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Investire in Indonesia ??

Vantaggi e benefici dell’export verso il sud-est Asiatico

Un nuovo appuntamento mensile con i nostri focus sull’import-export. Quest’oggi analizzeremo l’Indonesia, un paese emergente dalle grandi prospettive. Una nazione arcipelago diversificata con oltre 300 gruppi etnici, che, nonostante la pandemia, continua ad essere la più grande economia del sud-est asiatico. L’Indonesia è il quarto paese più popoloso al mondo, la settima economia mondiale in termini di parità di potere d’acquisto ed è membro del gruppo di nazioni del G20.

L’Indonesia è stata danneggiata dalla crisi pandemica del coronavirus, eppure sembra guardare al prossimo futuro con particolare soddisfazione, volendosi concentrare in misura più incisiva su progetti di infrastrutture e programmi sociali per un valore di 97 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni: una promessa che il presidente Joko Widodo ha messo nero su bianco al fine di risollevare le sorti di una delle più grandi economie del Sudest asiatico dalle ricadute negative della pandemia.

Il governo ha aggiunto 56 nuovi progetti di interesse regionale e nazionale, tra cui 5 zone industriali, 13 nuove dighe e 5 aeroporti come progetti di priorità elevata. I progetti strategici nazionali comprenderanno anche progetti sociali e sanitari e l’espansione di 5 siti turistici.

Questi nuovi progetti ammontano ad un investimento stimato in poco meno di 100 miliardi di dollari, e potrebbero aiutare l’Indonesia a superare il crollo dell’attività economica innescato dalla pandemia, che nel Paese ha ucciso più di 1.500 persone. Dai dati del ministero delle Finanze, la crescita economica della nazione dovrebbe più che dimezzarsi e raggiungere il 2,3% nel 2021, se non addirittura peggio, sfiorando una variazione negativa.

Per migliorare il clima degli investimenti del paese e rafforzare la crescita economica, il governo continua ad annunciare riforme politiche, incentivi aggiuntivi e misure di deregolamentazione mirate ad attrarre investimenti sia nazionali che esteri.

Sono state lanciate anche importanti riforme di politica economica strutturale, come l’aumento della flessibilità del mercato del lavoro e l’eliminazione delle regole protezionistiche di vecchia data che regolavano il commercio e gli investimenti esteri. L’Indonesia ha ora la possibilità di aumentare le esportazioni manifatturiere riuscendo ad attrarre quantità più consistenti di investimenti diretti esteri e fornendo infrastrutture di supporto all’altezza.

Il PIL nominale dell’Indonesia è aumentato del 5,2% da 1.015,4 miliardi di dollari nel 2017 a 1.042,1 miliardi di dollari nel 2018, mentre il PIL pro-capite è aumentato del 6,1%. Sulla base del piano di sviluppo nazionale a lungo termine di 20 anni (RPJPN) per il periodo dal 2005 al 2025, l’Indonesia prevede di raggiungere un reddito pro capite equivalente a un paese a reddito medio entro il 2025. Il maggior contributore al PIL è il settore dei servizi, che rappresenta circa il 45,4% del PIL totale.

Nel report del 2017 dell’OCSE, il dato più alto registrato riguardo la fiducia nel governo nazionale è proprio dell’Indonesia, 42% di media in più rispetto agli altri paesi OCSE, dimostrando la stabilità politica ed economica della nazione.

Panoramica generale e opportunità

L’Indonesia ha un’economia ben equilibrata, in cui tutti i principali settori svolgono un ruolo importante. L’agricoltura è stata storicamente il settore dominante in termini sia di occupazione che di produzione. Il paese dispone di una vasta gamma di risorse minerarie, che sono state sfruttate negli ultimi quattro decenni, consentendo al settore minerario di dare un importante contributo alla bilancia dei pagamenti dell’Indonesia.

L’Indonesia ha un’economia commerciale ben diversificata. Petrolio e gas rappresentano la principale categoria di esportazione del paese, seguita da carbone (e altri prodotti minerari), olio di palma, prodotti agricoli, macchinari e attrezzature elettriche e prodotti della pesca. Il governo dell’Indonesia prevede di aumentare la produzione di materie prime anche se, a causa del recente calo dei prezzi delle materie prime, il paese deve riallineare la sua strategia commerciale, concentrandosi maggiormente sulle industrie a valore aggiunto (produzione e fusione) e sullo sviluppo delle infrastrutture. Inoltre, il governo indonesiano intende aumentare la produzione di materie prime per il consumo interno e di ridurre la forte dipendenza dalle importazioni.

Il governo vede un grande potenziale nel settore dell’e-commerce per collegare più industrie con il mercato locale e internazionale. Secondo la pianificazione strategica degli investimenti del governo per il periodo 2020-2025, il governo ha posto una nuova attenzione su diversi settori di attività come segue:

Settore infrastrutture

Il governo intende migliorare la connettività in tutto l’arcipelago e promuovere una crescita equilibrata tra le parti occidentale e orientale dell’Indonesia. Il governo ha introdotto un concetto di “strada a pedaggio marittimo” per collegare l’arcipelago indonesiano attraverso i porti marittimi nel corridoio principale tra le isole occidentali e orientali per ridurre gli alti costi logistici. Inoltre, il governo prevede di costruire più strade pubbliche, strade a pedaggio, aeroporti e ferrovie, concentrandosi non solo su Java ma anche a Sumatra, Kalimantan, Sulawesi e Papua.

Lo sviluppo di ulteriori infrastrutture è stato influenzato anche dal nuovo ciclo cinese di riforme ed espansione verso l’estero. Il fulcro sono le iniziative Belt and Road (BRI) che includono sia la politica estera che le strategie economiche interne. Originariamente pubblicizzato come una rete di progetti infrastrutturali regionali, il progetto ha continuato ad espandersi e implicherà un maggiore coordinamento delle politiche in tutto il continente asiatico, attraversando proprio l’Indonesia. Uno degli esempi più lampanti è la ferrovia ad alta velocità da Jakarta-Bandung, il primo progetto fondamentale della Cina in Indonesia.

Dove investire: economia digitale

Entro il 2025, si stima che l’economia digitale dell’Indonesia varrà 130 miliardi di dollari, rendendola la più grande dell’ASEAN.

Come già anticipato, l’e-commerce svolgerà un ruolo di primo piano in quest’area, con oltre 170 milioni di persone già impegnate in forme di acquisto online. Si prevede che questo settore raggiungerà i 40 miliardi di dollari entro il 2022.

Nel maggio 2020, il governo ha emesso linee guida legali per le imprese internazionali e nazionali che commerciano attraverso sistemi elettronici (e-commerce).

Inoltre, nel giugno 2020, il direttore generale delle imposte del paese ha stabilito i criteri per i fornitori di servizi digitali stranieri per la riscossione dell’IVA in Indonesia. A partire da luglio 2020, verrà applicata un’aliquota IVA del 10% alle aziende che hanno una “presenza economica significativa” in Indonesia, tra cui fornitori di software, aziende multimediali e big data.

L’Indonesia si unisce ad altri membri dell’ASEAN, Malaysia e Singapore, nel tentativo di aumentare le entrate fiscali attraverso nuovi canali.

