I consumatori europei prevedevano inflazione al 2,5% nel 2026
La Banca Centrale Europea ha pubblicato il sondaggio sui consumatori di febbraio 2026. I cittadini europei si aspettavano che i prezzi crescessero del 2,5% nei 12 mesi successivi.
La Banca Centrale Europea ha diffuso i risultati del sondaggio condotto tra febbraio e marzo 2026 su migliaia di consumatori europei. Il sondaggio misura cosa pensano le persone comuni sull'andamento dei prezzi e dell'economia. I dati sono stati raccolti prima del conflitto in Medio Oriente iniziato il 28 febbraio 2026. Le persone intervistate pensavano che l'inflazione (cioè l'aumento generale dei prezzi) sarebbe stata del 2,5% nei 12 mesi successivi. Questo dato è sceso rispetto al 2,6% di gennaio 2026. Per quanto riguarda i prossimi 3 anni, i consumatori si aspettavano sempre un'inflazione del 2,5%. Per i prossimi 5 anni invece prevedevano prezzi in crescita del 2,3%, dato rimasto uguale al mese precedente. Le famiglie con redditi più bassi continuavano a prevedere inflazione leggermente più alta rispetto a quelle più ricche. I giovani tra 18 e 34 anni si aspettavano aumenti di prezzo minori rispetto agli adulti. Sul fronte dei redditi, i consumatori prevedevano che i loro stipendi sarebbero cresciuti dell'1,2% nei 12 mesi successivi, dato invariato rispetto a gennaio. Le spese invece sarebbero aumentate del 3,5%. Per l'economia generale, i consumatori erano meno pessimisti. Si aspettavano una contrazione del PIL (cioè della ricchezza prodotta dal paese) dello 0,9%, meglio del -1,1% previsto a gennaio. La disoccupazione dovrebbe scendere al 10,8% dal 11% di gennaio. Le famiglie povere prevedevano disoccupazione al 13,1%, quelle ricche al 9,2%. Per quanto riguarda le case, i proprietari si aspettavano che il valore della loro abitazione crescesse del 3,6% in 12 mesi, in calo dal 3,7% di gennaio. I tassi dei mutui dovrebbero rimanere al 4,7%.
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Come ti riguarda
Se hai uno stipendio fisso, questi dati mostrano cosa si aspettavano gli europei per i mesi successivi a febbraio 2026. Con inflazione prevista al 2,5% e crescita degli stipendi all'1,2%, il potere di acquisto sarebbe diminuito. Se guadagnavi 1.500 euro netti, con inflazione al 2,5% avresti perso circa 20 euro al mese di potere d'acquisto, cioè 240 euro all'anno. Se avevi un mutuo variabile, il tasso medio atteso del 4,7% significava circa 470 euro di interessi ogni 10.000 euro di debito residuo. Se possedevi una casa, il valore sarebbe cresciuto del 3,6%: su una casa da 200.000 euro significava un aumento di circa 7.200 euro in un anno. Non dovevi fare nulla di specifico: questi erano solo dati previsionali che aiutavano la BCE a decidere la politica monetaria.