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Imprese

Bollette energia, 300mila piccole imprese rischiano aumenti fino a 30 miliardi

Uno studio di CNA stima che 300mila piccole imprese potrebbero affrontare aumenti dei costi energetici tra 6 e 30 miliardi di euro nel 2026. Le più colpite sono lavanderie, centri estetici e aziende dove l'energia pesa dal 12 al 40% sui costi totali.
Secondo un'analisi della Confederazione Nazionale dell'Artigianato, 300mila piccole imprese italiane rischiano di vedere i propri costi energetici aumentare drasticamente nel 2026. Queste aziende, che impiegano oltre 1,5 milioni di lavoratori, hanno una caratteristica comune: l'energia elettrica e il gas rappresentano una parte molto importante delle loro spese, dal 12% fino al 40% del totale.

Lo studio prende in esame diversi settori particolarmente vulnerabili. Tra questi ci sono le lavanderie, i centri estetici, le officine meccaniche, le aziende di trasporto, le fabbriche di ceramica, le vetrerie, le aziende che lavorano la pietra e quelle della lavorazione della pelle. Queste imprese non consumano necessariamente grandi quantità di energia, ma sono più fragili quando aumentano i prezzi delle bollette e dei carburanti.

CNA ha calcolato due scenari diversi per il 2026. Se i prezzi attuali di petrolio e gas rimarranno stabili fino a maggio, le imprese italiane dovranno sostenere circa 6 miliardi di euro in più rispetto al 2025. Ma se la situazione di crisi nel Golfo Persico continuerà fino a dicembre, l'aumento potrebbe arrivare a 30 miliardi di euro.

I settori più colpiti hanno costi energetici molto diversi. Le tinto-lavanderie sono le più vulnerabili: nel 2025 hanno speso in media 17mila euro all'anno per energia e gas, che rappresentava il 35% dei loro costi totali. Per le 14mila imprese di questo settore, la spesa potrebbe salire a 22mila euro nel 2026.

I centri estetici spendono tra 32mila e 46mila euro all'anno per l'energia, che pesa tra il 23% e il 32% sui costi totali. La differenza dipende dalle tecnologie usate, come radiofrequenza o laser a diodi. Le 10mila aziende che lavorano il cuoio vedono l'elettricità pesare tra il 15% e il 20% dei costi complessivi.

Anche altri settori sono molto esposti. Per le aziende del vetro, gas ed elettricità oscillano tra il 15% e il 30% dei costi, a seconda del tipo di lavorazioni. Le oltre 40mila imprese che producono prodotti da forno spendono circa il 14% dei loro costi in bollette, mentre per gli autoriparatori l'incidenza sfiora il 20%.

Ci sono però settori meno vulnerabili. Le aziende della trasformazione alimentare spendono circa il 7% dei costi totali in energia, mentre quelle della meccanica tra il 4% e il 5%. Questi settori sono più sensibili ai prezzi delle materie prime, che rappresentano circa il 30% dei loro costi di produzione.
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Come ti riguarda

Se lavori in una piccola impresa di uno dei settori citati (lavanderie, centri estetici, officine, vetrerie, aziende del cuoio o della ceramica), potresti vedere aumentare i prezzi dei servizi che usi. Ad esempio, una lavanderia che oggi ti costa 10 euro per lavare e stirare potrebbe aumentare il prezzo a 12-13 euro per coprire i maggiori costi energetici. Se sei proprietario di una di queste 300mila imprese vulnerabili, dovrai calcolare come assorbire aumenti che possono arrivare fino a 5mila euro in più all'anno per una piccola attività. Non devi fare nulla di specifico ora, ma preparati a possibili rincari dei servizi che usi abitualmente, dalla riparazione dell'auto alla pulizia a secco dei vestiti.

Fonte ufficiale: CNA ↗

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