Oltre all’e-commerce, le industrie 5G, la telemedicina, l’istruzione online e sistemi di pagamento elettronico sono alcuni dei nuovi settori che mostrano un enorme potenziale di crescita nel paese. Nonostante l’Indonesia sia la seconda più grande economia basata sul contante al mondo, il cambiamento del comportamento dei consumatori accelerato dalla pandemia ha costretto le comunità ad adottare più soluzioni digitali.

Sanità e prodotti farmaceutici

Date le sue ampie dimensioni di mercato, il settore sanitario indonesiano rappresenta un’opportunità redditizia per gli investitori stranieri.

La spesa annuale del governo per l’assistenza sanitaria è aumentata alle stelle dall’attuazione del programma sanitario universale (BPJS) nel 2014, che ora è cresciuto fino a diventare il più grande del mondo, coprendo circa 200 milioni di persone. Ogni cittadino ed espatriato ha l’obbligo di aderire e le aziende devono iscrivere i propri dipendenti al programma, pagando una percentuale dei premi.

L’aumento della spesa per l’assistenza sanitaria avrà un impatto su sottosettori importanti come l’industria dei dispositivi medici, che è stata valutata 4,5 miliardi di dollari nel 2019. La maggior parte di questi, 2,8 miliardi di dollari, proveniva dalle importazioni. L’Indonesia importa principalmente strumenti medici sofisticati come scanner PET-CT e apparecchiature per terapia intensiva ed esporta apparecchiature a bassa tecnologia, come guanti e siringhe.

L’industria farmaceutica è dominata dai farmaci generici (70%) con il resto dai farmaci da banco (OTC). Il programma BPJS ha incrementato le vendite di farmaci generici nel paese, per un valore di oltre 700 milioni di dollari.

Tuttavia, l’industria è fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime, il che ha spinto il governo ad attuare riforme e consentire agli investitori stranieri di possedere il 100% delle fabbriche che producono queste materie prime essenziali. Inoltre, c’è una nuova domanda di prodotti di nicchia al di fuori dei generici, in particolare quelli che trattano lo stile di vita e le malattie croniche correlate.

Nell’ambito delle riforme in corso all’interno del settore, gli investitori stranieri possono ora detenere fino al 67% di proprietà di ospedali privati. Questo aumenta al 70% se l’investitore proviene da un paese dell’ASEAN. Questo è anche il caso delle cliniche, sebbene gli investitori stranieri si limitino a possedere cliniche specializzate e non quelle che forniscono servizi medici di base.

Beni di consumo

La classe media indonesiana di 70 milioni è diventata la spina dorsale del mercato dei consumatori in rapida evoluzione (FMCG) del paese.

Gli investitori stranieri troveranno una potenziale crescita nel moderno settore della vendita al dettaglio, poiché il panorama del commercio al dettaglio si sta lentamente espandendo dalla Grande Giacarta alle capitali regionali in tutto il paese, come Banda Aceh e Bandung.

La diffusione della vendita al dettaglio moderna ha visto il segmento degli alimenti e delle bevande raccogliere la maggior parte dei vantaggi con grandi multinazionali come McDonald’s, KFC, Burger King, Coca-Cola, guadagnando il vantaggio della prima mossa nel paese.

Il crescente potere d’acquisto ha beneficiato anche del segmento moda. Fast Retailing Co giapponese ha aperto quattro negozi nel 2013 e entro il 2020 ne ha oltre 30 distribuiti nelle città di secondo e terzo livello in Indonesia. Un altro segmento che beneficia dell’espansione della vendita al dettaglio moderna è l’industria cosmetica che ha registrato vendite per oltre 1,2 miliardi di dollari prima della pandemia.

Negli ultimi anni, l’industria dei beni di largo consumo ha attuato riforme per soddisfare un mercato dei consumatori sempre più consapevole di Halal. Il governo ha finalmente emesso la legge Halal nell’ottobre 2019, che impone ai prodotti di consumo e ai servizi correlati di essere certificati Halal.

Questo inizialmente si applica a cibi e bevande, ma cosmetici e prodotti farmaceutici dovranno essere conformi entro il 2022.

Il governo ha intrapreso una spinta ambiziosa per affermare l’Indonesia come il più grande mercato halal internazionale del mondo, sperando di catturare una grossa fetta dell’economia halal globale di 2,1 trilioni di dollari. Il governo spera che l’economia della Shariah del paese aggiungerà 100.000 posti di lavoro e contribuirà con 11 miliardi di dollari di esportazioni.

Documento Programmatico di Bilancio – DPB inviato alla Commissione UE, che anticipa le misure del disegno di legge di Bilancio 2021.

Incentivi 4.0, il nuovo piano da novembre fino al 2022

Proroga e rafforzamento degli incentivi del Piano Transizione 4.0: credito d’imposta beni materiali e immateriali 4.0, beni materiali generici, ricerca & sviluppo e innovazione, nonché formazione 4.0.

È quanto emerge dal Documento Programmatico di Bilancio – DPB inviato alla Commissione UE, che anticipa le misure del disegno di legge di Bilancio 2021. Nello specifico, dovrebbero aumentare le aliquote agevolative e i massimali di spesa. Potrebbe, inoltre, ridursi il periodo di compensazione in F24 ed essere introdotta l’opzione della cessione dei crediti d’imposta.

Il Piano Transizione 4.0 verrà esteso al 2021 e rimodulato. È scritto nero su bianco nel Documento Programmatico di Bilancio (DPB) inviato alla Commissione Europea, che anticipa le misure della legge di Bilancio 2021. 

Si punta a un rinnovo triennale del Pacchetto Transizione 4.0, con la possibilità di introdurre per tutte le misure la cessione del credito già prevista per altri incentivi fiscali.

Il testo definitivo della Legge di Bilancio sarà approvato entro il 31 dicembre 2020.

La nuova versione degli incentivi 4.0 partirà, retroattivamente, per investimenti effettuati a partire da novembre 2020. E saranno coperte spese fino al 2022, con consegna dei beni possibile fino a giugno 2023 se si paga un acconto di almeno il 20%. A meno di imprevisti dell’ultimo minuto, è questo il compromesso raggiunto tra ministero dello Sviluppo e ministero dell’Economia rispetto all’ipotesi iniziale di una proroga fino a tutto il 2023 del piano Transizione 4.0, in scadenza a fine 2020.

Il periodo minimo di compensazione dei crediti d’imposta scende dagli attuali 5 a 3 o 1 anno. Nel caso dei beni strumentali funzionali alla digitalizzazione (l’ex iperammortamento) scatta anche l’anticipazione della fruizione già dall’anno di investimento. Per il resto, il nuovo Piano che entrerà nella legge di bilancio presenta ritocchi al rialzo di aliquote e massimali di investimento. Il costo stimato dai tecnici del ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli è di circa 25 miliardi spalmati lungo tutto il periodo di compensazione: in manovra, per finanziare l’operazione, sarà costituito un Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0 agganciato alle risorse europee.

Beni strumentali tradizionali

Per quanto riguarda il credito d’imposta sui beni strumentali materiali non 4.0 (l’ex superammortamento) l’aliquota, solo per il 2021, salirà dal 6 al 10% per investimenti effettuati da soggetti con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni (per i quali il termine di compensazione viene ridotto a 1 anno). Nel caso si tratti di beni funzionali allo smart working si sale invece al 15%. L’agevolazione del 6% viene poi estesa anche ai beni immateriali (software) non legati a processi 4.0.

