linguaggio macchina.

La tutela viene estesa ai lavori preparatori che comprendono i diagrammi di flusso che esprimono le idee ed i principi che stanno alla loro base senza tuttavia tutelare le idee “in sé”.

È solo la forma espressiva che trova protezione. Lo stesso dicasi per l’interfaccia che viene considerata nel suo insieme dal punto di vista dell’utilità e della tecnica informatica. Se nell’interfaccia sono inserite immagini in movimento o altre creazioni esse dovranno essere protette autonomamente in base alle norme generali della legge sul diritto d’autore.

Quali sono i diritti dell’autore

Ai sensi dell’art. 64-bis, il titolare di un programma per elaboratore ha il diritto esclusivo di effettuare o autorizzare:

Riproduzione – permanente o temporanea, totale o parziale, del programma per elaboratore con qualsiasi mezzo o in qualsiasi forma;

Modificazione – la trasformazione e ogni altra modificazione del programma per elaboratore, oltre alla traduzione e all’adattamento;

Distribuzione – qualsiasi forma di distribuzione al pubblico, compresa la locazione, del programma per elaboratore originale o di copie dello stesso.

Anche per i programmi, come per le altre opere protette dal diritto d’autore, esiste il principio dell’esaurimento.

Pertanto, la prima vendita di una copia del programma nella Comunità Economica Europea da parte del titolare dei diritti esaurisce il diritto di distribuzione di detta copia all’interno della Comunità, ad eccezione del diritto di controllare l’ulteriore locazione del programma o di una copia dello stesso.

La regola generale è che titolare del diritto d’autore, e quindi anche del diritto d’autore sul software, è colui che lo ha creato.

Autore può essere solo la persona fisica, o il gruppo di persone, che hanno materialmente creato il programma e mai una società o un’impresa che può comunque acquistarne i diritti.

Si distinguono in 2 tipi: i diritti morali dai diritti economici.

  • Il diritto morale consiste nel diritto di essere riconosciuto autore di un programma e si tratta di un diritto che non può essere ceduto o trasferito.
  • I diritti economici consistono invece nella facoltà di potere utilizzare in esclusiva un software e possono essere ceduti dietro compenso o gratuitamente.

Ci sono però alcuni casi in cui l’autore del programma non diventa titolare del programma a causa del tipo di rapporto che ha dato origine al programma stesso.

Software realizzati da lavoratore dipendente o su commissione

Il software realizzato da un lavoratore dipendente diventa di proprietà del datore di lavoro (art. 12-bis LA), salvo patto contrario. Anche il software realizzato per conto di una Pubblica Amministrazione diventa di proprietà di quest’ultima (art. 11 LA).

Nel caso invece in cui il software sia stato realizzato su commissione la legge non disciplina espressamente chi sia il titolare dei diritti economici sul programma che verrà realizzato per cui è buona regola disciplinare questo aspetto contrattualmente.

Ci sono alcune attività che il titolare del programma non può impedire o limitare. In particolare, il titolare non può impedire:

  • le attività che sono necessarie per l’uso del programma per la sua destinazione da parte del legittimo acquirente;
  • la realizzazione di una copia di riserva del programma, qualora tale copia sia necessaria per l’uso;
  • a chi ha diritto di usare il programma di osservare, studiare o sottoporre a prova il funzionamento del programma, allo scopo di determinare le idee ed i princìpi su cui è basato ogni elemento del programma stesso, qualora egli compia tali atti durante operazioni di caricamento, visualizzazione, esecuzione, trasmissione o memorizzazione del programma che egli ha il diritto di eseguire (art. 64-ter).

Inoltre, l’autorizzazione del titolare non è richiesta quando la riproduzione del programma e la sua traduzione siano indispensabili per conseguire l’interoperabilità con altri programmi alle condizioni previste dall’art. 64-quater LA.

Se in un contratto venissero inserite clausole che non rispettano quanto sopra, queste clausole sarebbero nulle.

Il diritto d’autore sul programma, al pari delle altre opere protette dalla legge sul diritto d’autore, dura per tutta la vita dell’autore e per 70 anni dopo la sua morte.

In caso di cessione dei diritti economici la durata si calcolerà sempre tenendo conto della vita dell’autore indipendentemente da chi sia l’acquirente.

Il software è protetto in base alla legge nazionale dello stato in cui viene prodotto o distribuito.

La normativa europea è armonizzata ma possono esserci differenze applicative che devono essere valutate caso per caso.

Maggiormente dicasi per gli stati extraeuropei. Anche se il riconoscimento della tutela del software è riconosciuto in moltissimi stati è comunque opportuno esaminare in concreto volta per volta la normativa locale.

I diritti sul software, come per tutte le opere protette dal diritto d’autore, sorge in via originaria con la creazione dell’opera.

