⚖ Diritto e Giustizia

Cosa è il TAR e quando si usa: guida completa ai Tribunali Amministrativi Regionali

Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) è il giudice che decide quando un cittadino o un'azienda contesta un atto della Pubblica Amministrazione. È il primo grado della giustizia amministrativa italiana, istituito per proteggere i diritti dei privati contro gli abusi del potere pubblico.

Aggiornato al 2026-03-15
Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) rappresenta il primo grado della giustizia amministrativa italiana. Si tratta di tribunali speciali che giudicano le controversie tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione quando vengono contestati atti amministrativi ritenuti illegittimi.

Storia e nascita del TAR

I TAR sono stati istituiti con la Legge 1034 del 6 dicembre 1971, che ha rivoluzionato il sistema di giustizia amministrativa italiano. Prima di questa data, l'unico organo competente era il Consiglio di Stato, con sede a Roma, che spesso risultava troppo lontano e costoso per molti cittadini.

La riforma ha creato 20 TAR distribuiti sul territorio nazionale, uno per ogni regione (eccetto la Valle d'Aosta che fa capo al TAR del Piemonte). L'obiettivo era avvicinare la giustizia amministrativa ai cittadini e decongestionare il Consiglio di Stato.

Nel 2010, il Decreto Legislativo 104 ha riformato il processo amministrativo, rendendo più efficiente e rapido l'intero sistema.

Competenze e funzioni del TAR

Il TAR giudica quando un cittadino o un'impresa ritiene che un atto della Pubblica Amministrazione sia illegittimo. Per "atto amministrativo" si intende qualsiasi decisione presa da un ente pubblico: un permesso negato, una multa, un concorso pubblico, una gara d'appalto, un'autorizzazione commerciale.

Le competenze principali includono: - Ricorsi contro atti di Comuni, Province, Regioni - Controversie su gare d'appalto pubbliche - Ricorsi contro multe e sanzioni amministrative - Contenziosi su permessi edilizi e autorizzazioni - Ricorsi contro atti dell'Agenzia delle Entrate - Controversie su concorsi pubblici - Ricorsi contro espropriazioni

Chi può rivolgersi al TAR

Possono presentare ricorso al TAR tutti i soggetti che abbiano un "interesse legittimo" leso da un atto amministrativo. L'interesse legittimo significa avere una situazione giuridica protetta dall'ordinamento che viene danneggiata dall'atto contestato.

I soggetti legittimati sono: - Cittadini privati - Imprese e società - Associazioni e organizzazioni - Enti pubblici (in alcuni casi) - Chiunque abbia partecipato a una procedura amministrativa

Quando e come rivolgersi al TAR

Il ricorso al TAR deve essere presentato entro termini precisi: - 60 giorni dalla notificazione dell'atto o dalla sua conoscenza - 120 giorni dalla pubblicazione, se l'atto non è stato notificato

Il procedimento prevede il pagamento di un contributo unificato che varia in base al valore della controversia: - 650 euro per controversie fino a 25.000 euro - 1.300 euro per controversie da 25.001 a 75.000 euro - 2.600 euro per controversie da 75.001 a 200.000 euro - 5.200 euro per controversie superiori a 200.000 euro

I 20 TAR italiani

Ogni TAR ha competenza territoriale sulla propria regione: - TAR Lombardia (Milano) - il più grande con oltre 8.000 ricorsi annui - TAR Lazio (Roma) - competente anche per atti ministeriali - TAR Campania (Napoli) - TAR Sicilia con sedi a Palermo e Catania - TAR Puglia (Bari) - E così via per tutte le regioni

Il TAR Lazio ha una competenza speciale: giudica sui ricorsi contro atti dei Ministeri e degli enti nazionali, indipendentemente dal luogo di residenza del ricorrente.

Il processo davanti al TAR

Il processo amministrativo segue fasi precise: 1. **Deposito del ricorso**: entro i termini di legge 2. **Costituzione delle parti**: l'amministrazione e gli eventuali controinteressati si costituiscono 3. **Istruttoria**: il TAR può disporre consulenze tecniche o acquisire documenti 4. **Udienza pubblica**: le parti espongono le loro ragioni 5. **Sentenza**: il TAR decide entro 90 giorni dall'udienza

Tipi di sentenze del TAR

Il TAR può emettere diversi tipi di sentenze: - **Accoglimento**: annulla l'atto amministrativo ritenuto illegittimo - **Rigetto**: conferma la legittimità dell'atto contestato - **Improcedibilità**: quando mancano i presupposti per decidere - **Inammissibilità**: quando il ricorso presenta vizi di forma gravi

Ricorso al Consiglio di Stato

Contro le sentenze del TAR è possibile ricorrere al Consiglio di Stato entro 60 giorni. Il Consiglio di Stato rappresenta il secondo grado della giustizia amministrativa e ha sede a Roma.

I costi per l'appello sono più elevati: - Contributo unificato da 1.300 a 6.500 euro a seconda del valore - Spese legali generalmente più alte

Misure cautelari urgenti

In caso di urgenza, il TAR può sospendere gli effetti dell'atto contestato con un decreto cautelare. Questo avviene quando: - Il ricorso appare fondato (fumus boni iuris) - Il ritardo causerebbe un danno grave e irreparabile (periculum in mora)

La richiesta di sospensiva ha un costo aggiuntivo di 300 euro e viene decisa in tempi rapidi, solitamente entro 30 giorni.

Cosa fare in pratica

Se si ritiene di essere stati danneggiati da un atto della Pubblica Amministrazione, è necessario:

1. **Verificare i termini**: controllare quando si è venuti a conoscenza dell'atto 2. **Consultare un avvocato**: la rappresentanza legale è obbligatoria davanti al TAR 3. **Raccogliere la documentazione**: tutti gli atti e le comunicazioni relative al procedimento 4. **Valutare l'interesse legittimo**: verificare se si ha titolo per ricorrere 5. **Calcolare i costi**: contributo unificato, spese legali, eventuali consulenze 6. **Presentare il ricorso**: nei termini di legge presso il TAR competente

Nei casi più semplici, come multe o dinieghi di autorizzazioni di valore limitato, è possibile valutare prima un ricorso amministrativo (opposizione, ricorso gerarchico) che costa meno e può risolvere la controversia senza andare in tribunale.

Esempio pratico

Mario Rossi, proprietario di un bar a Milano, riceve dal Comune il diniego per l'ampliamento del dehors esterno. Il Comune motiva il rifiuto citando vincoli paesaggistici inesistenti. Mario ha 60 giorni dalla notifica per ricorrere al TAR Lombardia. Dovrà pagare 650 euro di contributo unificato (la controversia vale meno di 25.000 euro) più circa 2.000-3.000 euro di spese legali. Se ottiene ragione, il TAR annullerà il diniego e il Comune dovrà riesaminare la pratica. Se Mario perde, potrà ricorrere al Consiglio di Stato entro 60 giorni, pagando 1.300 euro di contributo unificato. In caso di urgenza (ad esempio se ha già investito nell'ampliamento), Mario può chiedere la sospensiva dell'atto per 300 euro aggiuntivi, ottenendo una decisione rapida che gli permetta di continuare i lavori in attesa della sentenza definitiva.

Fonti ufficiali

  • Legge 1034/1971
  • D.Lgs. 104/2010
  • Consiglio di Stato
  • Art. 29-35 Codice Processo Amministrativo