Beni strumentali 4.0

Il credito d’imposta per i beni interconnessi 4.0 viene rafforzato con una clausola di décalage

Nella prima fascia, nel 2021, il limite di investimento sale da 2,5 a 4 milioni e il beneficio fiscale dal 40 al 50%, poi nel 2022 si torna ai livelli attuali. 

Nella seconda fascia, da 4 milioni a 10 milioni, il beneficio sale dal 20 al 30% nel 2021, poi c’è il ritorno all’intensità attuale. 

Terza fascia : tornano anche gli incentivi per investimenti oltre 10 milioni (e fino a 20 milioni) che erano stati eliminati tra le proteste delle imprese, ma l’agevolazione è solo del 10% sia per il 2021 sia per il 2022.


– primo limite di spesa: investimenti fino a 4 milioni (in luogo degli attuali 2,5 milioni di euro). Il beneficio andrebbe al livello attuale del 50% del costo;

– secondo limite di spesa: investimenti tra 4 e 10 milioni (in luogo dell’attuale soglia tra 2,5 e 10 milioni di euro). Anche in tal caso, la misura del credito d’imposta andrebbe al 300% del costo;

– terzo limite di spesa (nuovo rispetto alla disciplina vigente): investimenti tra 10 e 20 milioni. Il credito di imposta dovrebbe essere pari al 10% del costo.

Attenzione però: le nuove aliquote varranno solo per il 2021, mentre nel 2022 tornerebbero ai valori attuali.

Il periodo di compensazione dei crediti d’imposta, attualmente fissato a 5 anni, scenderebbe a 3 anni a partire già dall’anno in cui si verifica l’interconnessione.

Per i beni 4.0, come detto, l’utilizzo del credito diventa possibile già dall’anno dell’investimento (fa fede l’avvenuta interconnessione digitale) e non dal 1° gennaio successivo.

I software

Per quanto riguarda i beni immateriali ricompresi nell’allegato B (i cosiddetti software 4.0), l’aliquota attuale del 15% verrebbe innalzata al 20%, con un massimale che salirebbe da 700.000 euro a 1 milione (anche in questo caso soltanto per il primo dei due anni di vigenza della nuova piattaforma).

Importante novità è che sarebbe introdotto un incentivo anche per l’acquisizione di altri software non riconducibili espressamente ai processi di digital transformation secondo il paradigma di Industria 4.0. In questo caso, il credito d’imposta è pari al 6%.

Il periodo di compensazione per i beni immateriali viene portato a 1 anno

Credito d’imposta per Ricerca, Sviluppo, Innovazione

Anche per il credito d’imposta per Ricerca, Sviluppo, Innovazione ci sarebbero significative novità.

Il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, attualmente pari al 12% con massimale di 3 milioni, salirebbe al 20% con massimale a 5 milioni.

Il credito d’imposta per le attività di innovazione tecnologica salirebbe invece dall’attuale 6% al 10% con massimale in aumento da 1,5 a 3 milioni.

L’attuale aliquota riservata ai progetti di innovazione volti ad favorire digitalizzazione e sostenibilità, che oggi vale il 10%, verrebbe portata al 15%.

Infine, il credito d’imposta per le attività di design e ideazione estetica, attualmente pari al 6%, sarebbe alzato al 15% con raddoppio del tetto da 1,5 milioni a 3 milioni.

Le nuove aliquote e i massimali relativi al credito d’imposta per le attività di Ricerca, Sviluppo e Innovazione sarebbero valide per tutti i due anni di proroga e non solo per il primo, come invece nel caso dei beni strumentali.

La formazione 4.0

Novità in vista anche per l’incentivo meno “amato dagli Italiani”, cioè il credito d’imposta per la cosiddetta Formazione 4.0. Al momento la misura copre, con aliquote differenziate comprese tra il 30% e il 50% a seconda delle dimensioni aziendali, il costo orario della manodopera occupata nei percorsi di formazione. Per esempio, una piccola impresa che organizza un corso da 20 ore per tre dipendenti il cui costo orario è pari a 20 euro l’ora riceve un credito d’imposta di 600 euro (3 x 20 x 20 x 50%).

La novità sarebbe che tra i costi ammissibili, come richiesto a più riprese dagli imprenditori, siano incluse anche le spese dirette (leggasi il costo dei formatori ed eventuali spese connesse, ad esempio l’affitto del locale o di attrezzature strettamente necessarie) e non solo il costo orario dei dipendenti in formazione.

Fonte Il sole 24 ore – Innovation post


Verso la Manovra 2021: sgravi, aiuti, bonus e nuove lauree. Ecco cosa cambia

Un breve focus sulla manovra 2021 in vigore fino al 2023: sgravi per chi assume, aiuti a fondo perduto, bonus e nuove lauree abilitanti senza esame di Stato

Il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e al bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023. La Manovra per il 2021 vale circa 39 miliardi di euro, di cui 15 miliardi quale anticipo sulla dotazione del Fondo Next Generation EU per l’Italia.

Il Documento Programmatico di Bilancio per il 2021 è già stato trasmesso a Bruxelles.

>VEDI IL TESTO DEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO

LE MISURE PER L’ECONOMIA

Per soddisfare il bisogno di liquidità delle imprese vengono prorogate di 6 mesi tutte le misure nazionali di sostegno, dalla moratoria sui mutui alle garanzie pubbliche fornite dal Fondo Garanzia PMI e da SACE.

E’ stato istituito un fondo da 4 miliardi di euro a sostegno dei settori maggiormente colpiti durante l’emergenza COVID.

E’ previsto un nuovo stanziamento di 1,5 miliardi di euro per le misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese gestite dalla SIMEST.

Sono inoltre prorogate le misure a sostegno della ripatrimonializzazione delle piccole e medie imprese.

Alto tassello importante della Manovra è costituito dal rifinanziamento del Piano Transizione 4.0, che nel testo approvato copre attualmente solo il 2021, ma il Governo conta su un rinnovo triennale con un incremento delle aliquote per l’anno prossimo.

Sono in arrivo nuovi fondi per la Sabatini, Contratti di Sviluppo, e il Voucher per l’Innovation Manager come già anticipato nel Decreto Agosto

Il Ministero dello Sviluppo Economico potrà inoltre contare su altri 5,3 miliardi di euro a valere sul Fondo investimenti che vale 50 miliardi di euro per i prossimi 15 anni.

La versione definitiva della Legge di Bilancio per il 2021 arriverà alle Camere solo a fine mese.

Per soddisfare il bisogno di liquidità delle imprese vengono prorogate di 6 mesi tutte le misure nazionali di sostegno, dalla moratoria sui mutui alle garanzie pubbliche fornite dal Fondo Garanzia PMI e da SACE.

Viene istituito un fondo da 4 miliardi di euro a sostegno dei settori maggiormente colpiti durante l’emergenza COVID.

E’ previsto un nuovo stanziamento di 1,5 miliardi di euro per le misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese gestite dalla SIMEST.

Sono inoltre prorogate le misure a sostegno della ripatrimonializzazione delle piccole e medie imprese.

Alto tassello importante della Manovra è costituito dal rifinanziamento del Piano Transizione 4.0, che nel testo approvato copre attualmente solo il 2021, ma il Governo conta su un rinnovo triennale con un incremento delle aliquote per l’anno prossimo.

Come già anticipato nel Decreto Agosto sono in arrivo nuovi fondi per la Sabatini, Contratti di Sviluppo, e il Voucher per l’Innovation Manager.