Non è quindi necessario alcun tipo di adempimento amministrativo, sia esso il deposito o la registrazione, come avviene, invece, in materia di brevetti e marchi.

Dimostrare la paternità

Tuttavia, depositare un’opera presso gli uffici competenti presenta l’indubbio vantaggio di fornire all’autore prova certa della data di creazione di un determinato lavoro, utile anche per la richiesta di risarcimento danni in caso di plagio.

Nel Registro Pubblico del Software possono essere registrati i programmi già pubblicati.

Per procedere occorre predisporre un’apposita domanda nella quale devono essere indicati i dati del titolare, dell’autore, il luogo e la data di pubblicazione, il titolo e la descrizione del programma.

Si deve poi indicare se il programma è di base o applicativo, ed il genere di programma (di scrittura, compilatore, di utilità, giochi, database, di comunicazione, ecc.), il tipo di hardware, il sistema e l’ambiente operativo, il linguaggio.

Del programma deve essere fornito un esemplare su supporto ottico, normalmente CD-ROM, che dovrà essere firmato.

Il deposito, una volta effettuato, non deve essere rinnovato.

Nel caso in cui il programma abbia delle implementazioni future, anche le nuove versioni del programma dovranno essere registrate.

Se il programma, invece, non è ancora pubblicato si potrà procedere a depositarlo come opera inedita presso la SIAE.

Per effettuare il deposito è necessario compilare un’apposita domanda ed allegare il programma copiato su un supporto magnetico.

Tale copia, accompagnata da una dichiarazione di paternità, viene conservato dalla SIAE in busta chiusa e custodito senza renderlo accessibile al pubblico. Al depositante verrà invece rilasciato un attestato recante il numero di repertorio assegnato al deposito.

Se alla scadenza il titolare non ritira l’opera o non rinnova il deposito la SIAE si ritiene autorizzata alla distruzione del materiale stesso.

Il Diritto d’Autore

A differenza di quanto accade con i brevetti o con i marchi, per ottenere il diritto d’autore non è obbligatorio alcun tipo di deposito, essendo sufficiente dimostrare di esserne gli autori e di avere creato l’opera prima di altri.

A questo proposito, proprio per facilitare la prova da offrire in merito alla paternità di un’opera, è consigliabile effettuare un deposito dell’opera presso un ente che ne certifichi la data.

In Italia questo ruolo è assunto essenzialmente dalla SIAE presso la quale possono essere depositate una serie di opere, in questo caso un’opera che rientri nella categoria “programma per elaboratore”.

La SIAE rilascia un’attestazione di avvenuto deposito nella quale viene assegnato un numero ed una data di deposito ma non effettua alcun controllo sul contenuto di quanto viene depositato.

Pertanto, se si procede a depositare presso la SIAE un’opera che non sia proteggibile ai sensi della Legge sul diritto d’Autore, con il deposito non si acquisterà alcun diritto neppure nel caso in cui il deposito venga accettato dalla SIAE.

La semplice generica registrazione non ci da protezione totale in quanto, come è noto, il carattere creativo e la novità dell’opera sono elementi costitutivi del diritto d’autore sull’opera dell’ingegno con la conseguenza che, prima ancora di verificare se un’opera costituisce plagio di un’altra, deve verificarsi che la seconda sia in possesso dei requisiti per usufruire della protezione richiesta sia sotto il profilo della compiutezza espressiva, della sua attitudine ad essere considerata autonomo apporto creativo e pertanto opera tutelata ai sensi della legge sul diritto d’autore, sia sotto il profilo della novità.

L’unica tutela prevista espressamente per il software è quella stabilita dal diritto d’autore?

Alcuni ritengono che la protezione offerta dal diritto d’autore sia sufficiente e temono che una protezione più ampia, quale quella che si potrebbe avere con un brevetto rischi di limitare la concorrenza.

Altri ritengono invece che la protezione del diritto d’autore sia troppo debole e non tuteli gli investimenti che le imprese fanno per sviluppare nuovi programmi. In particolare, il rischio maggiore è rappresentato dal c.d. “reverse engineering” attraverso il quale sviluppatori possono risalire da un programma al suo diagramma di flusso per poi crearne uno del tutto nuovo che però svolge esattamente le stesse funzioni, con ciò danneggiando il primo sviluppatore.

Nel corso degli anni molti uffici nazionali hanno affrontato il problema della brevettabilità del software con esiti diversi.

La situazione in Europa

In Europa non esiste una legge che consenta espressamente di brevettare le invenzioni di software ma sempre più spesso vengono concessi brevetti che abbiano ad oggetto programmi per elaboratore.

La Convenzione sul Brevetto Europeo (art. 52), così come il Codice della Proprietà Industriale italiano (art. 45), escludono la brevettabilità del software solo se considerato “in quanto tale” (“as such”) ma non in modo assoluto.

Interpretando tale disposizione di legge si è giunti a riconoscere la possibilità di brevettare un software che abbia determinate caratteristiche.