Il Ministero dello Sviluppo Economico potrà inoltre contare su altri 5,3 miliardi di euro a valere sul Fondo investimenti che vale 50 miliardi di euro per i prossimi 15 anni.

Legge di Bilancio 2021: misure a sostegno del lavoro

Uno dei primi temi affrontati dal Governo nella stesura del testo delle Legge di Bilancio 2021 – cosiddetta Manovra finanziaria 2021 – è stato quello del lavoro. Un lavoro che manca sempre di più in un periodo di crisi economica che ha colpito ormai tutti i settori produttivi. Per poter fronteggiare la possibile perdita di lavoro e incentivare le assunzioni sono state inserite alcune misure di vantaggio per cittadini e imprese. Sono quindi 4 i capitoli dedicati a questo tema all’interno del documento: vanno dal blocco dei licenziamenti agli incentivi per le nuove assunzioni sia per giovani sia per disabili, dalla proroga della cassa integrazione fino al finanziamento dei bonus per le partite IVA.

In particolare, è prevista una decontribuzione in tutto il Paese per attivare nuovi posti di lavoro per i giovani al di sotto dei 35 anni di età. In vigore già da ottobre ma estesi anche ai prossimi tre anni – fino al 2023 – quindi, l’azzeramento dei contributi per i neoassunti under 35 anni e il taglio del 30% dei contributi per tutti i dipendenti che hanno la propria sede di lavoro nel Mezzogiorno. Nuove misure previste anche per l’assunzione di dipendenti disabili

Altre misure a sostegno dei lavoratori prevedono la possibile proroga della cassa integrazione causa Covid-19 per quelle aziende che l’hanno già esaurita. Infine, possibile introduzione di misure a sostegno delle partite IVA, a cominciare da un nuovo contributo a fondo perduto (800 milioni di euro per esaurire le richieste già ricevute e non ancora erogate) e da una dote aggiuntiva di risorse – si parla di un ammontare complessivo compreso tra uno e tre miliardi di euro – per rifinanziare il bonus riservato alle partite IVA. 

Legge di Bilancio 2021: la riforma fiscale

Se ne è parlato sino allo sfinimento di questa nuova riforma fiscale che – alla fine – ha trovato spazio all’interno della Manovra finanziaria del 2021. Anche per tutto il prossimo anno, quindi, rimarranno in vigore – come annunciato dal ministro Roberto Gualtieri – il taglio del cuneo fiscale (per i cittadini con un limite di reddito compreso tra i 28.000 e i 40.000 euro) e gli sgravi per le imprese che assumeranno nuovi dipendenti nel Mezzogiorno. Confermato anche l’assegno unico per i figli a carico da luglio 2021 anche per gli autonomi e gli incapienti. 

Sulla riforma fiscali non vi sono ancora certezze, ma tante le ipotesi che balzano su tutti i giornali. L’obiettivo, dunque, potrebbe essere la riduzione del peso fiscale sul ceto medio, con una conseguente rimodulazione degli scaglioni per l’Irpef (imposta sui redditi). Un’altra ipotesi, inoltre, potrebbe essere quella dell’introduzione di una detrazione fiscale fino al 2% del reddito totale per quelle famiglie il cui reddito complessivo è compreso tra i 55 mila e i 75 mila euro all’anno. Infine, spunta anche l’ipotesi di un taglio proporzionale al variare del reddito.

Legge di Bilancio 2021: fondi anche per la sanità

L’impegno del Governo nel sostenere tutti gli strati sociali e tutti i settori produttivi italiani prosegue anche nella sanità. Saranno almeno 4 miliardi i fondi stanziati dallo Stato a sostegno del personale medico e infermieristico. Sono previste anche ulteriori assunzioni di medici e infermieri per fronteggiare il periodo di pandemia da Covid-19: 30.0000 le assunzioni totali che intende fare lo Stato. Il contratto per queste categorie potrebbe essere a tempo indeterminato.

Infine, è stato ampliato anche il Fondo Sanitario Nazionale – con fondi fino a un miliardo di euro – ed è stato istituito un fondo per l’acquisto di vaccini.

Scuola, università e cultura: gli aiuti del Governo

Capitolo a parte quello degli istituti scolastici di ogni ordine e grado: dalla scuola materna alla scuola elementare, dagli istituti inferiori e superiori fino alle università pubbliche o private. Il Governo ha previsto anche per la scuola importanti risorse che andranno a sostenere l’istruzione e la sicurezza die ragazzi negli edifici scolastici.

Lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro previsto dal Governo – in particolare – potrebbe portare all’assunzione di 25.000 insegnanti di sostegno, mentre saranno 1,5 miliardi i fondi messi in campo per fronteggiare i problemi legati all’edilizia scolastica. Per quanto riguarda, invece, il settore accademico e universitario, sono previsti 2,4 miliardi di euro per l’edilizia o per eventuali progetti di ricerca. Infine, il Governo ha riservato – nella Legge di Bilancio per il 2021 – 500 milioni di euro ogni anno per il diritto allo studio e ulteriori 500 milioni di euro soltanto per le Università. 

Infine, per i settori legati alla cultura, al cinema e al teatro è previsto uno stanziamento di 600 milioni di euro. 

Legge di Bilancio 2021: novità per le imprese

Tante le novità anche per le Imprese 4.0 nella Legge di Bilancio del 2021. Nel dettaglio, il Governo ha previsto un Piano di investimento per rendere il nostro Paese più attrattivo agli occhi dei Paesi esteri. Allo studio dell’esecutivo c’è anche un programma per far rientrare in Italia tutte le produzioni che hanno subito una delocalizzazione all’estero e un piano straordinario per la formazione a livello 4.0.

Importanti anche le produzioni e le misure strategiche che spingano verso processi di innovazione, oltre all’introduzione di tecnologie di frontiera e alla diffusione delle competenze digitali all’interno di ciascuna realtà aziendale italiana.

Capitolo Pensioni: riforma e rivalutazioni

Oltre alla conferma anche per il 2021 dell’Ape Sociale e dell’Opzione Donna, il Governo sta pensando anche a una nuova riforma pensioni 2021 e a una rivalutazione a livello previdenziale. Allo studio possibili opzioni aggiuntive rispetto all’attuale Quota 100, che sta scatenando numerosi dibattiti in tutta la maggioranza.

È prevista – in particolare – una rivalutazione del lavoro part time, con l’equiparazione del parti time verticale ai livelli di quello orizzontale. Rimangono comunque da discutere, all’interno della maggioranza di governo, la questione relativa agli esodati e quella in merito alla quattordicesima per tutti i cittadini che percepiscono una pensione non superiore a 1.500 euro al mese.

Decontribuzione al Sud

La manovra conferma 5,7 miliardi per rinnovare nel 2021 la decontribuzione al Sud e stanzia 1 miliardo per il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno.

Da luglio assegno unico per le famiglie

Partirà da luglio 2021 “una grande riforma per le famiglie, con l’introduzione dell’assegno unico che viene esteso anche agli autonomi e agli incapienti”, si legge nel comunicato diffuso al termine del Cdm. Per l’assegno le risorse aggiuntive dovrebbero essere di 3 miliardi per il prossimo anno, mentre a regime vengono stanziati 8 miliardi di euro annui per la riforma fiscale, che comprende l’assegno universale, ai quali si aggiungeranno le risorse derivanti dalle maggiori entrate fiscali che confluiranno nell’apposito fondo ‘per la fedeltà fiscale’. Nella legge di bilancio, aggiunge la nota, “viene inoltre prolungata la durata del congedo di paternità”.

Contributi per le assunzioni

Vengono azzerati per tre anni i contributi per le assunzioni degli under-35 a carico delle imprese operanti su tutto il territorio nazionale

Sgravi 

assunzioni e aiuti al Sud (il Governo prevede un importante taglio del cuneo fiscale per le imprese che assumono under 35: si tratta del 30% dei contributi a carico del datore per i prossimi 3 anni. Trova conferma il regime di fiscalità di vantaggio per le regioni del sud, per le quali vengono stanziati 13,4 miliardi di euro per i prossimi 3 anni (2021-2023). Vi si aggiunge anche la proroga del credito d’imposta per gli investimenti nel Meridione.

Moratoria

mutui e sostegno alle imprese (4 miliardi di euro per i settori imprenditoriali in difficoltà a causa del Covid-19)

Famiglie

Tra le novità della manovra, a partire da luglio 2021 sarà previsto lo stanziamento di 3 miliardi di euro per finanziare l’assegno unico per ogni figlio a carico dal settimo mese fino ai 21 anni di età. Si tratta circa di un assegno fisso tra i 200 e i 250 euro al mese in base all’Isee e all’età del bambino, elementi che dovranno essere determinati nei decreti attuativi. Per i figli successivi al secondo, poi, l’importo è maggiorato del 20%, mentre nel caso di figli disabili la maggiorazione può arrivare anche al 50%.

Manovra 2021: Contributi zero per gli under 25, agevolazione per tre anni

La ricetta sul mercato del lavoro che vale fino al 2023, contenuta nelle legge di Bilancio è questa: attuare delle decontribuzioni per creare nuovi posti di lavoro under 35 in tutto il paese e anche per gli over 35 al Sud d’Italia. Come si apprende dal Corriere della Sera i contributi vengono azzerati per i neoassunti fino a 35 anni e viene attuato un taglio del 30% dei contributi a carico delle imprese (già in vigore da ottobre, ma adesso esteso a 3 anni) per tutti i dipendenti la cui sede di lavoro si trova in una regione del Sud. L’azzeramento per dei contributi, spiega palazzo Chigi, è finalizzato proprio a favorire l’occupazione giovanile. «Il taglio del 30% dei contributi al Sud — spiega il ministro Giuseppe Provenzano — è concepito in una fase in cui occorre evitare il collasso occupazionale».

Manovra 2021: stop alle cartelle con proroga fino a fine anno 

Da quello che si apprende dal Corriere della Sera: lo stop all’invio delle cartelle fiscali, introdotto a marzo e scaduto venerdì scorso, viene prorogato fino alla fine dell’anno. Ad essere congelata non è solo l’attività di notifica, che finora ha fermato 9 milioni di provvedimenti. Ma anche il pagamento delle cartelle già ricevute e tutti gli altri atti dell’Agenzia della riscossione, come le ingiunzioni e i pignoramenti. Sempre al 31 dicembre viene prorogato il periodo durante il quale si decade dalla rateizzazione con il mancato pagamento di 10 rate, anziché 5. Per consentire uno smaltimento graduale delle cartelle di pagamento che si sono già accumulate, è inoltre introdotto il differimento di 12 mesi del termine entro il quale avviare alla notifica le cartelle.

Manovra 2021: assegno unico ai figli 

Per il taglio dell’Irpef, fa sapere il Corriere della Sera, che sarebbe dovuto partire nel 2021 ma è stato rinviato all’anno successivo, ci sono per ora 2,5 miliardi di euro. Pochini, visto che si era parlato di una dote di almeno 10 miliardi di euro. Per l’intera riforma fiscale a regime, a partire dal 2022, vengono previsti in tutto 8 miliardi di euro. Ma quasi 6 sono già destinati all’assegno unico per i figli, che nel 2021 ne avrà invece 3. Solo il resto potrà dunque essere destinato al taglio dell’Irpef. Si tratta tuttavia di una dote che può crescere, alimentata dal nuovo fondo per la fedeltà fiscale, che raccoglierà i frutti della lotta all’evasione fiscale. E da altri interventi, come la revisione delle agevolazioni fiscali e dei sussidi dannosi, spesso annunciati ma poi rinviati.

Manovra 2021: contributi a fondo perduto per le piccole e medie imprese

I 4 miliardi per l’emergenza Covid saranno destinati a una nuova edizione del contributo a fondo perduto per commercianti e piccole imprese in difficoltà, seconod quanto riportato dal Corriere. Un’altra ipotesi è quella del credito d’imposta, cioè dello sconto sulle tasse future, ma vista la situazione critica di diverse attività sembra uno strumento poco efficace. I settori che avranno diritto al contributo saranno individuati nelle prossime settimane, in base alle chiusure e alle misure restrittive che potrebbero essere decise nei prossimi giorni. Nella prima edizione il contributo a fondo perduto era riservato alle attività con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro. E che ad aprile avevano perso almeno un terzo del loro giro d’affari rispetto allo stesso mese nel 2019. 

Manovra 2021: lauree abilitanti per dentisti, farmacisti, veterinari e psicologi 

Come si apprende dal Corriere della Sera arriva una «radicale semplificazione» dell’accesso alle professioni regolamentate: basterà la laurea magistrale per l’esercizio delle professioni di odontoiatra, farmacista, veterinario e psicologo. Un disegno di legge prevede che il tirocinio sia svolto all’interno dei corsi di laurea e che, di conseguenza, l’esame conclusivo divenga anche la sede nella quale espletare l’esame di Stato di abilitazione. Semplificazione anche per le qualifiche di geometra laureato, agrotecnico laureato, perito agrario laureato e di perito industriale laureato. «Una riforma per rendere più agevole il lavoro e l’accesso alle professioni da parte dei giovani», ha sottolineato il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi. 

Investire a Singapore ??

Vantaggi e benefici dell’export verso il sud-est Asiatico

Inizia quest’oggi un nuovo appuntamento mensile con i nostri focus sull’import-export. Quest’oggi analizzeremo la fiorente economia di Singapore, la Città-Stato che fa invidia al mondo.

Fino a qualche decennio fa, la situazione economica di Singapore era disastrosa. La città stato era infatti decisamente povera, senza risorse naturali e non raggiungeva l’autosufficienza nemmeno in termini di cibo ed acqua.

Dal punto di vista sociale, il sistema legislativo debole, la popolazione non era istruita, la corruzione era dilagante ed il reddito pro-capite registrava una delle somme più basse al mondo. Singapore era sprovvisto di tutto ciò che serve a definire uno stato: mancava un esercito, acqua potabile, materie prime e infrastrutture dignitose. In aggiunta a tutto ciò, la popolazione era decisamente non omogenea ed analfabeta.

La svolta arrivò a partire dagli anni ’60, quando Singapore, sotto la guida di Lee Kuan Yew, ha attraversato una radicale trasformazione. Grazie a Yew, Primo ministro che governò dal 1959 al 1990, Singapore è la città stato moderna ed in crescita che tutti noi oggi ammiriamo.

Lee capì che, al fine di ottenere uno sviluppo economico, era necessario per Singapore aprirsi verso il libero mercato attraendo capitali e professionisti, ed al contempo dell’intervento statale.