In primo luogo, un software, come qualsiasi altra invenzione, per essere brevettato deve avere un “carattere tecnico”.

Deve quindi trattarsi di un software che si propone di risolvere un problema tecnico (ad esempio migliorare le prestazioni di frenata di un veicolo) ed offrire una soluzione che abbia elementi tecnici che consentono di ottenere un effetto tecnico (ad esempio l’ottimizzazione della frenata).

Il software può quindi rappresentare un elemento tecnico concreto, sotto forma di processore programmato, che interagisce con altri componenti di una macchina per controllarne certe funzionalità, diventando pertanto un mezzo tecnico che risolve un problema tecnico e come tale potendo essere brevettato.

Si è così stabilito che un software è brevettabile se ha carattere tecnico derivabile da un effetto tecnico ottenuto dal funzionamento del software che va oltre la normale semplice fisica interazione tra il software e la macchina (T1173/97).

Si può brevettare ad esempio un programma che controlla e gestisce un forno in un impianto industriale, oppure un software che ottimizza la memoria interna di un computer.

Non si può brevettare un programma che esegue dei calcoli o un gestionale, invece, non sono normalmente brevettabili se si limitano a gestire ed elaborare delle informazioni senza produrre alcun effetto tecnico.

Il brevetto consente di tutelare le funzioni del software indipendentemente dal codice in cui è scritto e quindi garantisce una protezione maggiore rispetto al diritto d’autore.

La Registrazione di un Brevetto Internazionale

La domanda di brevetto internazionale deve essere presentata presso la WIPO (World Intellectual Property Organization), presso l’EPO (European Patent Office) oppure presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi che la trasmetterà all’ufficio internazionale.

Solo i residenti o coloro che hanno nazionalità in uno dei paesi aderenti alla convezione PCT (Patent Cooperation Treaty) hanno diritto a depositare una domanda di brevetto Internazionale PCT.

Per depositare la domanda PCT occorre compilare una serie di moduli della WIPO in cui devono essere indicati i dati del richiedente, che diventerà titolare del brevetto, il titolo del brevetto, il nome dell’inventore ed una serie di altre informazioni.

Nella domanda internazionale devono essere scelti gli stati in cui si vuole che la domanda abbia effetto anche se normalmente vengono indicati tutti in quanto il loro numero non incide sul costo del deposito.

Le lingue ufficiali del brevetto PCT dipendono dal Receiving Office (R.O.) ove si è autorizzati a depositare, dall’Ente di ricerca (I.S.A.) che può essere selezionato e dalle lingue di pubblicazione previste.

In questo caso, l’Ufficio Italiano accetta Inglese, Francese, Tedesco ed Italiano. A seconda dei casi potrebbe dunque essere richiesta una successiva traduzione del testo in modo tale che la domanda possa essere accettata e ricercata dalla I.S.A selezionata e successivamente pubblicata nella lingua di pubblicazione. Tale lingua sarà anche la lingua dell’intera procedura.

Ai moduli deve essere allegata la Descrizione con le Rivendicazioni ed i disegni tecnici.

La Descrizione deve prima di tutto mettere in risalto il problema tecnico che l’invenzione vuole risolvere ed i vantaggi che derivano dall’utilizzo dell’invenzione. Devono poi essere descritte tutte le principali caratteristiche tecnico-costruttive della soluzione proposta aiutandosi con il richiamo alle tavole di disegno. A seconda del tipo di invenzione andranno poi descritti il funzionamento o il procedimento con cui si ottiene un certo risultato.

La parte più importante del brevetto sono le “Rivendicazioni” che devono riprodurre, in apposito linguaggio tecnico, gli elementi sui quali si chiede la protezione. Per rendersi conto dell’importanza delle rivendicazioni basti considerare che in linea di massima ciò che è descritto ma non rivendicato non è oggetto di protezione. Le rivendicazioni si intendono formulate “a cascata” nel senso che la prima è quella più importante che racchiude il nucleo centrale dell’invenzione mentre quelle successive sono una sorta di specificazione della prima.

Anche i disegni tecnici dovranno essere preparati in modo tale da fare capire bene quale è la soluzione inventiva che si vuole proteggere. Pertanto, disegni costruttivi troppo dettagliati con misure e particolari irrilevanti sono sconsigliati.

Per procedere con il deposito si deve pagare la tassa di deposito e la tassa di ricerca che variano in base alla lunghezza del testo ed al numero delle rivendicazioni. Per conoscere le tasse in vigore al momento del deposito della domanda si consiglia di consultare il sito dell’Ufficio Europeo Brevetti.

Predisporre bene la domanda di brevetto è fondamentale tanto quanto analizzare bene l’invenzione prima di depositarla in quanto sulla base di queste scelte preliminari si gioca la possibilità di difendere il brevetto in caso di contraffazione.