Ecco perché si investì pesantemente su una collaborazione pubblico-privato, furono approvate dure norme in nome di una lotta contro la corruzione e fu lanciata un’ambiziosa riforma urbanistica. Per ultimo, ma non meno importante per capire l’attuale società multiculturale di Singapore, fu imposta una integrazione multiculturale nel tentativo di creare un’identità nazionale singaporiana.

Risultato? Il PIL pro-capite è salito alle stelle, del 2800% in 26 anni.

L’economia nazionale gode di una costante crescita di circa il 2% annuo. Una delle poche economie globali a vantare tale dato. Come spiegato anche prima, essendo uno stato di piccole dimensioni e privo di materie prime, Singapore ha ovviato a tale mancanza creando un’economia della conoscenza, predisposta verso i settori a più alto valore aggiunto.

Uno dei pilastri di questo tipo di economia è sicuramente l’istruzione. La popolazione singaporiana vanta infatti un elevato grado di formazione e, di conseguenza, costituisce un bacino di manodopera altamente qualificata per le aziende del posto.

Inoltre, Singapore offre incentivi sulla ricerca e sviluppo e diversi prestiti speciali al fine di incoraggiare gli operatori locali ad investire in determinati settori sensibili o in particolari tecniche produttive, come ad esempio l’automazione o produzioni ad alto contenuto innovativo.

Questo, insieme alla presenza di un sistema amministrativo e fiscale tra i più efficienti, ha favorito di riflesso anche gli investimenti esteri. Questi ultimi sono stati accolti favorevolmente da Singapore che, al fine di agevolare l’imprenditorialità, ha istituito l’EntrePass, un visto che consente agli stranieri di creare la loro impresa nella città-stato secondo determinate condizioni. Tuttavia, alcuni settori sono stati esclusi dall’Entrepass, infatti vengono privilegiate le aziende che favoriscono, propongono e avviano il concetto di innovazione.

In aggiunta a tutto ciò, Singapore sfrutta al meglio la sua posizione strategica, rivolgendo importanti investimenti sul settore del trasporto e del magazzinaggio. La città-stato è un centro cruciale per quanto concerne i trasporti: l’aeroporto Changi di Singapore è diventato un enorme snodo internazionale, mentre il porto è tra i primi al mondo per flusso di navi e movimentazione di carichi.

Per quanto riguarda invece il magazzinaggio, per gli altri paesi è diventato molto conveniente optare per Singapore per le cosiddette ‘’Free Trade Zones’’. Le Free Trade Zones sono infatti siti presso cui vige una esenzione dai dazi di importazione, in cui è possibile stoccare la propria merce per la riesportazione nell’area e/o per la vendita di terzi senza pagare le tariffe doganali o l’IVA doganale.

L’unica condizione è che le merci non transitino nel territorio singaporiano ma vengano direttamente spedite verso Paesi terzi.

Vanno spese due parole anche per l’industria turistica, la quale contribuisce a circa il 4% del PIL del paese. Oggi Singapore sta diventando una delle mete più popolari a livello internazionale, anche in virtù del fatto che non si è limitata a sviluppare un tipo di turismo convenzionale, ma ha puntato anche su forme di turismo alternative, come ad esempio il turismo medico.

Lo statunitense International Healthcare Research Centre ha classificato Singapore prima in Asia e quinta nel mondo nel suo indice del turismo medico. Ma non è finita qui, per attrarre più turisti il governo ha deciso anche di legalizzare il gioco d’azzardo.  Un gran numero di casinò con resort ed hotel annessi si trovano nella zona di Marina Bay, una tra le più qualificate e moderne aree al mondo.

L’economia singaporiana, come si evince anche dalle infografiche è famosa primariamente per essere all’avanguardia per quanto concerne le tecnologieSingapore può essere visto infatti come il centro nevralgico per l’intera area asiatica nei settori ad alto valore aggiunto come la chimica farmaceutica, le biotecnologie e l’elettronica avanzata.

Singapore incoraggia gli investimenti stranieri che sono in grado di apportare nuova conoscenza, al fine di offrire servizi specializzati, investendo nella ricerca scientifica e sostenendo economicamente le startup innovative.

Possiede, inoltre, una posizione predominante in termini di ricerca e sviluppo nel campo del trattamento delle energie pulite, delle acque reflue, dell’efficienza energetica, della sostenibilità nel settore energetico e chimico, e delle riduzioni delle emissioni di carbonio.

In allegato alcune infografiche di multinazionali che recentemente stanno investendo in maniera ingente a Singapore.

A cura del Dott. Angelo Cerqueti – Strategy Analyst

Facile Fisco S.p.A. Divisione Comunicazione

Cerqueti Umberto: Contributi a Fondo Perduto Invitalia

Legge 181/89. Restart. Contributi a fondo perduto e finanziamento a tasso agevolato per sostenere investimenti nelle aree di crisi.

Descrizione Contributi a Fondo Perduto – Cerqueti Umberto

Invitalia sostiene il rilancio delle aree colpite da crisi industriali e di settore. L’obiettivo è quello di creare nuovi posti di lavoro attraverso l’ampliamento, la ristrutturazione e la delocalizzazione degli stabilimenti produttivi. Le iniziative imprenditoriali debbono prevedere programmi di investimento con spese ammissibili di importo non inferiore a euro 1.500.000,00.

Condizioni

Le iniziative imprenditoriali devono:

  • prevedere la realizzazione di programmi di investimento produttivo e/o programmi di
    investimento per la tutela ambientale, eventualmente completati da progetti per l’innovazione
    dell’organizzazione;
  • comportare un incremento degli addetti dell’unità produttiva oggetto del programma di
    investimento.

Cerqueti Umberto

Cerqueti Umberto – Contributi a Fondo Perduto

Soggetti Beneficiari dei Contributi a Fondo Perduto – Cerqueti Umberto

Gli incentivi sono rivolti a piccole, medie e grandi imprese, economicamente e finanziariamente sane.
Le sole società di capitali, incluse le società cooperative e consortili, già costituite alla data di presentazione della domanda di agevolazioni ed appartenenti ai seguenti settori:

  • manifatturiero;
  • estrattivo di minerali da cave e miniere;
  • produttivo di energia o di tutela ambientale;
  • dei servizi alle imprese;
  • dello sviluppo dell’offerta turistica attraverso il potenziamento e il miglioramento della qualità dell’offerta ricettiva.

Spese Ammissibili:

  • Attrezzature/ Impianti / macchinari;
  • Imobilizzazioni;
  • Terreno;
  • Opere Murarie;
  • Consulenze e Servizi ICT(solo PMI);
  • Immobilizzazioni immaterialiCaratteristiche agevolazione:
    Le agevolazioni sono concesse nella forma del contributo in conto impianti, dell’eventuale contributo diretto alla spesa e del finanziamento agevolato.
    a)    Il finanziamento agevolato concedibile è pari al 50% degli investimenti ammissibili.
    b)    Il finanziamento a fondo perduto e contributo diretto alla spesa non superiore al 25% dell’investimento ammissibile.

Scritto da:
Cerqueti Umberto

Attività:
Facile Fisco – Commercialista a Domicilio Roma

Sito Web:
www.facilefisco.it

Indirizzo:
Largo Bacone N.16 – ( zona Talenti ) 00137 – Roma (RM)

Contatti:
Tel.: 06.44244224 – 06.99345104
Email: info@facilefisco.it

Commercialista Umberto Cerqueti: Credito di Imposta

Credito di Imposta Ricerca e Sviluppo per le Imprese (D.L. 145/2013 art. 3 – Decreto MEF e MISE del 27/05/15) – Commercialista Umberto Cerqueti

Il contributo – Commercialista Umberto Cerqueti

Le imprese di qualsiasi dimensione e settore di appartenenza che sostengono nel corso del 2015, 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020 spese collegate ad attività di Ricerca Industriale e/o di Sviluppo Sperimentale, possono recuperare sotto forma di Credito d’Imposta, da “scontare” su tutti i tributi che versa l’azienda, fino al 50% di tali spese fino ad un massimo di 20 milioni di euro annui.

Monetizzazione e benefici del credito d’imposta

Il contributo è immediatamente “monetizzabile” con il modello F24, in compensazione con tutti  i tributi e le tasse che deve versare (o verserà) l’azienda.

Pertanto, il credito d’imposta diminuendo il debito fiscale (risparmio fiscale) che l’azienda ha nei confronti dello Stato e degli Enti (IRES, IVA, INPS, IRAP, INAIL, Imposte regionali e comunali) produce un beneficio visibile ed immediatamente misurabile sulla struttura finanziaria ed economica dell’azienda.

Ciò in quanto, il venire meno del versamento di una quota considerevole di tasse e tributi (fino a venti milioni di euro annui n.d.r), l’azienda ottiene un miglioramento della:

  • gestione monetaria: minore uscita di cassa, dovuta al mancato versamento dell’IVA, INPS, ec..;
  • struttura dei costi: minor incidenza degli oneri tributari;
  • risultato economico: miglioramento del Reddito d’Esercizio.

Infine, ma non meno importante, il credito di imposta (essendo un credito appunto) non concorre alla formazione della base imponibile conseguente al reddito d’impresa da tassare. Questo vuol dire che su questo contributo non si pagano tasse come invece avviene, ad esempio, con i contributi a fondo perduto.

Quando?

A differenza della maggior parte degli strumenti agevolativi, per “monetizzare” questo contributo non si deve attendere l’esito da parte di un Ente attraverso una graduatoria e successiva delibera  d’erogazione: basterà quantificare e certificare il credito d’imposta maturato e poi “passare all’incasso” con l’F24. Il tutto andrà ovviamente evidenziato nella Dichiarazione dei Redditi e raccordato con il Bilancio di Esercizio in corso. E’ possibile anche recuperare almeno un esercizio precedente se è la prima volta che si fruisce del Credito.

Commercialista Umberto Cerqueti

Commercialista Umberto Cerqueti – Credito di Imposta Ricerca e Sviluppo

Campo di intervento e progettazione: il fascicolo di progetto

Come già indicato sopra, tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, se effettuano investimenti in ricerca e sviluppo, possono essere titolari dell’agevolazione.

Per imputare tali costi nell’ambito delle attività di RSI è necessario “realizzare” un fascicolo di progetto che valida ed allo stesso tempo “attesta” la coerenza delle spese e dunque la possibilità di ottenere l’agevolazione.

Il fascicolo di progetto è costituito dal progetto tecnico “scientifico” e dalla documentazione fiscale ed amministrativa correlata unitamente alla obbligatoria certificazione di un Revisore Legale indipendente.

Per realizzare il fascicolo è importate seguire un processo ben definito e certificato che assicuri la congruenza tecnica e formale delle spese che si portano a contributo.

Operativamente, prima di procedere ad istruire il progetto e richiedere il contributo è importante:

  • effettuare lo studio di pre‐fattibilità per verificare la progettualità dell’imprese e la sua struttura di costi: ciò al fine di far “confluire” il tutto in una o più tematiche ammesse al contributo.

Quali sono i costi che si possono portare a contributo? – Commercialista Umberto Cerqueti

In un mercato globalmente competitivo quale è quello attuale, tutte le imprese di qualsiasi dimensione e settore d’appartenenza dedicano, spesso senza averne completa cognizione, una parte considerevole del loro tempo in attività di analisi, studi e progettazione propedeutici alla definizione e/o al miglioramento incrementale dei propri prodotti e servizi oppure dei propri processi produttivi.

Svolgere queste attività, necessarie, ad esempio, a concepire e testare un prototipo,  un nuovo servizio o processo, purchè migliorati significativamente in via  incrementale e prima che si arrivi alla fase della industrializzazione  e commercializzazione può significare, per l’impresa, sostenere costi (di Ricerca e Sviluppo, appunto) in termini di:

  • ore uomo (personale diretto ed indiretto);
  • consulenze (ad es. imprese o professionisti ai quali si è commissionato un’attività di analisi e studi o di realizzazione di parte di un prodotto/servizio o di un processo),
  • acquisto di attrezzature dedicate;
  • acquisto o realizzazione di brevetti e/o altre privative industriali.

In questo senso, posto che lo studio di pre‐fattiblità abbia identificato all’interno dell’azienda la presenza di attività o di processi assimilabili alla Ricerca e Sviluppo così come sopra definito, la successiva attività di consulenza progettuale ed amministrativa consentirà di riportare nella giusta sequenza ed allocazione i costi d’ammettere al contributo. Il tutto, naturalmente, nel rispetto della normativa di riferimento (Decreto MEF e MISE del 27/05/15): 

A.Costo per il personale dipendente con competenze tecnicheRecupero del 50% del costo lordo aziendale sostenuto o da sostenere
B.Personale non dipendente, ossia chi lavora presso l’impresa con contratto diverso dal subordinato (es. P.IVA, contratto a progetto, ec..)Recupero del 50% del costo lordo aziendale sostenuto o da sostenere
CConsulenze da parte di altre imprese oppure Professionisti Recupero del 50% del imponibile delle fatture emesse o da emettere
DCosti per Strumenti e attrezzatureRecupero del 50% (25% per l’anno 2016) della quota d’ammortamento
ECosto per il personale dipendente con competenze tecniche di supportoRecupero del 50% (25% per l’anno 2016) del costo lordo aziendale sostenuto o da sostenere

PROCEDURE 

Il contributo è utilizzabile in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono stati sostenuti.

Rispetto al passato, per usufruire del credito d’imposta non è più necessaria una specifica istanza telematica (c.d. click day). E’ invece importante definire il fascicolo di progetto.

Scritto da:
Commercialista Umberto Cerqueti

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Umberto Cerqueti: Garanzia Giovani come funziona?

Un pò di chiarezza su questo interessante programma “Garanzia Giovani”, nato per combattere la disoccupazione giovanile – Umberto Cerqueti

Commercialista Umberto Cerqueti – A chi è rivolto?

Garanzia Giovani si rivolge a coloro che hanno un’età compresa tra i 15 e i 29 annidefiniti “NEET”, ossia “Not in Education, Employment or Training”, cioè non lavorano e non studiano.

L’obiettivo, è di fare in modo che questi ragazzi possano ottenere un’offerta valida entro 4 mesi dalla fine degli studi o dall’inizio della disoccupazione.

Il programma prevede una serie di azioni a livello nazionale, ma ogni regione, in base alle proprie esigenze, può scegliere quali interventi e quali opportunità mettere in campo e con quale modalità.

Come già detto, possono aderire tutti coloro che al momento della registrazione al programma abbiano un’età compresa tra i 15 e i 29 anni compiuti purché non stiano né studiando né svolgendo nessun tipo di lavoro né tanto meno siano iscritti a un corso scolastico o formativo.

Non puoi aderire neanche se stai svolgendo il Servizio Civile poiché è come essere iscritto a un percorso di istruzione o formazione professionale.

Il limite superiore (29 anni) è legato essenzialmente al momento dell’iscrizione, infatti, se saranno compiuti i 30 anni subito dopo comunque si continua a partecipare a Garanzia Giovani.

Possono aderire tutti coloro che sono residenti in Italia, ma anche i cittadini comunitari o stranieri extra UE, purché con permesso di soggiorno o residenza.

La residenza deve essere dimostrabile attraverso un documento, la registrazione nel comune, l’indirizzo permanente o una prova equivalente.

Nei casi di rifugiati o richiedenti asilo nel nostro Paese, è possibile svolgere le attività di lavoro previste dalla Garanzia Giovani solo dopo 6 mesi di permanenza in Italia, mentre per quanto riguarda i servizi di formazione, accoglienza e orientamento, puoi usufruirne già prima dei sei mesi.

Umberto Cerqueti

Umberto Cerqueti – Garanzia Giovani Come Funziona

Come aderire?

È possibile registrarsidirettamente sul sito di Garanzia Giovani compilando il modulo online con tutte le informazioni necessarie, oppure ci si può iscrivere al portale della propria regione o rivolgersiai Centri dell’Impiego.

Il passo successivo è quello di completare la registrazione sul portale Cliclavoro, attraverso le credenziali ricevute all’indirizzo e-mail fornito, e selezionare la regione di residenza, una o più regioni dove si è interessati a usufruire di Garanzia Giovani.

Umberto Cerqueti – Cosa succede dopo l’adesione?

Successivamente si dovrà attendere la convocazione (dal Centro per l’Impiego o altro Ente accreditato) per fare il primo colloquio di orientamento. Se sono state indicate più regioni al momento dell’iscrizione, bisognerà presentarsi solo alla convocazione nella regione di interesse in quel momento.

Una volta presentati al Centro per l’Impiego di una determinata Regione, saranno cancellate automaticamente le adesioni per le altre, ma ciò non vuol dire che non si possa svolgere un tirocinio o essere assunto fuori dalla Regione scelte, in quanto la convocazione comporta il concordare con il Servizio per l’impiego della regione scelta un percorso personalizzato per l’inserimento lavorativo o di formazione professionale, ma non è assolutamente vincolante per il luogo di lavoro.

In fase di colloquio si procederà all’adesione al programma Garanzia Giovani,stipulando e sottoscrivendo un “Patto di servizio” edichiarando contestualmente di essere immediatamente disponibile al lavoro.

Quali sono le tempistiche?

Non ci sono certezze in tal senso, ma “Garanzia Giovani” assicura che entro 4 mesi dal momento della stipula del Patto di servizio, il soggetto riceveràuna delle misure previste dal programma in linea con profilo.

Ciò non toglie che autonomamente l’iscritto al programma potrà candidarsi ad annunci ritenuti interessanti.

I servizi offerti

Le misure previste da“Garanzia Giovani” sono diverse, ma non si tratta di un percorso a tappe, in cui ognuna è propedeutica all’altra. Indubbiamente, si inizierà con l’accoglienza e l’orientamento, ma si potrebbepassare immediatamentea un tirocinio o un apprendistato, ma l’uno non è consequenziale all’altro e viceversa.

  • Accoglienza

È la prima fase nella quale si è informati su ciò che è previsto in ambito regionale, le opportunità e le misure disponibili e come accedervi.

  • Orientamento

È la fase in cui si svolge il colloquio che servirà per creare il percorso professionale personalizzato che può consistere in un tirocinio, un’esperienza di lavoro o un’attività in proprio.

  • Formazione

È una misura prevista che mira a far intraprendere un percorso orientato all’inserimento lavorativo o il reinserimento in percorsi formativi se hai meno di 19 anni, a seconda delle esigenze e dall’esito del colloquio.

  • Accompagnamento al lavoro

In questa misura sono individuate le opportunità occupazionali più adatte al profilo del soggetto analizzando il mercato attuale.

Inoltre, vi è un servizio di assistenza nella fase di preselezione (colloquio telefonico o diretto) e nell’individuazione della tipologia contrattuale più adatta alle esigenze.

  • Apprendistato

È un contratto classificato in 3 tipi: apprendistato per la qualifica e diploma professionale, istruzione secondaria o certificato di specializzazione tecnica superiore, apprendistato professionalizzante e apprendistato per l’alta formazione e ricerca.

Ha durata minima di 6 mesi e il livello assegnato non deve essere inferiore di due livelli rispetto a chi svolgerà la stessa mansione, ma magari con un altro tipo di contratto.

  • Tirocini

La durata è variabile da 6 ai 12 mesi per quella che è un’esperienza formativa con diverse caratteristiche. Ci sono infatti i tirocini extracurriculari che aiutano l’inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro e i tirocini in modalità geografica nazionale o transazionale che hanno lo scopo di farti spostare in un’altra regione o all’estero.

  • Servizio Civile

È un’altra opzione della Garanzia Giovani e per partecipare devi avere tra i 18 e i 28 anni non compiuti, e ha la durata di 12 mesi.

  • Sostegno all’autoimprenditorialità

È una misura prevista per supportare l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità.

È prevista una fase di accompagnamento dalla fase di start-up alla realizzazionedell’idea imprenditorialeattraverso: formazione specialistica e di affiancamento consulenziale; creazione del business plan; realizzazione del progetto tramite l’accesso a strumenti finanziari che facilitano l’accesso al credito.

  • Mobilità professionale all’interno del territorio nazionale o in Paesi UE

Misura che viene incontro a chi vuole fare un’esperienza in altra regione o all’estero tramite l’assegnazione di un voucher che per 6 mesi copre il visto e l’alloggio. In questo caso, il Servizio per l’Impiego dà informazioni sulle possibilità che ci sono in Europa in base alle caratteristiche personali e professionali e supporterà nella ricerca di lavoro oltre che nelle pratiche di assunzione. Il tutto in collaborazione con la Rete Eures, dove è possibile vedere le offerte attive.

Cosa succede alle Imprese

Aderendo a questa iniziativa le aziende usufruiscono di particolari bonus (validi anche per il 2018):

  • Da 1.500 euro a 2.000 euro per quelli dalla profilazione alta e molto alta, assunti con contratti a tempo determinato di durata pari o superiore ai 6 mesi;
  • Da 3.000 euro a 4.000 euro per quelli dalla profilazione molto alta, assunti con contratti a tempo determinato di durata pari o superiore ai 12 mesi;
  • da 1.500 euro a 6.000 euro, in funzione della classe di profilazione del giovane, per assunzioni a tempo indeterminato;
  • Minimo 300 euro per l’attivazione di tirocini e il cui importo può essere erogato direttamente al giovane oppure all’azienda in qualità di rimborso;

Da quanto riportato è evidente che “Garanzia Giovani” si presenta come un’iniziativa molto conveniente per le aziende che hanno l’opportunità di introdurre nuovo capitale umano beneficiando di particolari agevolazioni, e per i giovani che grazie a questa iniziativa vedono l’accesso al mondo del lavoro più agevolato.

Scritto da:
Umberto Cerqueti

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